Nei giornali italiani è frequente leggere che le sanzioni contro la Russia hanno posto un limite ai nostri commerci internazionali, e non di rado anche delle prodezze militari di Putin in Siria come se fosse il nuovo Carlo VIII, un tempo disceso nella penisola italica, ora chiamato dall’Europa a liberarla dallo straniero. E’ dunque necessario ricordare che il G20 è diventato G19 quasi due anni fa a causa dell’occupazione da parte di Putin del suolo ucraino dove ancora oggi combatte contro l’esercito e i battaglioni di liberazione dell’Ucraina; libero stato, indipendente dal 1991. Per conseguenza dell’occupazione della Crimea e della guerra scatenata negli oblast di Donets’k e Luhans’k dove i carri armati hanno sconfinato, la Russia non fa parte neppure del G8, ora tornato a essere G7. Questo dovrebbe bastare a far comprendere la gravità dell’occupazione condannata dall’Onu e quanto poco nel loro cuore e pensieri hanno del concetto di democrazia e libertà chi ancora difende Putin, senza dimenticare i crimini che questi ha costantemente compiuto dal 1999. I mancati guadagni e affari che si lamentano, in parte in Italia e in Europa con la Russia, sono ingiustificati davanti all’occupazione militare e alla guerra. Ingiustificati lo sono, anche dal punto di vista della bilancia economica. Dal momento delle sanzioni, ad esempio, il costo della benzina alla pompa è crollato ed ora è mediamente di cinquanta centesimi meno di prima che le sanzioni fossero imposte a Mosca. Il prezzo del gas ugualmente è crollato. Accise a parte, l’Italia in questa situazione ha avuto benefici. L’occupazione della Crimea ha permesso a Putin di mantenere il porto di Sebastopoli che avrebbe perso di sicuro dopo i fatti di Maidan e che aveva rischiato di perdere già nell’estate del 2008 quando ha occupato l’Abcazia e l’Ossezia del sud in Georgia. Con Sebastopoli, la Russia avrebbe perso anche il contatto diretto con la Syria di Assad, tradizionale alleato fin dai tempi dell’Unione sovietica. Assad sta combattendo da anni i sunniti che si oppongono al suo regime. Aleppo è diventata la città simbolo degli oppositori ed è stata distrutta dai bombardamenti e dai combattimenti. Ufficialmente la Russia non ha truppe di terra in Syria, ma fornisce aerei ed armi ad Assad che ha liberato Palmira agli occhi del mondo da Isis. La guerra tra il partito sciita Baath del presidente contro gli oppositori è un sanguinoso scontro con i sunniti laici e con quelli fondamentalisti di Al Qaeda e Isis. Entrambe sunnite, queste fanno parte del ramo fondamentalista che hanno trovato sostegno e base in Cecenia sotto l’ala protettrice di Kadirov, centurione e vassallo di Putin. In Cecenia dopo la seconda guerra scatenata nei primi del secolo da Putin e dopo l’assassinio di Dudaev, il grande generale laico della resistenza e della libertà cecena, per mano di Kadirov è stata imposta la sharia, cioè la legge religiosa mussulmana, dove si sono rifugiati moltissimi fondamentalisti scappati dall’Afghanistan. In Cecenia si sono riorganizzati e formati mentre oggi combattono per uno stato islamico in Syria contro il potere degli sciiti di Assad e del suo partito Baath e contro gli oppositori di Assad, da una parte e dall’altra partecipano alle stragi di Parigi e Bruxelles, nel cuore d’Europa. Per questo Motivo Sebastopoli è importante sbocco sul mediterraneo che da sempre serve alla Russia per correre in soccorso del suo strategico alleato medio orientale. Ufficialmente, come sempre è nella tradizione russa, il suo esercito non partecipa a guerre ma fornisce armi, strateghi e mercenari. I raid colpiscono la popolazione Sunnita e la parte laica dell’esercito di opposizione ad Assad, provocando non solo morte e distruzione, ma la fuga di migliaia di civili. I quali mai si rifugeranno in Russia perché terra poverissima e disgraziata per chiunque non faccia parte dei pochi milioni di persone benestanti disperse su un territorio infinito e impervio fatto di miseria e di freddo, dove nessun pazzo vorrebbe vivere per lavare i suoi panni al ghiaccio dei grandi fiumi, al di qua e oltre gli Urali, tra tundra e licheni; senza un briciolo di riscaldamento se non attraverso bottiglie di distillato che della vodka non ha neppure l’odore. Tutti dunque fuggono in Europa, ma devono attraversare quella più povera uscita da pochi anni dal giogo sovietico e che ancora non ha raggiunto una ricchezza diffusa e solida. Per questo motivo l’ostacolo che questi paesi oppongono verso i fuggitivi è drastico: una guerra tra poveri. Putin ha ben calcolato che in questo modo può turbare il continente e mirare alla riconquista delle nazioni perse durante la caduta dell’impero sovietico in occidente. La destabilizzazione dell’Europa così disunita ha fruttato il pessimo accordo di Minsk costato tremila morti all’Ucraina durante la ritirata di Debaltesevo, le stragi di Parigi e di Bruxelles, gli accordi neanche tanto nascosti con partiti separatisti ed estremisti come quello della signora Le Pen in Francia e Salvini in Italia foraggiati dai soldi del FSB e degli oligarchi che hanno assassinato decine di giornalisti, tra cui la Politkovskaja e il politico Nemtsov, decisamente oppositori al regime di Putin e dell’oligarchia che lo sorregge. I frequenti bombardamenti nella zona di Aleppo per il controllo della regione e del petrolio hanno provocato questo nuovo esodo che sta mettendo in difficoltà il vecchio continente e che è un’arma in mano a Putin per costringere l’Europa a restare disunita in difficoltà politica e militare al fine di recuperare il terreno perduto ristabilendo l’equilibrio almeno in Europa, mentre Iran e Cuba gli stanno voltando le spalle.
L’Italia che scherza con Putin
I mancati guadagni e affari che si lamentano, in parte in Italia e in Europa con la Russia, sono ingiustificati davanti all’occupazione militare e alla guerra.


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