Giovedì 12 maggio si è chiusa la stagione concertistica della Camerata Strumentale diretta da Jonathan Webb. Per la circostanza le musiche scelte hanno persuaso molti a venire a teatro seppure non colmandone la sala e la galleria. Non è stato il concerto, un richiamo sufficiente per molti. Neppure ha ricordato quello dello scorso anno, chiuso con la nona sinfonia si Beethoven. Ha comunque introdotto un nome nuovo che ha debuttato al Politeama di Prato in principio della serata: Federick Delius, vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo, dal tratto sinfonico elegante e morbido, poco eseguito in Italia. Di quest’autore, nato in Inghilterra, Webb ha proposto “ Due Pezzi per piccola orchestra: On hearing the first Cuckoo in Spring –Summer Night on the River” molto piacevoli e in tono con tutto il programma. L’estetica e l’esposizione dei due brani, hanno combaciato con l’interpretazione data dalla Strumentale pratese, duttile al tocco della bacchetta del maestro seppure, all’ascolto di molti, abbia lasciato titubanti nel cogliere l’applauso. La musica di Delius, invece ha avuto il merito di ricordare un’epoca di raffinata cultura ispirata alle amenità naturalistiche di squisite scene pastorali. Un’epoca dominata dalla pittura vittoriana, che ebbe tra i suoi grandi in J. W.Waterhouse, E.R. Huges e Dante Gabriel Rossetti: un’espressione artistica puramente britannica che ebbe nel continente i riflessi nel raffinato simbolismo di Klimt e del Liberty. A Britten, già ragazzo prodigio, di due generazioni successive al connazionale Delius, la Camerata aveva già dedicato in questa stagione, più occasioni. L’opportunità di presentare quattro canzoni francesi, “ Quatre Chansons Francaises”, ha permesso di apprezzare una nuova voce sul proscenio: la giovane soprana, Chantal Santon-Jeffery. L’interpretazione è stata una piacevole scoperta ed è parsa al pubblico, tale. Gli appalusi gli si sono sciolti davanti, slegandole la timidezza al giunonico petto, degno di un soprano, o del suo immaginario collettivo. Le quattro canzoni furono scelte da Britten tra due dei più grandi poeti francesi: Victor Hugo e Verlaine. La sua musica ne riecheggia lo spirito, piena di riflessi orchestrali alla Debussy. Lo si ascolta nelle note dell’arpa e del pianoforte, entrambi ai margini, in retrovia rispetto all’orchestra, nella Nuits de Juin. Nell’Enfance, la bella voce di Chantal Santon, sfiorano il ricordo di Turandot in questo piccolo dramma dell’infanzia. Ai versi di Verlaine della Chanson d’Automne, va il ricordo del “ Il giorno più lungo”. Lo sbarco in Normandia ne propose le prime strofe come segnale per l’assalto, il sei giugno 1944. A quei suggestivi “violini” non sono stati di meno quelli della Strumentale, parafrasi perfetta d’esecuzione. Nella seconda parte del programma, a due inglesi sono seguiti due autori francesi. Maurice Ravel contemporaneo di Delius, trasse ispirazione dalle fiabe di Charles Perrault, ma solo i primi due pezzi sono ispirati ai “ I racconti di mamma Oca”. Questa composizione del 1908, in origine come una suite a quattro mani per bambini fu dedicata a Mimie e Jean Godebsky , i figli di una coppia di amici del compositore. La versione orchestrale successiva cambia alcuni parametri dell’intuizione originale dai tratti stilizzati prossimi alla scrittura di Satie. Del compositore e pianista, però, Ravel pratica una scrittura di una semplicità sottile fino a una nudità raggiunta dopo il virtuosismo pianistico precedente rappresentate da lavori come in “Jeux d’eau” del 1901, Miroirs del ’05 e “Gaspar de la nuit” del 1908, fino allora influenzati dalla musica di Debussy, ma dalla quale presto egli si pose quasi in antitesi. Scivola via così, la pavana, il piccolo porcellino e l’imperatrice delle pagode fino al Giardino incantato e tra questi, La Bella e la Bestia, dove l’orchestra spicca in individualità ed ensemble. A Hector Berlioz, in fine, spetta chiudere la serata con le sei melodie con piccola orchestra assieme al soprano Chantal Santon Jeffery. Quest’opera espose il compositore romantico della Symphonie fantastique, come un grande interprete al pari dei Leder del grande ciclo tedesco. Il poeta contemporaneo Gautier, fu l’ispiratore dalla versione per pianoforte e voce di Berlioz, dal quale ottenne quella per voce e piccola orchestra apparsa dopo molti anni, nel 1856, dal suo originale impianto. L’eleganza e la forte capacità emotiva evocata da queste belle pagine di musica, hanno concluso una degna serata tra l’omaggio floreale sottolineato dagli applausi del pubblico, pronto nell’attesa di una nuova stagione.


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