E’ difficilissimo (se non impossibile) realizzare la compatibilità fra democrazia assoluta e rappresentanza.

Sarebbe inutile desumere un percorso finalizzato a tal risultato dalle centinaia di dibattiti svoltisi in questi giorni nei circoli del partito democratico: non riusciremmo a trovare un’indicazione omogenea e nemmeno prevalentemente auspicata. La base degli iscritti, che distingueremmo dalla militanza effettiva, imposta prevalentemente il proprio pensiero sulla base dell’intensità delle proprie preferenze per Bersani ma, assai meno, sul calcolo realistico delle altre forze politiche in campo e il peso delle fasi istituzionali che s’interpongono alla realizzazione di una maggioranza parlamentare in entrambe le Camere.
L’unica alternativa a un governo Bersani, stante l’irremovibilità del M5s, sembra a molti ormai potersi individuare nella ripetizione del voto, pur se contrastata a sua volta dal groviglio dell’impossibilità (semestre bianco del Capo dello Stato) di sciogliere le Camere appena nate e di procedere alla modifica, quasi universalmente invocata, della legge elettorale vigente.
Nel frattempo è intervenuta l’ultima pagella dell‘agenzia di rating Fitch che ha ulteriormente abbassato, con ostentate motivazioni politiche, il nostro credito economico e finanziario mondiale.
La prassi, finora non formalmente contestata, d’interventi di agenzie internazionali che entrano a piacimento nella valutazione dello stato di salute delle nazioni influenzandone (arbitrariamente ?) i comportamenti, al di là dell’indubbia delicatissima fase, insieme strutturale e congiunturale, che l’Italia attraversa, non possono non suscitare un’ulteriore riflessione, con quesiti aggiuntivi caratterizzati da amara costernazione.
La sovranità nazionale è ancora un presupposto in vigore o la debolezza del nostro sistema politico, al di fuori di disegni di cui non individuiamo facilmente le trame, ne sta determinando fatalmente il progressivo arretramento?
L’unione europea, nella sua comprovata freddezza nei confronti dell’ipotesi federalista, appare sempre meno come un valido antidoto a tale processo, per l’Italia come per numerosi altri paesi europei.
In tale quadro le reiterazioni degli appuntamenti elettorali rischiano di essere poco più che un momento illusorio, determinate come sono dagli strumenti della tecnologia e assai meno dall’agorà di Atene e cioè dal difficilissimo (se non irrisolvibile) teorema di realizzare la compatibilità fra democrazia assoluta e rappresentanza.

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