Il regista Tod Phillips ci fa incontrare un giovane disadattato, assistito dai servizi sociali (che lo abbandoneranno presto al suo destino, causa problemi di badget), tale
Arthur Fleck (alias Joker impersonato da uno strepitoso Joaquin Phoenix) che, io speravo vincesse la Coppa Volpi, senza nulla togliere al nostro Luca Marinelli che l’ha vinta, meritatamente, per la sua interpretazione di Martin Eden.
Ha sempre un biglietto in tasca, Arthur Fleck, la dichiarazione medica del suo stato mentale che esibisce quando la sua risata infastidisce o preoccupa chi gli sta accanto.
In una città, la Gotham City del fumetto, invasa e imbruttita da topi sempre più aggressivi a causa della spazzatura che nessuno più raccoglie, (ricorda qualcosa?) una città dove la rabbia degli abitanti diventa violenza, Fleck, lavora girando per la città vestito da clown, esibendo cartelli pubblicitari; ha un solo desiderio, quello di far ridere il pubblico.
Vive con la madre in un palazzo fatiscente, la assiste perché non è che stia meglio di lui, come capiremo scena dopo scena; ha un sogno: diventare un comico famoso e partecipare allo spettacolo serale di Murray Franklin (Robert De Niro).
In Sala Grande il film ha ottenuto 8 minuti di applausi da parte del pubblico, diretti soprattutto a Joaquin Phoenix che ha studiato e perfezionato quella risata per otto mesi rendendola inquietante. Quella risata da brividi lo porta ad essere sempre più emarginato, deriso dai suoi compagni di lavoro, bullizzato dai violenti che lo assalgono per strada e sulla metropolitana. Più che un film su un personaggio dei fumetti assistiamo ad un noir . La sua risata è quasi un grido di dolore, una richiesta di aiuto che non verrà mai soddisfatta, anzi lo ghettizzerà sempre più ed è così che Fleck, vittima dell’ambiente in cui vive, si avvia a diventare Joker.
Risponderà all’arroganza e all’indifferenza per i suoi sogni, per i suoi desideri, uccidendo tre broker che rimproverati da lui per molestie nei confronti di una ragazza, avevano cominciato a bullizzarlo. La polizia cerca il folle truccato da pagliaccio che diventa un eroe per i poveri di Gotham City.
Invitato finalmente allo spettacolo del suo idolo Murray Franklin , si rende conto di essere deriso e disprezzato anche da lui… con conseguenze tragiche.
Una discesa agli inferi di Arthur che diventerà, con questa “consacrazione” la personificazione del male assoluto.
Fate attenzione! Osservare attentamente il finale del film e il volto di Joker.
In America consigliano di non andare a vederlo, Michael Moore lo considera un capolavoro. Io l’ho amato dalla prima scena. Andate a vederlo.
Leone d’oro a Venezia 76 il film è nelle sale dal 3 ottobre. Nella fot Joaquin Phoenix e Tod Phillips festeggiano il loro leone d’oro.
Maria Rita Monaco

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