Dopo la tragedia di Lampedusa
Sono oltre 300 le persone perite nel naufragio.

Purtroppo, alla situazione di già per sé tragica, di persone in fuga dalla miseria, ora si aggiunge l’agghiacciante aggravante della guerra.
Le persone che arrivano sulle coste della Sicilia e della Calabria, sono per lo più profughi, che fuggono dalla Siria, dall’Afghanistan e dalla Libia.
Noi purtroppo, non abbiamo delle soluzioni da proporre, ma sappiamo da quale parte provengono le responsabilità che le autorità nazionali e mondiali dovrebbero assumersi e viceversa rimangono passive. Iniziamo da casa nostra e dalla necessità di abrogare la legge Bossi-Fini, che configura come reato il tentativo di sbarcare sulle nostre coste, fino ad arrivare all’assurdità di iscrivere nel registro degli indagati i superstiti della tragedia. Uno dei motivi (rispetto al passato) per cui i maledetti scafisti buttano i migranti in mare, pur di non sbarcare sulle nostre coste, è dovuto alla severità della Bossi-Fini. Le nostre carceri, notoriamente sovraffollate (65 mila detenuti contro i 35 che potrebbero contenere) sono piene di persone trovate senza permesso di soggiorno o sorprese a spacciare piccole quantità di droga. In cima alla scala di responsabilità c’è l’Europa, che da tempo avrebbe dovuto aiutare l’Italia nel servizio di avvistamento, soccorso dei barconi e allestimento di centri di accoglienza in tutte le nazioni dell’Ue. E che dire delle Nazioni Unite, di fronte a un problema che interessa una vasta zona dell’Asia, dell’Africa e dell’Europa.
Le Nazioni Unite hanno tutti i mezzi, per fronteggiare la situazione, ma non fanno nulla, ribadendo la sua funzione pleonastica di fronte ai grandi problemi. I caschi blu dell’Onu potrebbero aiutare la Sicilia e Lampedusa in particolare. Si pensi al solo problema di dare una degna sepoltura a centinaia di persone, di decine di cimiteri diversi.
Il sindaco di Lampedusa, ha detto bene: ci troviamo i fronte ad un grande esodo di profughi, ai quali andare incontro; anzi dovremmo andare a prenderli sul posto.
Purtroppo, le cose cambiamo in peggio. Nell’Ottocento i nostri emigranti partivano per le Americhe in nave, sia pure in terza classe. è mai possibile che nel 2000 per venire in Europa, si debba rischiare la vita?

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