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L’Ape che c’è, le api che mancano

In Italia, c’è ancora che, soprattutto in materia di pensioni, “i numeri” risultino spesso ballerini.

di Angelo Giubileo | 19 Giugno 2016

Ci risiamo. La solita toppa. Con la differenza, in entrambi i casi tendenziale di medio-lungo periodo, che in Italia le risorse e quindi i risparmi diminuiscono mentre i percettori di reddito pensionistico aumentano.

L’idea del governo, battezzata con l’acronimo Ape, prevede in generale l’uscita dal lavoro per una forma di pensionamento anticipato con un taglio variabile, massimo del 15%, sull’assegno pieno potenziale che viceversa spetterebbe alla cessazione dal lavoro secondo i requisiti anagrafici fissati dalla legge-Fornero n. 214/2011.

Il meccanismo è stato solo in parte delineato nella prima riunione del governo con i sindacati. Ma, l’enunciazione di principio è già sufficiente a svolgere una considerazione di massima. E quindi, ritenere, per parte mia, che si tratti della solita pezza a colore o rattoppo emergenziale. In attesa, come accade sovente in Italia, che le cose migliorino. Misteriosamente, da sole; senza che chi di dovere se ne assuma la responsabilità e provveda in proposito; attraverso l’intervento di qualche agente “esterno” (nazione o comunità “amica”).

In Italia, c’è ancora che, soprattutto in materia di pensioni, “i numeri” risultino spesso ballerini (ma qui, l’avversione nostrana per le discipline scientifiche c’entra poco, c’entra piuttosto l’incapacità o anche la mancata volontà, ancora una volta, di fare chiarezza).

In base ai Rapporti Epc-Wga 2010 e 2011, durante l’ultima fase di maggiore crisi finanziaria per il nostro paese, veniva consigliato dalla Commissione Europea all’Italia d’incrementare il tasso di adesioni al sistema di previdenza complementare. Fermo, ancora oggi, al 25%: 1 lavoratore su 4. Il problema è semplice: introdurre nel complesso del sistema di spesa pensionistico elementi di “capitalizzazione” in grado di sostenere e compensare gli attuali e tendenziali squilibri del nostro sistema “a ripartizione”.

Il meccanismo “a ripartizione” è un meccanismo di natura distributiva (o re-distributiva, di tipo solidaristico); che, com’è normale, presuppone che ci sia qualcosa (risorse o risparmi) da distribuire. Ora, il problema, di tutta evidenza, è che le risorse (o risparmi) sono sempre di meno mentre la coorte dei beneficiari attuali e potenziali aumenta; insieme all’evasione contributiva, secondo stime non ufficiali, nella misura di circa 100 miliardi su base annua e a fronte di una spesa di circa 260-270 miliardi, entrambi i dati tendenzialmente in crescita. Mentre, ancora, diminuiscono le nascite e l’occupazione.

E quindi, dove prendere i soldi necessari? Dove attualmente ancora giacciono, risorse o risparmi di “deposito”, e non dove viceversa potrebbero essere attinti, risorse o risparmi d’“investimento”. I lavoratori italiani, 1 su 4, hanno finanziato e finanziano oltre che la previdenza obbligatoria anche forme di previdenza complementare, gestite da banche, assicurazioni e fondi pensione, con rendimenti “garantiti” e in molti casi elevati per i tempi corsi e correnti.

Cosa prevede allora l’Ape? Un meccanismo di anticipo di risorse che attinge ai risparmi privati (presso banche, assicurazioni e fondi pensione) per il pagamento delle pensioni pubbliche. Un rimedio che, ancora una volta, è peggiore del male.

Pubblicato in : MetamorfosiTag: 2011, banche, commissione, commissione europea, crisi, crisi finanziaria, finanziaria, governo, italia, lavoro, natura, nazione, pensione, pensioni, sindacati, soldi

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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