Agitatissima, con quella padella luminosa calcata sulle orecchie. Per capirla, occorreva conoscere il gergo della moda e delle sfilate, decrittare vocaboli desueti (costruiti su inglesismi dalla natura incerta), ripulirlo da una sintassi creativa, scrostarlo da un forte accento veneto, infine, intercettare il senso dopo averlo disinfestato da parassiti del linguaggio come “bella”, “amore”, “my love”, “cara” “cicci” e “pucci” (e non si tratta di cattiverie tra donne, ma di osservazioni scientifiche, credetemi).
Indossava un bellissimo vestito ed un paio di zeppe con i tacchi più alti che avessi mai visto. Tecnicamente non si poteva dire stesse camminando. Il suo incedere era articolato su tre movimenti distinti e non compatibili con l’anatomia umana. Il primo verteva sul lancio anteriore della zeppa, la quale (artigliata al piede) trascinava seco la gamba. Alla divaricazione, seguiva un ancheggiamento dalla parte in avanzamento. Al rientro dell’anca al centro, il resto del corpo si riallineava e l’altra zeppa ricreava (nuovamente) l’effetto fionda ridando vita ad una deambulazione pencolante, ondulatoria, random, instabile e nervosa. Una volta seduta (nel suo ufficio), pensai fosse finita. Mi sbagliavo.
Le gambe accavallate (solitamente) trasmettono un senso di arrivo (e perciò di maggiore serenità). Nel suo caso, la magrezza della gamba faceva assomigliare la zeppa ciondolante ad un pendolo imperniato su piccole (malmesse) ginocchia. Se non eri più in ansia all’idea cadesse nella sua disordinata deambulazione, ora, eri in ansia all’idea che il ginocchio potesse cedere sotto il peso del terribile fardello (la scarpona zeppata). Anche per un’osservatrice disinteressata com’ero io, l’unica cosa da salvare, era il suo bellissimo vestito.
Quando è entrato il collega, ho avuto un iniziale moto di sollievo.
Indossava una camicia con bottoni variopinti, un foulard, maniche della giacca rivoltate, pantalone rosso mattone (attillato) con un risvolto accentuato, stringate nere con bordatura azzurra, senza calzini. In evidenza un orologio molto particolare. Non era un individuo discreto, ma sembrava più in salute e meno malfermo della collega. Da come si guardavano, era chiaro facessero (la sera) gli straordinari sopra scrivania. Un amante sul lavoro ha il vantaggio di essere a portata di mano (la potevo capire). Ma sembravano tristi: un amore (probabilmente) consumato dal loro estremismo estetico.
Abbiamo parlato poco di moda, molto di conti, di funzioni aziendali, revisioni, budget e finanza. Ho, più che altro, cercato di fami capire in previsione di un incontro con il padrone dell’azienda.
Mi sono sentita osservata, non come persona, piuttosto come detentrice del vestito che indossavo (qui, il vestito fa la monaca). Ero tranquilla: avevo un tailleur classico (di una nota firma francese). Forse, potevano lamentare un eccessivo understatement. Ma, infondo, non ero io quella che lavorava nella moda. Il mio universo era fatto di numeri, fusioni e banchieri che si arrazzavano (e si arrazzano) alla vista della caviglia velata di nero o di come giocherelli con una stilografica.
Sul finire, è sopraggiunto (dallo stilista) un commento sui mercati finanziari: un tocco per farmi capire che (lui) andava oltre orli, bottoni e ricami. Ha affermato che “era short di banche”, “tanto quelle sono sempre a fare aumenti di capitale”.
Un amico (cattivissimo) mi dice sempre che è opportuno vendere quando (anche) i tassisti parlano di mercati. Dice che è arrivato il momento, per i regolatori, di domandarsi se hanno azzeccato cosa chiedere alle banche in tema di solidità. Forse (vox populi) la storiella del “core tier 1” è diventata (solo) un tiro al piccione (perfino per lo stilista col risvoltino) e alla fine, qualcuno arriverà a comperarsi tutto per due Euro. Cosi, tanto per dire. Anche perché depressi come sono ora, i banchieri non ti guardano neppure più le gambe. Viene meno uno strumento di distrazione determinante nelle trattative (e nelle riunioni)
L’amante (col risvoltino) e le banche nella bufera
Da come si guardavano, era chiaro facessero (la sera) gli straordinari sopra scrivania. Un amante sul lavoro ha il vantaggio di essere a portata di mano (la potevo capire).

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