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Italianità, un “ritorno” al passato?

di Giuseppe Ferone | 9 Luglio 2012

Esempi significativi che rendono l’idea di chi ha amato ed ama la nostra nazione e chi, invece, rinnega i valori comuni e non perde occasione per sputarvici sopra.

Volevo solo proporre una riflessione sull’importanza dei valori della nostra nazione. Si badi bene; non intendo certo il nazionalismo del ventennio, intriso di imperialismo e di razzismo. Intendo ovviamente l’amor di patria risorgimentale, quello positivo, quello di Garibaldi e Mazzini e di molti altri patrioti che hanno pagato con la vita il loro amor di patria. Quello che ha reso grande l’Italia, che l’ha resa una nazione. Nazione intesa come unione spirituale di valori quali la lingua, la storia e le tradizioni di un popolo.
Non dico altro. Mi limito a portare degli esempi significativi, i quali rendono l’idea di chi ha amato ed ama la nostra nazione e chi, invece, rinnega i valori comuni e non perde occasione per sputarvici sopra.

«È per me motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere dieci volte più del migliore italiano» (dichiarazione di Palmiro Togliatti. Pag. 185 del resoconto stenografico del XVI Congresso del PCUS, a Mosca nel 1930)

«Non ci riprendono più!» (Il grido di gioia che fece il Presidente della Repubblica Sandro Pertini nella finale dei Mondiali di calcio del 1982 quando, l’italia segnò il terzo gol contro la Germania)

«Viva l’Italia. Viva il Partito Socialista Italiano» (frase pronunciata da Bettino Craxi alla fine di ogni congresso nazionale del Psi). Viva l’Italia di Francesco De Gregori era anche la canzone preferita dal segretario del Psi e presidente del Consiglio Craxi. L’Italia è la patria e la nazione cui Bettino ne ha sempre difeso l’onore, il rispetto e la dignità nei confronti degli altri grandi paesi internazionali. Lo dimostrò in diverse occasioni, soprattutto di fronte agli Stati Uniti di Ronald Reagan quando il governo americano, in seguito ai fatti della nave Achille Lauro e del terrorista Abu Abbas, minacciò l’intervento armato sulla nave per liberare i passeggeri, escludendo un eventuale intervento italiano. A quel punto Craxi, che era contrario a priori ad una azione di forza, decise che, nel caso in cui l’assalto avesse dovuto esserci, quello sarebbe stato condotto solo ed esclusivamente dalle forze armate italiane.

«Il tricolore lo metta nel cesso, signora. Ho ordinato un camion a rimorchio di carta igienica tricolore, personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore» (Umberto Bossi durante un comizio a Venezia 1997, rivolgendosi a una signora che aveva esposto il tricolore alla finestra).

«Forza Ghana! Forza Ghana! Forza Ghana! Questi sorridenti ragazzoni del Ghana sono la nostra speranza, il nostro futuro, la nostra salvezza. Se vincono li ospiterò tutti a casa mia, a mie spese, farò una grande festa afrogenovese per celebrare la sconfitta dei giggirrriva, dei lippizitti.» (Beppe Grillo, in un post sul suo blog in occasione dei Mondiali di calcio del 2006)

«Io tifo quasi sempre Germania. Raramente ho tifato Italia. Più che per la Germani tifo contro l’Italia. Soprattutto in questa occasione dove se per disgrazia dovessimo vincere l’Europeo un’altra volta ci dimenticheremmo lo scandalo di calciopoli com’è stato fatto l’altra volta. Quindi spero che l’Italia venga eliminata immediatamente» (Intervista al giornalista Marco Travaglio in occasione degli Europei di calcio 2012).

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Ferone

Giornalista pubblicista, ha collaborato per due anni con l’Avanti!, quotidiano socialista. Attualmente scrive per diverse testate nazionali e locali come Rinascita, Il Punto e Ottavonews. Ventitreenne, è studente di giurisprudenza a Roma presso l’Università Tor Vergata, dove è anche stato eletto nel 2012 Consigliere di Dipartimento. Da sempre socialista, contro ogni totalitarismo, sia esso comunista, fascista o di qualsiasi altro colore, compreso il totalitarismo dei magistrati, i quali, secondo lui, rappresentano la vera dittatura presente oggi in Italia. Per questo è assolutamente convinto della necessarietà, in Italia, di una riforma della Giustizia.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giuseppe Latella

    10 Luglio 2012 alle 20:39

    Ottima analisi,soprattutto perché fatta senza nessuna citazione in lingua inglese

    Rispondi

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