Quando Dio creò l’uomo e successivamente la donna, ammonì di non avvicinarsi all’albero della conoscenza. Ogni albero e ogni frutto del giardino dell’Eden era a loro disposizione ad eccezione di quell’unico albero e di quell’unico frutto. Conoscere avrebbe significato sapere che esiste il bene e il male, distinguerli, e scegliere. La prima donna trasgredì alla legge di Dio e indusse anche l’uomo a commettere la stessa trasgressione. E Dio li punì perché avevano scelto di non vivere nell’ inconsapevolezza, nella beata illusione che il bene fosse l’unica scelta possibile…
Conoscere è difficile, a volte anche doloroso. Conoscere significa scegliere, decidere indipendentemente della propria vita.
Una poesia-epitaffio dell’ ‘Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Master, in seguito trasformato in canzone da Fabrizio De André, racconta la storia di un blasfemo, ucciso, non dalla mano di Dio, ma dalle mani e dalle botte degli uomini, per aver detto che ‘Dio imbrogliò il primo uomo; lo costrinse a viaggiare una vita da scemo, (…) a ignorare che al mondo c’è il bene e c’è il male…E quando vide che l’uomo allungava le dita, a rubargli il mistero di una mela proibita, per paura che ormai non avesse padrone, lo fermò con la morte, inventò le stagioni…’. Conoscere rende liberi, unici padroni di noi stessi. Conoscere significa porsi dubbi, domande, conoscere è antitetico al dogmatismo, agli schemi prefissati, al radicamento forzato alle tradizioni e all’adesione formale alla fede’. Ma se furono gli uomini a togliergli la vita, forse ‘è proprio qui sulla terra la mela proibita, e non Dio, ma qualcuno che per noi lo ha inventato, ci costringe a sognare in un giardino incantato’…
Ulisse, come racconta Dante, poco dopo essere tornato ad Itaca dopo 10 anni di peregrinazioni per mare, invita i suoi compagni a seguirlo verso l’ennesima avventura della conoscenza, oltre i limiti estremi e invalicabili che separavano il mondo fisico dall’universo metafisico, le Colonne di Ercole. L’ ‘uomo dal multiforme ingegno’, non teme le conseguenze della conoscenza, la scoperta di un mondo inviolato e inavvicinabile. ‘Nati non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza’. Nessun uomo, secondo Ulisse, è nato per vivere nell’abbrutimento, ma per elevare la propria vita, ispirandola alla virtù e alla conoscenza. Il viaggio di Ulisse si interrompe per sempre quando, superate le Colonne di Ercole, si scatena una tempesta che travolge la sua imbarcazione costringendolo al naufragio. Ulisse era riuscito ad avvistare la montagna del Purgatorio, a intuire, unico tra gli uomini, i misteri inviolabili dell’universo e di Dio. Conoscere fu la sua colpa: la morte la sua punizione.
Rosita Bimbi

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