La Banca d’affari teorizza la controriforma degli Stati liberali.

È di qualche giorno or sono un documento di JP Morgan, la più importante banca d’affari del mondo assieme a Goldman Sachs, che teorizza la nascita di Stati in grado di funzionare come aziende, avendo come modello il capitalismo manchesteriano di fine ‘800, senza diritti sociali e con istituzioni tendenzialmente repressive: Law and Order!
Coerentemente a tale impostazione nel documento, vero e proprio teorema liberista e autoritario, si afferma che “nei primi momenti della crisi si è pensato che i problemi nazionali ereditati dal passato fossero in gran parte economici: debiti eccessivi di Stato, aziende e famiglie, disallineamenti dei cambi reali interni, rigidità strutturali. Ma, nel tempo, è diventato chiaro che ci sono anche problemi politici ereditati dal passato. Le costituzioni e le strutture politiche della periferia meridionale, messa in piedi dopo la caduta del fascismo hanno numerosi aspetti che sembrano essere inadeguati all’ulteriore integrazione dell’area”.
Per JP Morgan le costituzioni democratiche del Sud Europa sono state influenzate dalle idee socialiste, provocando governi deboli, protezione costituzionale dei diritti del lavoro, sistemi di costruzione del consensi che alimentano il clientelismo politico e il “diritto a protestare” (sic!): già, è sotto gli occhi di tutti la “bellezza” politica della Turchia di Erdogan che promette “tolleranza zero sui manifestanti”. E naturalmente si teorizza che gli Stati siano guidati da élites, adombrando la sospensione del diritto di voto, sia pure per la preoccupazione per la “crescita di partiti populisti”.
Una domanda è lecita: il welfare state è espressione solo della cultura del socialismo democratico, oppure all’affermazione di questo strumento hanno concorso anche altre tradizioni politiche come quella cristiano-sociale e quella liberaldemocratica?
Lord William Beveridge, che introdusse lo Stato sociale in Gran Bretagna, era un liberale, come d’altronde John Maynard Keynes, sostenitore dell’intervento pubblico in economia per temperare le asprezze del mercato autoregolato. E il generoso Welfare State dello Utah, con i diritti dei lavoratori inseriti nella sua costituzione come in quella della California? Non ci sono socialisti negli Stati Uniti e a Salt Lake City il governatore è sempre stato un repubblicano.
Ma ciò che appare davvero paradossale è la proposta di JP Morgan, affidare alla Germania il compito di azzerare tutto ciò che è di “socialistico” negli altri Paesi europei. Peccato che, nonostante la terribile austerity imposta dalla Merkel all’Europa, la Germania sia il Paese della mitbestimmung, la cogestione tra operai e imprenditori, abbia un diffuso ed efficiente Stato sociale e che la sua costituzione preveda persino la socializzazione della proprietà (erede cioè, di quella di Weimar) e, in ogni caso, si descrive come uno “stato democratico e sociale”: un tema, questo, che attraversa e pervade tutta la carta fondamentale del Paese.
Invece di elaborare teorie politiche ed economiche fuori dal tempo, le grandi banche d’affari dovrebbero fare mea-culpa, mentre a livello internazionale si dovrebbe introdurre, contro le condotte folli ed egoiste dei banchieri, un’ipotesi di reato bancario paragonabile all’omicidio colposo, nel senso che non sia necessario dimostrarne la premeditazione, e prevedere come pena accessoria la confisca dei beni.

Nel concreto, senza eccedere in inevrosimili confische, uno scontro decisivo per rimuovere lo strapotere bancario si sta consumando nel Parlamento americano, dove, a questo giro, la proposta di legge per riportare la separazione fra banche commerciali e banche d’affari è sostenuta anche dal repubblicano McCain, che socialista certo non è. Ma l’esito resta comunque incerto. Se, infatti, la legge dovesse passare le dismissioni per banche come la Morgan sarebbero ingenti.