Se non ci rendessimo distratti, se ci sottraessimo alla fabulazione mistico-religiosa, non potremmo non valutare la nostra presenza secolare per discendenza da incesti, stupri, violenze, e quant’altro, finache necessiatatisi a soddisfare l’istinto alla perpetuazione della specie.
Ma dobbiamo essere innocenti. Da un certo punto della nostra storia sociale o da un certo punto della nostra storia individuale.
Innocenti. Carnefici, vittime, oppressori, oppressi, massacratori, massacrati per la convenienza e la opportunità delle regole che, di volta in volta, sono occorse e occorrono a mascherare o sovvertire interessi o indolenze.
Innocenti. Per essere un più. Un disvalore aggiunto ad un valore variabile, quale quello della morale.
Se non ci rendessimo distratti, se non ci sottraessimo all’unico valore essenziale alla nostra condizione di viventi –la continuità della specie- abbandoneremmo le armi, distribuiremmo equanimi le risorse, conserveremmo il nostro ambiente armonioso.
Siamo innocenti.
Innocenti. Verso la pedofilia. Innocenti e sdegnati. Per vite compromesse.
Se non ci rendessimo distratti, se non ci sottraessimo ai valori della condizione umana e della specie, ci accorgeremmo, anche, dell’accattonaggio cui sono obbligati i bambini; ci accogeremmo, anche, del lavoro cui sono obbligati i bambini; ci accorgemmo,anche, della vendita degli organi dei bambini; ci accorgeremmo, anche, della fame dei bambini; ci accorgeremmo, anche, delle fatiscenze e delle discariche dove vivono i bambini; ci accorgeremmo, anche, della umiliazione per la diversità di uno straccio indossato dai bambini; ci accorgeremmo, anche, delle preghiere stantie con cui si salvano i bambini.
Ma, tutto ciò non fa innocenza. Non sono vite compromesse.
Ma tutto ciò non produce la recitazione dolorosa di madri e padri improvvidi e inadempienti -per questo occasionali e impropri- da esibizione, utili alla rappresentazione sociale del punto “da qui in poi”.
Padri e madri innocenti –con i loro segreti di idiozie e presunzioni, arroganze e superficialità, come tutti- che inculcano il disvalore e la protervia della ricchezza e del benessere e che per la ricchezza e per il benessere sono distratti e si sottraggono dal conoscerne le fonti di sfruttamento che massacrano bambini e le possibilità che esse alimentano per il disprezzo -finanche degli uomini verso se stessi- e la conseguente obrobriosa violenza –sessuale e non- sui minori.
Io denuncio la pedofilia del lavoro. La pedofilia dell’abbandono. La pedofilia del mercato. La pedofilia del profitto.
Le fonti di tutte le violenze. Le fonti che non hanno virtù mediatiche. Le fonti che non regalano orpelli di compiacenti condivisioni dolorose, da smerciare al banco dell’opportunismo delle propria giustificazione morale.
Il dolore è silente. L’innocenza è silente.
Per questo io accuso la ipocrisa dell’innocenza. Che mi sottrae lo sguardo a bimbi che giocano, ricordando la mia infanzia. Che mi impedisce di ricevere un sorriso raccontando una fiaba. Seduto con essi ai bordi del marciapiede, come una volta.
E il mio sangue giace con il bimbo in immagine, perchè abbia il mio calore.
(f)
post scriptum
Scritto il pezzo, stante la difficoltà di lettura dei miei articoli di cui mi si imputa, stante la delicatezza dell’argomento, mi appare opportuno precisare che assolutamente reputo inopportuno il massacro mediatico cui sono sottoposti i bambini vittime di presunti abusi sessuali, cui si dedicano compiaciuti -ma dolenti, si badi, stupefatti e dolenti- i genitori.
Mi interrogo -e chiedo ci si interroghi-: quale fine occulto persegue una tale iperattività informativa?
Ben cosapevole -e consapevoli- dell’incauta attenzione, morbosa, che essa suscita, con apprensioni e non cautele, con divagazioni psicotiche e non indirizzi educativi; osservato, inoltre, che i bambini ne saranno -anche e probabilmente- attenti e captanti ascoltatori.
Con questo editoriale termino la mia partecipazione a pensalibero.it, giacchè non condivido, non posso condividere per coerenza di assunti, le proiezioni del PLLS che esso rappresenta.
Nella riunione di Napoli chiaramente le espressi dovendo annotare la ricercata mancanza di una unità etico/politica e ideale, di un rifacimento –in fatti e atti- dei valori della politica.
Ognuno è libero di protestare le proprie scelte, le propie consapevolezze e, come nel mio caso, le proprie inettitudini.
Ringrazio Nicola Cariglia per lo spazio che ha voluto concedere alle mie divagazioni.
Divagazioni “letterarie”; ma, anche questa e soprattutto questa è, a mio avvsio, la nuova politica, la poetica della politica.
Ringrazio le amiche e gli amici che mi hanno accompagnato; specialmente Lidia Tognesi, Ornella Tajani, Fabio Amiranda: giovani, di entusiamo, attenzione, dedizione e valore che renderanno fertile, con la loro vita, la società futura.
Aggiungo che la redazione –pure non in contrasto con i motivi della mia decisione- ha convenuto di non sospendere la edizione di Napoli, semprecchè l’editore non ne decida l’oscuramento. Con una turnazione della direzione. Il prossimo eventuale numero sarà firmato da Paulette Ievoli, cui rivolgo i miei complimenti e gli auguri.
Ancora grazie,
franchini

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