Come la guerra di Badoglio, continua per ora il braccio di ferro tra il presidente della Camera e l’ufficio di presidenza che presiede. Oggetto del contendere è la nomina del nuovo segretario generale. Che – ai sensi dell’articolo 12, 4. comma del regolamento – compete per l’appunto all’Ufficio di presidenza su proposta del presidente. Da una parte Laura Boldrini sponsorizza un giovane di belle speranze, Fabrizio Castaldi, da un anno capo della sua segreteria. Dall’altra l’Ufficio di presidenza a larga maggioranza, a cominciare dal Pd, sostiene Giacomo Lasorella, capo del servizio assemblea. E il 7 gennaio ci sarà il redde rationem. Non si era mai dato il caso di un presidente messo in minoranza perfino da chi ha contribuito in maniera determinante alla sua elezione. Imprudente com’è, la Boldrini è andata dritta per la sua strada e ha finito per sbattere il suo bel visino contro il muro. A questo punto non può contare neppure sulla sua autorevolezza. La quale è un po’ come il coraggio di don Abbondio: chi non ce l’ha, quanto meno nella misura desiderata, non se la può dare.
L’autorevolezza della Boldrini? E’ come il coraggio di don Abbondio
Pubblicato in : Tre palle un soldo (dell’immaginifico prof. Paolo Armaroli)
Info Paolo Armaroli
Già professore ordinario di Diritto pubblico comparato e docente di Diritto parlamentare nell’Università di Genova, è stato deputato al Parlamento dal 1996 al 2001 e ha pronunciato più di mille discorsi. Ha pubblicato tra l’altro libri sul presidente della Repubblica, sulla governabilità, sulla grazia a Sofri, un vero intrigo costituzionale, e sullo strano caso di Fini e il suo doppio. Negli ultimi quarant’anni ha scritto quattromila articoli sui più importanti giornali nazionali: Il Tempo, il Giornale, Corriere della Sera, Il Messaggero, La Nazione, Libero, La Voce, Il Secolo XIX. Collabora al “Corriere fiorentino”, supplemento quotidiano del Corriere della Sera.

Da tempo penso sia degna di rimpianto Nilde Iotti: donna-in-politica e nelle istituzioni proveniente da altro pianeta, si direbbe. Per non tornare troppo indietro nel tempo, può anche bastare il paragone con Irene Pivetti. All’on. Boldrini si lega una speciale, anzi, una sorprendente capacità di trasformare ogni parola, ogni frase, ogni discorso, in un qualcosa di eccessivo, di inutile, di retorico e, talora, di inaudibile per le mie orecchie.