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Italia, il Paese delle buche (e dei buchi)

Le ultime nevicate e le piogge hanno squagliato tanti asfalti, ma il problema è la manutenzione. Si rattoppa soltanto e non si rifanno più, evidentemente, i manti stradali di una volta

di Fabrizio Binacchi | 12 Marzo 2018

Ci sono tante buche sulle strade d’Italia. Soprattutto in questi giorni. E ci sono pure tanti buchi nella storia d’Italia. Buchi sociali ma anche buchi di finanza, buchi di memoria, buchi di strategia e buchi di politica.

Ora fanno più notizia le buche sulle strade perché con  le ultime nevicate e le piogge successive tanti asfalti si sono squagliati. Letteralmente. Sulla tangenziale di Roma è una Caporetto. Buche continue e molte profonde che lacerano pneumatici, storcono cerchioni, mandano fuori uso sterzi e mezzi vari.

Ma anche sulle nostre provinciali e statali ci sono buche e  buchi. In provincia di Mantova come in provincia di Pistoia, nella zona di Castiglione come in quella di Suzzara. Attorno a Sesto Fiorentino come sotto verso Reggello.  L’Italia è quasi unita dall’emergenza buche. Quasi unita, dicevamo.

Perché rimangono fuori i territori più fortunati o meno sfortunati che con il maltempo e i loro effetti sulle strade ci sanno fare da tanti anni, da lustri, avendo una titolarità autonoma e speciale su viabilità e manutenzione del territorio.

Parlo delle Province e Regioni a statuto speciale nelle quali le strade, per la maggior parte, sono dei tappeti con asfalto pregiato da pista provetta, quasi del red carpet stradali.  Viaggi su strade dell’Alto Adige e della provincia di Udine e ti sembra di scorrere su un velluto. Non senti rollìo. Giri qui attorno e ti sembra di stare su un Landini, taf, taf, taf, e sobbalzi ad ogni ricciolo con dosso.

Le buche fanno notizia perché sono tante e si creano continuamente. Le nevicate c’erano anche una volta, e le buche si creavano anche una volta, forse meno. E si era capaci di intervenire più velocemente e integralmente. Ora invece fanno solo rattoppi. Tappi oggi, fra una settimana si ricrea la buca.

Una volta, ogni tot di anni, si vedevano truppe attrezzate con grandi macchine a rulli e impianti industriali che rifacevano chilometri e chilometri di manti stradali fumanti, ora si vedono solo camioncini ridotti con  pale e  badili a rattoppare con un po’ di macinato asfaltoso buche che sembrano voragini. Una volta c’erano i soldi, oggi i soldi non ci sono più. E qui arrivano i buchi: in che buchi sono finiti i soldi che dovrebbero far riparare le buche?

Non sono solo la neve e il gelo, la pioggia e il traffico più intenso a creare le buche ma anche i buchi di gestione e i buchi di finanza pubblica a creare di fatto buche più bucate. Ci sono strade e strade, buche e buche.

Non so a che cosa si debba, ma ci sono amministrazioni che fanno asfalti più asfaltati di altri. Sennò come si spiega che su un medesimo tratto stradale al confine di due province e due regioni da una parte ci sono meno buche e meno profonde e dall’altra più buche, più profonde, con cedimento in banchina.

Da che parte stare? Fate voi.

A Roma per evitare denunzie e danni da rimborsare a suon di milioni di euro hanno pensato bene di limitare a 30 all’ora la velocità in tangenziale. Con effetti quasi catastrofici sul traffico e sulla mobilità cosiddetta sostenibile. E’ che qui non si sostiene quasi più niente se non si lavora alla radice come si diceva nelle assemblee scolastiche del 78 (che anno!).

E alla radice vuol solo dire trovare i soldi per fare le strade come si devono, per chiamarle e usarle come strade e non come slalom anti burrone.

Un Paese veramente Stato si vede subito dalle sue strade e da come il sistema le mantiene. A prescindere dal gelo e dalla neve, dal solleone e dalle tempeste

 

Fabrizio Binacchi

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, danni, euro, italia, macchine, mantova, notizia, pistoia, red carpet, roma, slalom, soldi, statuto

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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