
Nelle parole del critico, l’epoca moderna sembra avere “rinunciato al cielo”, al trascendente, scegliendo di immaginarsi soltanto in una dimensione orizzontale. Così molte architetture pensate per accogliere i fedeli come luoghi dedicati al culto mostrano spesso una completa mancanza di senso del sacro e una totale noncuranza del significato teologico degli spazi liturgici.
Ma è davvero perduto il rapporto tra creazione artistica e trascendenza? L’esperienza della ricostruzione della Cattedrale di Noto ha dimostrato come gli artisti, se invitati a cimentarsi con i temi della tradizione cristiana, sappiano coniugare bene la loro ispirazione personale con le forme classiche imposte da una reale comprensione della dottrina. Come pensare, infatti, di rappresentare il Dio cristiano con forme astratte, dimenticando la straordinaria novità dell’incarnazione, la presenza fisica e concreta di un Dio che si fa uomo e viene ad abitare, a camminare in mezzo agli uomini?
La carrellata di “artisti per Noto”, presentati nel libro attraverso le loro opere, rivela sorprendenti slanci verso l’assoluto e il desiderio di riscoprire il vero significato dell’arte sacra. I giovani artisti chiamati a comporre le loro opere per la grande cattedrale distrutta dal terremoto hanno dato prova di talento, originalità e soprattutto di un’inaspettata tensione mistica, un’aspirazione alla bellezza e alla perfezione che ha in sé già una scintilla di fede.
Un esperimento anacronistico, quello del “cantiere di Noto”, che è riuscito però a restituire splendore a un gioiello del Barocco siciliano, senza tradirne l’anima né scadere in una banale imitazione di maniera.
Si è tornati a dipingere le volte, a decorare le cupole, a scolpire corpi e volti di santi, riconoscibili dagli attributi che iconografia cristiana tramanda da millenni, a immaginare cicli pittorici dedicati alla Via Crucis e alle Scritture: una prova del fatto che non è morta negli artisti la vocazione e la fede necessaria per fare arte sacra. Al contrario, la sperimentazione all’interno del grande cantiere della Cattedrale di Noto ha rappresentato un momento importante per fare il punto sullo stato attuale dell’arte sacra e l’occasione per ripensare al Divino come impulso vitale per l’arte contemporanea, punto di partenza e suo compimento.

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