La differenza fra il 2014 e il 2007 è di 842mila occupati in meno. Ovvero, sono 842mila i posti di lavoro effettivamente persi (e non sostituiti) nell’arco sette anni.
A fine dicembre 2007 gli occupati in Italia, dipendenti e indipendenti, maschi e femmine, erano 23milioni222mila (Serie storiche Istat su occupazione, disoccupazione eccetera: anni 1977/2011). Ad agosto 2014 (Bollettino Istat 30 settembre 2014) gli occupati sono 22milioni380mila, sostanzialmente invariati su base annua. La differenza fra il 2014 e il 2007 è di 842mila occupati in meno. Ovvero, sono 842mila i posti di lavoro effettivamente persi (e non sostituiti) nell’arco sette anni. Il tasso di occupazione ad agosto 2014 è pari al 55,7%, sostanzialmente invariato su base annua. Da questo dato (tasso di occupazione) si ricava che la forza lavoro potenziale è calcolata in 40milioni 180mila persone. La differenza fra la potenziale forza lavoro e quella effettivamente impiegata è di 17milioni 800mila. Che cosa fanno questi circa 18 milioni di persone? Ci sono quelli che lavorano nell’economia sommersa e criminale (cioè lavorano in nero, non versano contributi e non pagano le imposte dirette sul reddito) una stima di questo fenomeno è molto difficile, ma si valuta che siano almeno tre milioni. Se questo fosse vero, gli occupati salirebbero a 25 milioni, e il tasso di attività al 62,2%: una situazione ancora lontana dai Paesi nordici, ma un po’ migliore. Poi ci sono i disoccupati. Il numero di disoccupati, ad agosto 2014 è pari a 3milioni 134mila, con una lieve tendenza a diminuire. Il tasso di disoccupazione è pari al 12,3%. Per quanto riguarda specificamente i disoccupati tra i 15/24enni, essi sono 710mila. L’incidenza dei disoccupati di 15/24 anni, sulla popolazione in questa fascia di età, è pari all’11,9% (ovviamente in questa fascia di età una percentuale elevata di giovani sono studenti). Se però calcoliamo la disoccupazione dei 15/24enni non sulla intera popolazione giovanile, ma soltanto sugli occupati, essa è pari al 44,2% (in crescita di 3,6 punti sui dodici mesi). Infine, per concludere, nei 18 milioni, ci sono quelli considerati nullafacenti, ma in effetti lavorano in casa, puliscono, lavano, stirano, e soprattutto crescono i figli (la figlie): se non è lavoro questo…

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