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J’accuse a Giuseppe Conte

Le accuse di uno scandalo senza precedenti nella storia della Repubblica che dalla Commissione Covid si rivolgono a Giuseppe Conte, non stupiscono certo coloro che dopo solo tre mesi della gestione pandemica, si spesero proponendo un governo Draghi di solidarietà nazionale. Sin dal primo momento si comprese che il governo Conte due era nel pieno caos, quando filtrò la notizia che avrebbe chiuso la Lombardia e i treni vennero presi d’assalto da una folla di cittadini disperati.

di Riccardo Bruno | 24 Aprile 2026
L’allora premier Giuseppe Conte ai tempi della pandemia Covid

Le accuse di uno scandalo senza precedenti nella storia della Repubblica che dalla Commissione Covid si rivolgono a Giuseppe Conte, non stupiscono certo coloro che dopo solo tre mesi della gestione pandemica, si spesero proponendo un governo Draghi di solidarietà nazionale. Sin dal primo momento si comprese che il governo Conte due era nel pieno caos, quando filtrò la notizia che avrebbe chiuso la Lombardia e i treni vennero presi d’assalto da una folla di cittadini disperati.

Eppure il ministro Speranza si era recato in Parlamento per rassicurare l’opinione pubblica. Il nostro sistema sanitario era il più sicuro in Europa, aveva detto e il segretario del Pd Zingaretti poteva correre a Milano ad abbracciare i cinesi agli apericena. Lo stesso Conte, intervistato a La Sette , da allora la sua tv di punta, negava che ci fosse una situazione che dovesse preoccupare. Tutto questo a poche settimane dal decidere il lock down. Si sarebbe arrivati al governo che chiudeva le discoteche mentre morivano le suore nei conventi di clausura.

Se si scorrono le cifre delle morti in Italia rispetto a quelle avvenute in Giappone, che pure ha una popolazione più numerosa, altrettanto anziana e ha seguito un criterio di isolamento rigoroso, si comprende bene che qualcosa non ha funzionato. Il Sol levante in un anno raggiunse gli ottomila morti, l’Italia centomila. In Giappone l’urbanistica popolare è mono nucleare, quando in Italia ci sono le famiglie allargate delle periferie. Come la isoli la popolazione nelle case dove vivono vecchi grandi e bambini tutti in sessanta metri quadri, un solo bagno? I mezzi pubblici durante le lunghe fasi di regole e contro regole hanno continuato a circolare. Bastava prendere un bus per capire che non si poteva osservare nessun distanziamento prescritto. Tutte misure vane.

Poi arrivò Arcuri con la sua campagna di vaccinazione floreale, i famosi padiglioni che grazie a dio non si sono mai visti. Si è invece visto lui con la mini valigetta di vaccini, quando c’erano milioni di casi. Infine, si è scoperto che tutte le mascherine comprate erano da buttare tranne un solo tipo F qualcosa. Questo quando oramai i medici di base consigliavano di metterti a letto per non sospendere le cure ordinarie in ospedale. Si sa che il governo voleva spedire la polizia nelle case e allora cadde. Troppo persino per i suoi sostenitori. Se in tutto questo la magistratura ravvedesse degli elementi di inchiesta o meno, è cosa che riguarda la sola magistratura. Probabile che qualcuno ci abbia lucrato sopra, i famosi banchi a rotelle, i monopattini, e comunque Conte potrebbe essere completamente estraneo a ogni ipotesi di reato, come gli si augura.

Le accuse a Conte sono esclusivamente di natura politica. Perché chiudere un paese sulla base di un parere del comitato tecnico scientifico, comitato che ancora a gennaio 2019 convocava i vertici di Alitalia per lamentare la violazione dei diritti costituzionali dei passeggeri infetti lasciati a terra. Una volta appurato che il governo nominato di risulta e mai eletto, come comprensibile, non ci aveva capito nulla, Conte doveva rimettere il mandato. Avrebbe dovuto dimettersi e proporre una formula di solidarietà nazionale, l’unica in grado di gestire l’emergenza, cosa a cui si è arrivati, su iniziativa della segreteria del partito repubblicano italiano, dopo aver buttato un anno dalla finestra.

Questo fu il modello Conte, la sospensione di tutti i diritti costituzionali e l’aver instaurato il coprifuoco dopo aver promesso il Nuovo Rinascimento. Uno prende atto del fallimento e si ritira a vita privata. Lui, appena buttato fuori da palazzo Chigi, era già in strada con un banchetto a reclamare contro l’ingiustizia subita. Convinto di dover avere una terza occasione, la rivincita di Conte. Grazie tante, un’esperienza simile, basta ed avanza.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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