
Il Presidente Trump annuncia un “accordo imminente” mentre il Vicepresidente Vance guida la delegazione in Pakistan per l’ultimo round di colloqui.
In un clima di estrema tensione internazionale, la diplomazia statunitense tenta il tutto per tutto per chiudere il conflitto con l’Iran. Il Presidente Donald Trump, attraverso i suoi canali social, ha dichiarato che un accordo definitivo è ormai a portata di mano, definendolo “molto meglio” dello storico JCPOA del 2015. Nonostante l’ottimismo della Casa Bianca, il cammino verso la firma resta minato da reciproche diffidenze e minacce militari.
Il Vicepresidente JD Vance è arrivato a Islamabad per guidare una delegazione di alto livello che comprende l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner. La scelta della capitale pakistana come sede negoziale sottolinea il ruolo strategico di mediatore che il Pakistan sta assumendo in questa crisi. Vance ha dichiarato di attendersi colloqui “positivi”, a patto che Teheran agisca in buona fede.
Secondo fonti diplomatiche, i negoziati ruotano attorno a un piano di tre pagine che prevede: L’Iran dovrebbe rinunciare alle scorte di uranio arricchito e ripristinare le ispezioni IAEA.
Gli Stati Uniti considerano il rilascio di circa 20 miliardi di dollari di asset iraniani congelati.
La riapertura totale al traffico petrolifero globale in cambio della fine del blocco navale statunitense sui porti iraniani.
Mentre Trump lancia ultimatum – minacciando la ripresa dei bombardamenti sulle infrastrutture se l’accordo non verrà siglato entro mercoledì sera – Teheran mostra segnali contrastanti. Se da un lato il portavoce del Parlamento Ghalibaf è presente a Islamabad, i media di regime continuano a definire le richieste americane “eccessive”. Il cessate il fuoco di due settimane, che scade il 22 aprile, resta l’unico fragile argine prima di una possibile escalation definitiva.
La situazione nello Stretto di Hormuz è attualmente caratterizzata da una gravissima escalation militare che ha portato a un blocco navale e a scontri diretti tra le forze degli Stati Uniti e dell’Iran.
Giuseppe Basilico

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