
“All’inizio era il freddo” con questo suggestivo incipit Artthur M.Schlesinger Jr. descrive ne I mille giorni di Kennedy la giornata dell’insediamento. La sera precedente era caduta molta neve su Washington. Ma al ma adesso la giornata era illuminata da un bel sole invernale La cosa fu considerata di buon auspicio[1].
A sessant’anni di distanza si discute ancora su come valutare la Presidenza Kennedy, soppesando errori e felici intuizioni, successi diplomatici e scelte di politica estera che avrebbero avuto conseguenze negative. Ma in che modo questi mille giorni avrebbero lasciato il segno nella politica americana dei successivi decenni?
L’8 Novembre 1960 JFK aveva battuto di stretta misura Richard Nixon (appena 300.000 voti di scarto su 66 milioni) sebbene i repubblica fossero favoriti perché Il Vice Presidente Nixon era un politico esperto e appariva più rassicurante.
Sul momento, questa elezione fu considerata, un ricambio generazionale. Il secondo mandato di Eisenhower era apparso debole, privo d’ iniziativa. Un giovane energico poteva tener testa a Krusciov e dare nuovo slancio all’America. Ma Kennedy operò una svolta nella politica estera ripudiando il principio che in nome dell’anticomunismo tutto fosse lecito, perfino l’appoggio a ai regimi di stampo fascista. Anzi, invertì la strategia: per vincere la sfida con l’Unione sovietica bisognava far crescere la democrazia nel mondo prima o poi, questo avrebbe provocato trasformazioni anche all’Est[2].
In aprile, però, il nuovo Presidente si trovò di fronte ad una delle situazioni più drammatiche del suo mandato. In attuazione di piani già predisposti, autorizzò il tentativo d’invasione di Cuba da parte degli esuli per rovesciare il regime di Castro. Lo sbarco alla Playa Giròn fu respinto. Un disastro militare ma anche politico perché Castro, da allora, si appoggiò all’Unione sovietica). Kennedy ,tuttavia, non ascoltò quanti chiedevano un diretto intervento militare statunitense.
Negli anni della guerra fredda erano i sovietici ad avere l’iniziativa, dalla corsa allo spazio alla penetrazione ideologica nei paesi afroasiatici e anche da situazioni di debolezza come la “cortina di ferro” ,traevano occasioni di mostrare i muscoli. Ad agosto un’altra crisi portò il mondo sull’orlo del baratro. Improvvisamente, a Berlino, la Germania est (DDR) recintò la propria zona d’occupazione con un muro di cemento.
Fu l’estremo tentativo d’impedire il continuo esodo verso l’ovest (una media di 220mila persone l’anno). Era il Berliner Maur il Muro per antonomasia. Anche qui Kennedy evitò di far precipitare la crisi. E anche qui le destre lo accusarono di debolezza.
Le critiche da destra non sorprendono: la Presidenza Kennedy, come il pontificato di Papa Giovanni è stata identificata con l’apertura del dialogo con i comunisti e, quindi con un cedimento, mentre invece proprio la stagione del dialogo minava dalle fondamenta l’impero sovietico che si reggeva in virtù della guerra fredda.
Tuttavia, nei decenni successivi arrivarono le critiche anche da sinistra. Negli anni del ’68 e dintorni non si tollerava l’intrusione di “ricchi borghesi” nell’Olimpo progressista dove, per essere ammessi, occorreva almeno una certa frequentazione con il marxismo.
Così si è puntato l’indice sulla Baia dei Porci e sul Vietnam e si è arrivati a dire che anche la politica d’integrazione razziale fu tiepida, dimenticando l’arduo contesto nel quale Kennedy si trovò ad operare. Quando, nell’autunno 1961, in Alabama si voleva impedire a uno studente di colore, di frequentare l’Università di Oxford, il Presidente inviò le truppe federali.
E proprio l’accesso alle Università con il conseguente accesso di afroamericani a professioni e dirigenziali minò alla base la segregazione razziale.
Altrettanto innovativa fu la risposta alla seconda crisi di Cuba(1962). Kennedy si oppose all’idea che gli Stati Uniti bombardassero l’isola .” Ricordatevi di Pearl Harbour” – esclamò il fratello Robert rivolgendosi a chi chiedeva l’intervento militare .Il Presidente giocò una carta rischiosa: il blocco navale era una miccia innestata; perché si presumeva che i sovietici non avrebbero accettato di far ispezionare le proprie navi; i falchi, la trovavano debole e chiedevano un attacco aereo per distruggere le basi missilistiche.
Ma le navi sovietiche invertirono la rotta e per la prima volta, dall’inizio della guerra fredda, l’URSS perse terreno.
Circa il Vietnam fu effettivamente un grave errore alimentare un conflitto con “consiglieri” militari, che si trasformò poi nella in una guerra devastante. Un errore ingigantito dall’ Amministrazione Johnson e riconosciuto, invece, da Bob che si oppose ai bombardamenti e divenne sostenitore di una pace negoziata.
Nel 1963 l’amministrazione Kennedy aveva raggiunto obiettivi importanti: l’avvio della legge sui diritti civili, la distensione con l’Urss, la messa al bando degli esperimenti nucleari che inquinavano l’atmosfera e provocavano l’escalation degli armamenti[3].
Cresceva, però, l’ostilità di ambienti che non gradivano la distensione: se la prendevano perfino con l’installazione della linea telefonica diretta con il Cremlino e con la vendita di grano all’URSS che attraversava un periodo di crisi alimentare.
Inoltre, i razzisti erano furibondi per la politica d’integrazione e il crimine organizzato sentiva mancarsi il terreno sotto i piedi dopo il celebre processo Hoffa[4]. Sedicenti patrioti accusavano Kennedy di aver rinnegato la dottrina Monore, di aver abbandonato l’alleato Portogallo (ovvero il dittatore Salazar) e il Katanga e quindi di essere troppo condiscente con i comunisti.
Eppure dopo quel tragico 22 novembre il mondo intero fu costernato. Ovunque si ripeterono scene di cordoglio, specie tra la gente comune. “Es una mala noticia” commentò Fidel Castro. In Cambogia il principe Sianouk , leader dei non allineati profetizzò: “ si è spenta una fiaccola che forse non si riaccenderà per molti anni”[5]
L’immagine della desolazione più efficace è quella di Arthur Schlesinger: “Il giorno dopo nevicò: la neve era quasi come quella del giorno dell’insediamento. Quando andai alla Casa Bianca mi apparve bella, strana, spettrale. Tutto finì nel freddo come era cominciato[6].
Gabriele Parenti
[1] A.M.Schlesinger,jr. I mille giorni di Kennedy alla Casa Bianca, tr.it: Milano 1966 p.13
[2] Ivi, passim.
[3] Sorensen, L’eredità dei Kennedy,passim
[4] G.Bisiach , Il Presidente. La lunga storia di una breve vita, Roma 1991
[5] Schlesinger jr. I mille giorni di Kennedy, cit., p.738
[6] Ivi, p.1023.

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