Il giovane giornalista che mi ha chiesto come si scrive Turati sono sicuro che avrebbe da insegnare a me molte più cose di quante ne possa insegnare io a lui. Ma anche delle mie c’è bisogno.
“E lei come devo qualificarla?”.
“ Nicola Cariglia, presidente della Fondazione Turati”.
“Fondazione…..”
“Turati”.
“Come si scrive…?”
Ora riavvolgiamo la pellicola del film. O, se preferite, ribattiamo il ciak di questa scena. Avevo appena finito di moderare, a Firenze, nell’Auditorium del giornale La Nazione, la prima parte di un convegno sul tema: “Il welfare al tempo della crisi: anziani e disabili, nuovi modelli assistenziali e solidaristici”. Avevano parlato il vicepresidente della Regione Toscana, Stefania Saccardi, il presidente della commissione sanità, Marco Remaschi, l’assessore al welfare del Comune di Firenze, Sara Funaro. C’erano in sala e al tavolo della presidenza esponenti politici, docenti universitari, imprenditori e operatori del settore. A metà dibattito, una pausa caffè mi sembra la cosa migliore per ricaricare le batterie ed assicurare la dovuta attenzione al proseguo dei lavori. Dal microfono lancio una preghiera: “solo cinque minuti, mi raccomando” e tento lo sprint per dribblare la coda. Niente da fare: mi blocca un giovane giornalista, taccuino in una mano e penna nell’altra. Non resisto, mi commuovo, tantissimi anni fa anche io ho cominciato così. Si veniva sballottati da un convegno all’altro, magari passando per i carabinieri e la questura e anche da qualche altra parte. Il tempo per prepararci ad ogni argomento non c’era. Il più delle volte sapevi dieci minuti prima di cosa occuparti. Oggi è anche peggio e il destino di ogni povero cronista è inesorabilmente quello di palesare tutta la sua ignoranza: con goffi tentativi di nasconderla. Per questo sono estremamente disponibile e gentile con il giovane che mi si è aggrappato per avere sul convegno e sui presenti le notizie che gli servono. Gli dico con la lentezza indispensabile a lasciarlo scrivere chi sono i partecipanti e cosa rappresentano. E resto calmissimo anche alla richiesta di spelling su Filippo Turati. La barba più venerata dei socialdemocratici a vita come me. Quello che avevo eletto a Maestro indiscusso in quanto incarnazione del Riformismo. Calmissimo, probabilmente, perché stordito: come da un jab, che non avevo avuto modo di vedere arrivare. E come potevo?
Vorrei essere creduto: non racconto l’episodio per innescare la solita insopportabile pippa dei giovani che sono ignoranti e così sproloquiando. Al contrario. L’episodio interpella, piuttosto, quelli come me. Con un mondo così cambiato, a quali condizioni si può ancora essere attuali e utili?
Il giovane giornalista che mi ha chiesto come si scrive Turati sono sicuro che avrebbe da insegnare a me molte più cose di quante ne possa insegnare io a lui. Le sue cose, i suoi valori, più nuovi; i miei più stagionati. E il massimo sarebbe se ognuno riuscisse testardamente a restare se stesso, senza cercare di compiacerci vicendevolmente.
E vado al dunque. L’episodio del giovane cronista che va di fretta, senza potersi informare, ma quasi certamente ha di fronte chi sa quanti anni di precariato ancora, è una istantanea che fotografa i tempi. E che spiega anche le cose della nostra politica. Vorrei parlare a tutti gli entusiasti del patto Renzi-Berlusconi su legge elettorale, nuovo Senato, e pronunciare parole come Democrazia, sovranità popolare, equilibrio dei poteri (check and balance), garanzie. Temo che molti mi chiederebbero lo spelling. Già, come si scrive?

Vedi Nicola,
i politici di una volta ci indignavano, potevamo odiarli, simpatizzare, sentirli vicini o no, quelli di oggi non fanno piu neppure ridere, sono inutili.
