
Fitch ha alzato l’Italia a BBB+. Non è una pacca sulla spalla, è un cambio di cartello sull’autostrada del debito: da corsia d’emergenza a corsia di marcia. Significa che il Paese, agli occhi di chi presta soldi per mestiere, oggi è più affidabile. Tradotto in vita reale vuol dire aste di BTP meno nervose, banche che respirano, aziende che trovano finestre di mercato un filo più ampie, interessi sul debito un filo più bassi. Non è il paradiso in terra, ma è la differenza tra essere tollerati e essere considerati seri.
Perché succede adesso? Perché i conti sono stati tenuti in carreggiata, perché la linea politica non balla a ogni folata, perché le promesse sono state agganciate a numeri e tempi. La crescita strutturale resta pigra, la demografia non aiuta, la produttività non si sveglia con il caffè. Ma la traiettoria è stata rimessa dritta. E quando la traiettoria è chiara, i mercati smettono di trattarti come il parente rumoroso ai pranzi di famiglia.
Qui entra la politica. Per anni le sinistre hanno governato come se la realtà fosse un fastidio da correggere con un comunicato. Hanno scambiato l’elasticità dei conti per una dote, la precarietà di governo per virtù civica, le toppe per riforme. Il risultato è stato una reputazione sbrindellata e un Paese col cappello in mano alle aste. Oggi l’upgrade non è un premio alla simpatia, è la ricevuta fiscale di un cambio di metodo: meno scenette, più disciplina; meno slogan, più manutenzione del motore.
Non è tutto risolto, non lo è mai. C’è da spingere su produttività, lavoro, scuola tecnica, giustizia civile, burocrazia. Ma ora c’è la patente per farlo con costi di finanziamento meno avvelenati. E questo, piaccia o no, è merito di un governo che ha scelto di fare il mestiere ingrato del custode: spegnere le luci quando non servono, chiudere i rubinetti che gocciolano, fissare il calendario degli interventi senza teatrini.
Ironizziamoci su, perché qui l’ironia è d’obbligo. Dopo anni di governi che inseguivano l’applauso del giorno, era quasi folklore credere che l’Italia fosse condannata all’etichetta di malato cronico dell’euro. Invece no. Quando metti in fila i numeri e non li tratti come ostacoli, gli stessi che ti guardavano storto tornano a bussare. Non perché sei diventato modello nordico, ma perché hai smesso di fare il giocoliere con tre palle sgonfie.
E ora la chiusura asciutta e cattiva al punto giusto. Credevo che la Meloni potesse restare al governo per cinquant’anni. Rettifico. Considerata la nullescienza intrinseca della sinistra italiana, rimarrà per cento anni, anche post mortem, se l’Italia continuerà a partorire politici come Fratoianni, Schlein, Bonelli, Conte e le escandescenze tragicomiche di Salvini.
Piero Terracina

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