Non occorreva essere dei geni per capire che i problemi più rilevanti per Matteo Renzi fossero, nell’ordine, se stesso, il suo know how politico-culturale e il circolino degli amici e dei sodali. In tempi non sospetti, in questo stesso spazio (Dai titoli ai contenuti, dalla spontaneità all’organizzazione. La sfida di Renzi per la leadership, 4 marzo 2013), avevo previsto che l’allora sindaco di Firenze reduce dalla sconfitta alle primarie avrebbe avuto, a breve, l’occasione di scalare il PD e poi il governo del paese. Già allora, tuttavia, indicavo per lui due priorità. La prima era la necessità di precisare i contenuti della sua proposta riformatrice. La seconda quella di crearsi uno staff di competenze reali, utili a governare un grande movimento nazionale e un paese complesso quale il nostro. Ritenevo obbligatorio che Renzi precisasse il modello istituzionale e di governo al quale mirava, come intendeva liberare energie per rilanciare l’economia, quale riforma della giustizia volesse proporre. Potrei continuare all’infinito nel redigere l’elenco, così come sarebbe facile evidenziare le insufficienze sia della squadra di governo sia della classe dirigente scelta per il PD. I cahiers de doléances, purtroppo, servono a poco, meno ancora in passaggi difficili quale quello che oggi traversa l’Italia. Serve invece prendere atto, non lasciandosi fuorviare dal successo elettorale europeo che ha forti tratti di provvisorietà, che Renzi, i Renzi boys e le Renzi girls, non sembrano in grado, oggi, di dare corpo al cambiamento evocato e obbligatorio. Tra riforme abbozzate e non completate, decreti annunciati ai quali non rispondono atti concreti, una spending review avvolta nel mistero, una politica economica e industriale senza idee e una politica estera inconsistente, il governo Renzi sembra già impantanato. La scombinata riforma del Senato e una legge elettorale indigeribile, fuori dal contesto del globale riordinamento delle istituzioni, sembrano diventate le madri di tutte le battaglie. Battaglie nel corso delle quali una comunicazione scomposta fatta a colpi di “gufi”, “allucinati”, “frenatori” ha sostituito il dialogo e la comprensione ma anche la prospettiva di un accordo largo per la Seconda repubblica. Il PD renzizzato e il disastrato campo del centrosinistra italiano non sembrano in grado di contenere e reindirizzare il corso e la navigazione del leader e del suo governo. Il conformismo e l’inadeguatezza delle classi dirigenti locali vecchie e nuove da un lato, reducismo, nostalgie e revanchismo dall’altro, caratterizzano lo scarno dibattito e denotano le frammentarie iniziative in cammino. Di Possibile c’è soltanto il declino infinito e di Campi solo quelli da dissodare. Intanto il paese affonda e quella che è parsa a molti come “l’ultima occasione” rischia di trasformarsi nell’ennesima delusione. Non si tratta di combattere Renzi. E’ necessario tuttavia non disperdere quelle forze potenti del cambiamento che Renzi ha mobilitato e mettere loro a disposizione un progetto chiaro e logico. Un progetto riformatore che ha bisogno di un soggetto politico coeso, nuovo e animato da un grande spirito di battaglia. Un progetto e un soggetto che prendano a riferimento le migliori esperienze liberal del movimento democratico e socialista europeo e valorizzino le risorse migliori, intellettuali e politiche, vecchie e nuove, indipendentemente dalla loro provenienza, del paese. Renzi ha fatto e può fare ancora da apripista. Il PD dei boy scout che governano i vecchi giovani pionieri non sembra essere all’altezza del compito.
L’occasione che fugge: Renzi, la nuova sinistra e il futuro dell’Italia
Pubblicato in : Primo piano
Info Vincenzo Caciulli
Vincenzo Caciulli. Dottore di ricerca in Crisi e trasformazione sociale si è occupato a lungo di ricerca storica e sociale presso università italiane e straniere. E’ stato consigliere regionale e membro dell’Autorità per le Comunicazioni della Toscana. Da oltre dieci anni lavora nella comunicazione con esperienze di amministrazione di società editoriali. Collabora con vari periodici tradizionali e online. Fa parte della Direzione nazionale del PSI.

Di Tutti quelli che volevano cambiare l’italia , a me sembra che Renzi ponga questioni importanti senza fare troppi guai. I guai di Renzi sono i poteri del vecchio PD ai quali è legato ancora oggi,il carro della vecchia dirigenza; ed eancora è l’ottusismo dei partiti che si richiamano alla sinistra(vanagloriosi e inconsistenti) che predicano bene, ma razzolano male. Comunque gli italiani hanno capito: o Renzi, o di nuovo qualche salvatore tipo MOnti. Io scelgo Renzi. .