Caro Paolo,
“Vorrei essere creduto: non racconto l’episodio per innescare la solita insopportabile pippa dei giovani che sono ignoranti e così sproloquiando. Al contrario. L’episodio interpella, piuttosto, quelli come me. Con un mondo così cambiato, a quali condizioni si può ancora essere attuali e utili?”
Mi pare che siamo abbastanza d’accordo sul punto….
Chiunque abbia avuto la sfortuna di lavorare a Firenze (sfortuna, ma anche fortuna perché alla fine si fa esperienza comunque), capisce Nicola, l’emraginazione e l’esclusione della quale parli.
Non credo di aver espresso in maniera sbrigativa il mio parere, ma vedi, puo’ darsi che fossi condizianato dall’intervista della Madia al TG3 (roba da dilettanti allo Sbaraglio, ma purtroppo è la realtà) e dalle recenti misure della Giannini per esempio sull’insegnamento della musica (già devastata dai medesimi e predecessori), e allora quella foto sul tuo pezzo su marmo mi ha lasciato di stucco ! ;-)
La politica in questo momento gode di pochissima fiducia, tutta quanta, bisogna ripartire dalle persone.
MI chiedo spesso, riguardo ai pensatori e/o politici di una volta, come avrebbero agito oggi? Il mondo è davvero cambiato, anche se i comunisti fiorentini (renziani oggi, occhettiani ieri) son sempre gli stessi.
Caro Paolo,
mi sembra eccessivamente sbrigativo (e ingeneroso) il tuo giudizio. Personalmente ho fatto in vita mia varie cose, avendo attraversato negli anni varie fasi. Ma ti assicuro che non è mia abitudine (e mi pare non lo sia degli altri collaboratori) voltarmi indietro. Le analisi e i commenti che si leggono su Pensalibero (non parlo dei miei, ovviamente) sono quanto di più svincolato da interessi opportunistici che si possa trovare in giro. Certo discutibili, ma liberi. E ti assicuro che i rischi di emarginazione e le ritorsioni non sono da meno di quanto non fosse una volta. Sei toscano e, quindi, capisci benissimo cosa intendo…
Un caro saluto,
Nicola Cariglia
Caro Nicola, se cominciaste voi che avete sale nella zucca e un bel po’ di cuore a fare meno “amarcord” e a guardare al presente, invece che al passato e al futuro?
Gli elenchi dei disastri perpetrati dai ministri renziani, dalla Madia alla Giannini, passando per la Boschi e via dicendo, andrebbero sezionati e sanzionati duramente. Non entro nei particolari perché basta leggere un giornale qualsiasi.
Il vostro scopo dovrebbe essere quello di riportare la gente a capire e uscire dagli schieramenti, prendere il meglio di tutti (M5S, Lega, PD, FI) e buttare alle ortiche quelllo che distrugge l’Italia.
Provateci concretamente senza guardarvi indietro, i tempi stringono per tutti.
Caro Nicolo, e allora meglio forse dirla fino in fondo, chiamando cose e persone per quel che sono.
Caro Marzio,
stamani dovevi essere avvolto in una insolita nube di ottimismo al tuo risveglio….
” Il giovane giornalista che mi ha chiesto come si scrive Turati sono sicuro che avrebbe da insegnare a me molte più cose di quante ne possa insegnare io a lui. Le sue cose, i suoi valori, più nuovi; i miei più stagionati. E il massimo sarebbe se ognuno riuscisse testardamente a restare se stesso, senza cercare di compiacerci vicendevolmente ” Caro Nicola, anche se in chiusura raddrizzi il tiro contro te stesso, non sono d’accordo con tanta comprensione, il giovane giornalista era solo un serpente che ti prendeva per il c…, sapendo benissimo come si scrive Turati. Quindi meritevole di nessun contraddittorio ma solo di disprezzo. Nient’altro.
Credo che la lotta più dura sia spiegare queste cose a chi è in buona fede. Per quelli in malafede c’è solo da non deporre le armi. Della democrazia.
Spelling o democrazia, ecc.?
Bravo Nicola questi sono partiti da zero. Chissà quanto tempo ci vorrà perché capiscano che, oltre alle infatuazioni che gli propinano, ci sono dei valori, per noi ideali che sono in vero sale della vita.