Il jobs act poteva essere una reale occasione di sviluppo del nostro paese, in un momento di difficile congiuntura economica.Invece di utilizzarlo come opportunità di crescita si è preferito ridurlo a pura propaganda.Il vero obiettivo di questo provvedimento non era l’aumento dei posti di lavoro, ma la sua stabilizzazione, infatti: contratti a termine, co.co.co, co.co.pro, sigle che adesso non dicono più nulla, venivano tramutate in contratti a tempo indeterminato.
Certo rapporti con tutele crescenti, con possibilità di licenziamento, che però creavano una grande occasione: accedere al credito, poter comprare l’arredamento di una casa in affitto, un’auto e magari anche un mutuo per la casa.Ma per quale ragione se il mio lavoro dopotutto non cambia da quello in corso, neanche dal punto di vista economico, posso essere licenziato, la banca mi dovrebbe concedere un prestito?Per il motivo che le banche hanno degli obblighi derivanti da accordi come Basilea 2 e 3, che non permettono di erogare prestiti senza un lavoro a tempo indeterminato, pena rating negativi, perché non sostenibili.Se si fosse spiegato tutto questo, forse ci sarebbe stato un maggior sviluppo dei consumi, come in effetti ci fu nei mesi successivi, in particolare nel mercato auto per i giovani, e di conseguenza probabilmente più posti di lavoro.Poi magari una politica con una vision avrebbe sensibilizzato le banche, le assicurazioni, affinchè avessero un’attenzione particolare ai prodotti per i giovani e gli stabilizzati in genere.Alle banche si invece parlato in altri modi, che conosciamo.In pochi occasioni è capitato di sentire simili argomentazioni, anzi al contrario esaltazioni acritiche del jobs act come volano dell’occupazione.
Ma per che motivo a nessuno è venuto in mente di sottolineare questo aspetto? forse le migliori referenze del jobs act erano nelle note interne delle finanziarie, che invitavano a cercare gli “stabilizzati” come target di riferimento.
E’ un mistero, al quale per il momento non c’è risposta,o forse sì.
Massimo Cingolani (movimentimetropolitani.it)

Lascia un commento