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Ius soli: meglio sarebbe avere più dubbi e meno certezze

Il terrorismo praticato da francesi, belgi, inglesi di terza generazione, nipoti di immigrati ,non può non imporci qualche interrogativo sui modi praticati nell’integrare chi non intende affatto integrarsi.

di Pier Franco Quaglieni | 19 Giugno 2017

Il dibattito al Senato sulla legge dello Ius soli ha rivelato innanzi tutto che un tema tanto delicato per il futuro italiano non si può affrontare con gazzarre propagandistiche non consone all’aula di Palazzo Madama: un modo folcloristico e goliardico  di affrontare un problema molto serio da parte di chi, sovente, non ha neppure frequentato le aule universitarie.
Esso ha anche  dimostrato le forti contraddizioni del movimento grillino che ha dimostrato una certa confusione interna su un tema di così decisiva importanza.
Il fatto che un assessore grillino torinese della Giunta Appendino, quello delle pari opportunità, abbia espresso dissenso dalla posizione di Grillo è anch’esso il segno di una realtà destinata a riservare nuove sorprese dopo la debacle di piazza San Carlo.
Lo Ius soli ,sia pure nella versione temperata, deve tuttavia suscitare dei dubbi più che raccogliere delle certezze, per dirla con Bobbio. Oggi le certezze sono state travolte dal  terrore che insanguina soprattutto il Vecchio Continente.
E’ vero che la maggioranza degli stati ha introdotto lo Ius soli,ma è altrettanto vero che il terrorismo praticato da francesi, belgi, inglesi di terza generazione, nipoti di immigrati ,non può non imporci qualche interrogativo sui modi praticati nell’integrare chi non intende affatto integrarsi, anche se è vero che gli islamisti mietono vittime anche nei paesi arabi.
Questo è uno dei problemi maggiori dell’Europa decadente che gli stati nazionali non hanno saputo affrontare e tanto meno risolvere ,neppure in parte. L’Europa di Bruxelles  c’è ,ma lo spirito europeo si è totalmente appannato, per non parlare dello spirito italiano che pare essere evaporato insieme alla memoria storica.
A quasi un anno dalla strage di Nizza si impone un momento di riflessione, senza cadere nei luoghi comuni e senza indulgere a tendenze razziste e xenofobe che vanno respinte con fermezza.
Cambiare il diritto di cittadinanza ha un senso se prima si conduce una riflessione seria  sui temi dell’integrazione.
Non va confusa, per dirla con Weber, l’etica dei principi con l’etica della responsabilità.
L’etica dei principi propende per lo Ius soli, quella della responsabilità ci porta invece al pessimismo, anzi ,se vogliamo essere schietti, al realismo.
Dal dibattito parlamentare non sono emerse novità rispetto a quello avvenuto nell’ottobre  del  2015 alla Camera dei Deputati, anche se questi due anni sono stati decisivi per capire il fenomeno del rifiuto dell’integrazione.
Si è detto che circa un milione di giovani diventeranno cittadini italiani. Un numero più che ragionevole.
Non ho sentito nessuno invece riflettere su cosa potrà accadere nel corso di dieci o vent’anni. Mentre il tasso italiano  di natalità è precipitato, quello degli immigrati tende a crescere in modo piuttosto marcato. E che dire dei continui sbarchi  e del fatto che il ministro degli Interni afferma che altri 200mila immigrati sono ospitabili senza particolari problemi?
Cosa accadrà tra dieci anni?
Non ho letto risposte convincenti.
Chi governa non può limitarsi a guardare all’oggi, ma deve guardare al domani.

Quando Fini si affannava a sostenere lo Ius soli ,io obiettai che a Fini le sorti della democrazia italiana interessavano poco, non foss’altro per le sue origini genetiche che poi ha finito di cancellare. Fini non credo abbia mai avuto un particolare interesse per le sorti della democrazia italiana.
Ha scritto Dino Cofrancesco una delle menti più lucide e libere, corazzate  di senso storico: ”Immaginiamo venti milioni di cittadini extracomunitari che abbiano acquisito il voto politico.(…)Se la democrazia è un principio irrinunciabile che fa corpo con l’idea stessa di libertà, preoccuparsi della composizione dell’elettorato non può essere considerato  prova di regressione tribale e nazionalistica.”.
Sono parole da meditare da parte di chi ama la democrazia e intende difenderla.

Pier Franco Quaglieni

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, camera dei deputati, cittadini italiani, democrazia, extracomunitari, fini, futuro, giovani, importanza, movimento, stati nazionali

Info Pier Franco Quaglieni

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Ingmar

    24 Giugno 2017 alle 18:58

    Ci sarebbe da interrogarsi sul ruolo dell’Arabia Saudita e degli affari dell’occidente nell’interruzione e inversione del percorso di laicizzazione dell’Islam, tuttavia. Si sono inviati Imam wahabiti e integralisti a controllare le comunità (senza generalizzare su tutti gli Imam, ovviamente, perchè è una questione complessa) e isolato i movimenti libertari interni all’Islam, privati quasi di risonanza mediatica, creato dinamiche interne e abbandono al ghetto.

    Rispondi
  2. Alberto Lopez

    20 Giugno 2017 alle 11:53

    A proposito di chi guardava al domani azzeccandoci, vorrei solo ricordare a riguardo la posizione presa da Giovanni Sartori – che non può essere facilmente liquidato con l’etichetta di xenofobo – . Credo che il suo contributo nel dibattito politico e culturale ci mancherà.

    Rispondi

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