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Keep calm  and carry on!

“Keep calm and carry on”, dovremmo ripeterci quotidianamente, confidando in uno sprazzo di saggezza dei potenti della terra per far finire questo eccidio che si presenta interminabile, prima che diventi una tragedia universale. E arriva il famoso 9 maggio …di Carla Ceretelli

di Carla Ceretelli | 8 Maggio 2022

Lo slogan  fu prodotto dal governo britannico nel 1939 agli albori della seconda guerra mondiale, con lo scopo di invogliare la popolazione a mantenere l’ottimismo e non farsi prendere dal panico in caso di invasione nemica. Tuttavia non fu mai usato,  per cui poco  noto.

Negli ultimi tempi questo slogan mi è sovvenuto e mi  ronza nella testa.

Durante la pandemia,  pensavamo di avere provato tutto, almeno la mia generazione, quella del dopoguerra.  Nel bene e nel male. La ricostruzione, la ripresa, il boom economico e poi, negli anni 70, il terrorismo intramoenia seguito,  dopo l’11 settembre, da quello extramoenia, insomma quello islamico. Abbiamo subito eventi tellurici devastanti, noi a Firenze l’alluvione. Insieme a tanti altri.

Eventi naturali contro i quali si può fare poco o nulla anche se spesso la mano dell’uomo ci ha messo del suo.

Ma la guerra, no, non era prevista e ci crogiolavamo quasi in una sorta  di liquido amniotico protettivo. Io e i miei coetanei, o comunque  tutti quelli vicini alla nostra generazione.

E così sono passati  oltre 80 anni  dall’ultima dichiarazione di guerra in occidente.

Siamo stati circondati, è vero, da eventi bellici più o meno vicini, dalla guerra fredda che induceva a  scegliere fra USA e URSS. Ci si chiedeva se stavamo per l’uno o per l’altro Paese, noi europei ben piazzati al centro. I  comunisti, allora,  pro  Unione sovietica , gli altri pro Stati Uniti d’America. Per quasi mezzo secolo. E, forse, proprio questo intervallo di tensione equilibrata, questo tiro alla fune che non si è  mai spezzata,  ci ha salvato. Poi la caduta del muro, che ha segnato un evento storico fondamentale.

Ne è passato di tempo. Non ci si pensava più a un conflitto reale. Almeno noi comuni mortali,  sperando di averla fatta franca.

Ma all’improvviso ci siamo ritrovati in una atmosfera che non conoscevamo se non per averne sentito parlare, raccontare, da nonni e genitori. Dopo il 24 febbraio i media hanno accantonato l’argomento covid abbarbicandosi caparbiamente a quello bellico. Anche se, fortunatamente, per ora non ci colpisce direttamente.

Ma il nostro equilibrio psicofisico, già provato dalla pandemia, ha subito una botta notevole. Purtroppo la guerra la viviamo, almeno emotivamente e  psicologicamente, anche se non in presenza. E a livello economico.

Ci riteniamo  ovviamente fortunati, senza la paura dei bombardamenti.

 Ma questa nebbia di timore dalla quale siamo avvolti, questo stato d’animo ansioso  che considera la possibilità di un evento dannoso,  che ci rincorre, non è da poco. L’incertezza di che cosa potrebbe accadere non è esattamente quel che ci si aspettava dopo la drammatica esperienza pandemica, per tanti tragica.

Dunque questo slogan sembra coniato per l’occasione. Perchè la storia scorre, pantha rhei, ma insegna poco o nulla. Tutto cambia in una sorta di alternanza di opposti. Ripreso poi dai corsi e ricorsi vichiani che rappresentano il cammino dell’umanità. Dal senso alla fantasia alla ragione e, poi, corrompendosi,  ricadono in basso fino a una sorta di barbarie, per riprendere l’ascesa verso il ricorso alla civiltà.  E ci si ritrova a dar ragione al pensiero  parmenideo, parafrasando  l’essere che è.  E non può non essere. L’essere vero, la verità, rispetto  all’opinione che porta alla conoscenza dell’essere apparente.

Speriamo di aver toccato il fondo.

No, si diceva, ormai l’abbiamo fatta franca. Speriamo che sia così. Intanto cresce l’aggressività di tanti se non di tutti. Non sempre si riesce ad avere una conversazione serena, anche fra amici, perfino con chi ha lo stesso nostro stesso pensiero. Il fraintendimento e il malinteso sono sempre in agguato.   Dopo  i contrasti del virus che ha diviso il paese, ora siamo a dissociarsi e scomporsi per gli effetti  dell’informazione, anzi la disinformazja senza sosta che riceviamo sul conflitto in atto. Certo, non siamo costretti a seguire gli eventi ma è difficile non farlo.

“Keep calm and carry on”,  dovremmo ripeterci quotidianamente, confidando in uno sprazzo di saggezza dei potenti della terra  per far finire questo eccidio che si presenta interminabile,   prima che diventi una tragedia universale.   E arriva il famoso 9 maggio …

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, anni 70, caduta del muro, firenze, genitori, governo, guerra mondiale, informazione, seconda guerra mondiale, slogan, stati uniti, usa

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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