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Istituto Bruno Leoni: Cassa depositi e zombie

La ramificazione della Cassa depositi nel capitale delle imprese rappresenta non solo un elemento di ulteriore ossificazione dell’economia, ma anche un pessimo uso di decine di miliardi di euro che potrebbero essere impiegati più utilmente.

di Redazione Pensalibero.it | 4 Marzo 2021

La Cassa depositi e prestiti è, già oggi, il più grande investitore nella Borsa italiana, come ha dichiarato tempo fa l’amministratore delegato Fabrizio Palermo. Nei prossimi mesi, la sua presenza nell’economia italiana potrebbe crescere ulteriormente, visto che a Via Goito siedono su un tesoretto da 40 miliardi di euro, assegnato dal Governo Conte-2 nell’ambito del cosiddetto “Patrimonio Rilancio”, cioè un fondo destinato al rafforzamento patrimoniale (leggi: l’ingresso nel capitale) delle imprese con fatturato superiore a 50 milioni di euro.

Se (e come) verranno utilizzate queste risorse è una domanda cruciale per il futuro dell’economia italiana. La contendibilità delle imprese è uno degli elementi chiave del progresso economico: il mercato funziona proprio attraverso un continuo passaggio di mano dei fattori della produzione, in modo tale che essi finiscano nelle mani di chi più e meglio li sa valorizzare. In Italia, abbiamo tradizionalmente un mercato molto vischioso: la retorica nazionalista dell’italianità e quella statalista della strategicità hanno spesso bloccato operazioni industriali mutuamente vantaggiose. Non solo: la consapevolezza che, per entrare, bisogna preventivamente acquisire il consenso (esplicito o implicito) di governi capricciosi e incoerenti ha probabilmente impedito altre operazioni ancora, che non sono state neppure ipotizzate. A completare il quadro sono le continue estensioni del golden power, che ormai colpisce pressoché qualunque impresa di medie dimensioni.

Ecco: in questo contesto, la ramificazione della Cassa depositi nel capitale delle imprese rappresenta non solo un elemento di ulteriore ossificazione dell’economia, ma anche un pessimo uso di decine di miliardi di euro che potrebbero essere impiegati più utilmente, per esempio, per finanziare i ristori di cui le imprese hanno bisogno o i sussidi di disoccupazione o altre forme di sostegno al reddito dei lavoratori.

Tutte queste cose, l’economista Mario Draghi le conosce benissimo. Egli è perfettamente consapevole del fatto che molti dei nostri problemi di crescita nascono dalla cattiva allocazione del capitale e dalla insufficiente contendibilità delle imprese. Anche recentemente (prima di assumere l’incarico di governo) ha messo in guardia contro il rischio di “zombificazione” delle imprese, ovunque in Europa e particolarmente in Italia. Il Presidente Draghi ascolterà il suo “economista interiore”? Ci sono dossier estremamente sensibili dal punto di vista politico e troppo avanzati da quello pratico – da Alitalia all’ex Ilva – per aspettarsi significative correzioni di rotta. Ma quella sul ruolo della Cdp nell’economia è in gran parte una partita tutta da giocare. Il Governo dovrebbe chiarire come intende affrontarle.

Istituto Bruno Leoni

Pubblicato in : EditorialeTag: amministratore delegato, borsa, consenso, dichiarato, draghi, euro, europa, futuro, governo, italia, mario draghi, mercato, palermo, patrimoniale, punto di vista, sostegno, sussidi

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