Mosca sta cercando di tenere divisa l’Europa e finanzia i partiti separatisti come quello di Merine Le Pen. Le stragi in Canada e in Australia, hanno la medesima matrice di quella parigina.
Il sillogismo seguente ha una traccia molto semplice. Russia, Cecenia, Siria, Isis. Il fanatismo islamico è in Siria. La Siria è amica della Russia, che controlla il Medio Oriente, attraverso Sebastopoli in Crimea tolta all’Ucraina, la manovalanza terroristica è in parte cecena del governo filo russo di Kadyrov. I Paesi Opec contro quelli non Opec, o meglio contro la Siria, quindi contro La Russia, prima produttrice di petrolio grezzo; che in verità produce anche Kalashnikov, l’altra fonte delle sue entrate oltre l’estrazione di materie prime e preziosi. L’isolamento di Putin e della Russia, per l’invasione dell’Ucraina ha accentuato la rivalsa di Mosca. La guerra che oggi si combatte a Donetsk e che tra poco sarà ancora più sanguinosa, mira a destabilizzare il più possibile l’Ucraina. Kiev, che sta cercando dopo la rivoluzione di Majdan di trovare la nuova via per il suo futuro, non vive sonni tranquilli e sta mobilitando molti uomini per il suo esercito. La crisi Russa nasce dalle sanzioni imposte, inasprite a Settembre. Da questo momento cambiano le sue strategie. Fino all’invasione della Crimea, Putin poteva vantare molte pessime azioni che tutto sommato potevano apparire, ma solo apparire, gestite da incompetenti. Nulla di più falso. Nella strage della scuola di Belsan, in Ossezia del nord nel 2004, morino 333 persone di cui 189 bambini. L’azione fu un fallimento, incolparono i rivoluzionari ceceni mentre i colpevoli furono i servizi russi. Medesimo epilogo ebbe la strage nel 2003 al teatro Dubrovka di Mosca. Furono uccisi tutti i terroristi, ma anche gli spettatori in sala. Un’altra goffa azione degli uomini di Putin? Un insuccesso vero? Viene uccisa la giornalista Anna Stepanova Politkovskaja e dietro questo delitto più di una voce indica come mandate Putin e gli oligarchi che lo sostengono. Muore assassinato in Inghilterra l’oligarca Berezovskij oppositore del capo del Cremlino. Litvinenko, che minacciava di pubblicare molte verità, è avvelenato con tè al plutonio a Londra. Nella guerra tra oligarchi vicini a Boris Elstin e quelli con Putin, dopo anni di carcere viene liberato Chodorkovskij, considerato da Amnesty International un prigioniero di coscienza, accusato di frode e bancarotta per il colosso yukos, smembrato e incorporato dalla compagnia di stato Rosneft. La manovra serve a Putin per migliorare la sua reputazione internazionale per le vicende ucraine. La dissidente russa Novodvorskaya alcuni mesi fa a Luglio, muore, dopo anni passati rinchiusa nei manicomi. Aveva esortato la resistenza ucraina e denunciato la miseria in cui vive gran parte del popolo russo tra alcool e droga in fatiscenti periferie. Nel 2008 alla fine del contratto di affitto per il porto di Sebastopoli, Putin invade la Georgia. Si ritirerà soltanto dopo la vittoria fasulla di Yanukovic alle elezioni politiche dell’Ucraina. Poco dopo il nuovo capo di stato ucraino contrae un nuovo contratto per il porto, dove alla fonda c’è la flotta russa del Mar Nero. Il porto è strategico per il controllo del Medio Oriente. Con la crisi ucraina e l’abbattimento dell’aereo civile, il Mondo comprende cosa sta accadendo. Gli eventi sanguinosi che portano a creare un cartello di stati contro il fondamentalismo del califfato islamico vedono uniti quaranta Paesi. Non partecipano Russia e Siria. A Brisbane in Australia, nel novembre scorso, i capi di stato del G20 ignorano Putin che nel frattempo aveva fatto avvicinare alle acque territoriali australiane la sua flotta del pacifico, contemporaneamente o quasi alla violazione dei cieli in territorio inglese e americano da parte dei suoi caccia. A tutto questo, va aggiunto che la Francia si è rifiutata di consegnare alla Russia due navi da guerra di nuova generazione. Mosca sta cercando di tenere divisa l’Europa e finanzia i partiti separatisti come quello di Merine Le Pen. Le stragi in Canada e in Australia, hanno la medesima matrice di quella parigina e se gli attentatori o se alcuni di loro provengono dalla Cecenia di Kadyrov, è probabile che ci sia la mano di Putin nella destabilizzazione dell’Europa. La Russia gioca questa carta nel tentativo di liberarsi dal giogo e dalla crisi che la sta consumando. Lo fa con nuove strategie sfruttando il terrorismo. Oggi, di nuovo, il campo di battaglia è il vecchio continente. Un’Europa divisa e xenofoba indebolirebbero l’Ue, avvantaggiando la Russia che ha ancora evidenti ambizioni espansionistiche.

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