
L’isola di Kharg: la leva petrolifera di Trump contro l’Iran
Un’isola corallina grande un terzo di Manhattan, a soli 25 km dalla costa iraniana nel Golfo Persico, potrebbe decidere le sorti della guerra in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran. Kharg gestisce il 90% delle esportazioni di petrolio greggio di Teheran, rendendola un obiettivo strategico cruciale per l’amministrazione Trump.
Il cuore economico dell’Iran
Kharg non è solo un terminal: è il motore finanziario del regime. Con una capacità di carico di 7 milioni di barili al giorno, canalizza quasi tutte le spedizioni verso la Cina, nonostante le sanzioni USA. Perdere il controllo anche per poche settimane causerebbe un deficit di miliardi mensili, crollo della valuta, inflazione alle stelle e tagli ai sussidi – una crisi sociale e militare simultanea, come spiega Mohammed Soliman del Middle East Institute.
Sviluppata negli anni ’60 con l’aiuto di Amoco (oggi BP), l’isola ha resistito a guerre passate, ma resta vulnerabile: 16 miglia dalla costa la rendono facile da isolare via blocco navale, senza bisogno di truppe a terra.
La strategia di Trump: conquista o blocco?
Fonti vicine alla Casa Bianca rivelano che i piani USA puntano a impadronirsi di Kharg, non tanto “se” ma “quando”: dopo aver neutralizzato le capacità offensive iraniane, un’operazione speciale potrebbe trasferire il controllo alle compagnie americane, replicando il modello Venezuela (dove Trump ha catturato Maduro e imposto petrolio USA).
Trump ci pensava da 40 anni: nel 1988 disse -durante la promozione del suo libro ‘The Art of the Deal’- al Guardian, “Un proiettile ai nostri, e prenderei Kharg”. Oggi, con la guerra iniziata il 28 febbraio, l’isola resta intatta nonostante gli attacchi su nucleare e militari – una scelta tattica per massimizzare la pressione economica. JP Morgan avverte: un attacco bloccherebbe le esportazioni, destabilizzando Hormuz e i mercati globali.
Israele spingerebbe per un’azione rapida, ma gli USA preferiscono aspettare. Ex advisor John Ullyot: “Trump dà leva su chi guiderà l’Iran post-regime”.
Impatti globali e prospettive
Kharg ha triplicato le esportazioni pre-guerra (fino a 3 milioni bpd), riempiendo serbatoi per la Cina. Trump offre scorte militari per navigare Hormuz, ma un confisca ridirezionerebbe flussi energetici, stabilizzando prezzi e prosciugando Teheran. “Sarà un’escursione breve”, ha promesso il Presidente lunedì.
In un conflitto asimmetrico, Kharg simboleggia la superiorità economica USA: colpire il portafoglio iraniano senza invasioni terrestri massicce. Il destino dell’isola potrebbe accelerare negoziati o forzare la capitolazione.
Luciano Priori Friggi

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