• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

L’Italia e le minacce del cyber Califfo

Pochi ne sono a conoscenza, ma anche la Difesa italiana è stata “vittima” delle presunte azioni offensive dello “stato islamico” e della sua galassia di hackers.

di Tommaso De Zan | 6 Dicembre 2015

Pochi ne sono a conoscenza, ma anche la Difesa italiana è stata “vittima” delle presunte azioni offensive dello “stato islamico” e della sua galassia di hackers.

Il tema delle “capacità” delle organizzazioni terroristiche non riguarda il solo dominio fisico, ma anche quello virtuale.

Basta pensare a quanto ha fatto fino ad ora l’autoproclamatosi “stato islamico” che ha impiegato lo spazio cibernetico ai fini di propaganda, reclutamento, finanziamento e coordinamento.

Recentemente il Califfato e la sua rete di affiliati si sono cimentati in operazioni cibernetiche nel tentativo di ottenere l’accesso a sistemi informatici (“hacking”) appartenenti a individui o istituzioni considerate nemiche.

In questo contesto, una delle principali infrastrutture da salvaguardare è il sistema di gestione del traffico aereo (Air Traffic Management, Atm), la cui protezione dalle minacce cibernetiche sarà al centro di una conferenza organizzata a Roma dallo IAI il 9 dicembre.

Le operazioni cibernetiche dello “stato islamico”
Secondo Raymond Benjamin, segretario generale dell’International Civil Aviation Organisation (Icao) – l’agenzia Onu che regola l’aviazione civile mondiale – le organizzazioni terroristiche sono fra le principali minacce verso l’aviazione civile, ma lo “stato islamico” e la sua rete di hackers sono effettivamente in grado di mettere in ginocchio le reti informatiche dei sistemi Atm?

L’analisi delle loro attività cibernetiche indica, per ora, un livello di complessità nelle tecniche di hacking ben inferiore rispetto alla promozione mediatica ricevuta. Tre sono gli esempi più significativi.

Nel gennaio 2015, la violazione dell’account Twitter del Commando Centrale statunitense da parte del Cyber Caliphate, collettivo di hackers pro “stato islamico”, ha suscitato grande scalpore.

Questi hackers, dopo essere entrati in possesso dell’account per qualche ora, hanno dichiarato di aver diffuso “materiale classificato” attraverso lo stesso social network. Lungi dall’aver violato le ben più protette reti militari americane (classificate e non), il Pentagono ha poi smentito categoricamente che ci sia stato un furto di dati protetti.

Altro episodio che ha avuto ampio seguito mediatico è avvenuto ad agosto, quando un altro gruppo di hackers a favore dello “stato islamico”, l’Islamic State Hacking Division (Ishd), ha pubblicato online i dati personali di oltre mille militari statunitensi. Anche in questo caso, però, sebbene i presunti hackers si siano vantati di aver recuperato le informazioni penetrando reti militari protette, l’estrazione di dati non è mai avvenuta.

Infatti, in ottobre, il cittadino kosovaro Ardit Ferizi è stato arrestato in Malesia per aver fornito ai jihadisti il materiale poi diffuso via Twitter dallo stesso “stato islamico”. Secondo il Dipartimento di Giustizia Usa, Ferizi ha ottenuto le informazioni sul personale statunitense attaccando il sistema informatico di un’azienda locale, non un dominio della rete della difesa Usa.

L’Italia e gli hacker del Califfo
Pochi ne sono a conoscenza, ma anche la Difesa italiana è stata “vittima” delle presunte azioni offensive dello “stato islamico” e della sua galassia di hackers.

Nel maggio 2015, un documento a firma Ishd contenente le informazioni personali di dieci militari italiani è circolato su Twitter fra i followers dell’organizzazione terroristica. Anche in questo caso, l’Ishd ha affermato di aver ottenuto le informazioni grazie all’accesso a “server sicuri”. Nonostante non ci siano state smentite o conferme ufficiali, si nutrono dei fortissimi dubbi sulla veridicità dell’operazione. È più probabile, infatti, che essa sia stato il risultato di un’attenta attività di profilazione condotta sulla base di fonti aperte, quindi già disponibili pubblicamente.

Tranquilli, ma non abbassare la guardia
Tutto ciò ci suggerisce che lo “stato islamico” non disponga attualmente delle capacità di hacking per piegare le difese di reti informatiche ben protette. Inoltre, nel caso specifico dei sistemi Atm italiani, gli hackers dello “stato islamico” si troverebbe davanti un bell’osso duro.

Enav è l’unico fornitore europeo di servizi Atm certificato ISO 27001, norma di standardizzazione nel campo della sicurezza delle informazioni che denota uno standard di sicurezza piuttosto elevato. In pratica la società italiana ha messo in campo una serie di contromisure a tutela dei propri sistemi, tra cui un Security Operations Center (Soc) dedicato, che darebbero del filo da torcere anche ad hackers ben più sofisticati di quelli dell’Is.

Possiamo quindi considerarci sicuri? Per ora si, anche se non possiamo abbassare la guardia. La presunta estrazione di dati ai danni della Difesa certifica, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l’Italia è un obiettivo reale e concreto dello “stato islamico”, anche da un punto di vista cibernetico. La minaccia proveniente dal gruppo jihadista è destinata a incrementare, e non ad affievolirsi.

In futuro, è possibile che il gruppo terrorista sia in grado di attrarre esperti informatici, magari anche proveniente dall’Occidente, o più semplicemente continui a ispirare “crew” di simpatizzanti hackers a condurre azioni online a suo vantaggio. L’imperativo è dunque continuare a mantenere alto il livello di attenzione e diffondere, a livello nazionale e non solo, “buone pratiche” come quelle di Enav.

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: danni, dichiarato, fini, futuro, organizzazioni, punto di vista, roma, società italiana, usa

Info Tommaso De Zan

Tommaso De Zan è Assistente alla ricerca presso l’Area Sicurezza e Difesa dello IAI

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti