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Intervista al Generale Mario Mori

A 30 anni di distanza dall’arresto di Toto’ Riina pubblichiamo una intervista del Professor Marco Mayer, docente al Master in Cybersecurity, della LUISS al Generale e Prefetto Mario Mori.

di Marco Mayer | 15 Gennaio 2024

 Caro Generale – esattamente a  30 anni di distanza dall’ arresto di Toto Riina Le chiedo di spiegare ai profani in cosa consiste il  metodo “Dalla Chiesa” che il ROS ha applicato anche in questo caso? 

Il   metodo Dalla Chiesa, in estrema sintesi, prevedeva che, una volta individuato un elemento dell’organizzazione criminale investigata, questi fosse oggetto di una serie di prolungate attività investigative, mirate allo scopo di risalire agli altri elementi dell’organizzazione criminale. Il metodo, con una serie di predisposizioni tecniche innovative, presupponeva, come essenziale, la collaborazione con la magistratura requirente.

 Quali sono le principali differenze che ha riscontrato tra combattere le Brigate Rosse e contrastare Cosa Nostra?

Premessa una precisa conoscenza delle diverse metodologie operative delle controparti, la fase del contrasto sul terreno delle due strutture era praticamente identica, configurandosi entrambe come organizzazioni di criminalità organizzata.

 Nel suo libro racconta la frammentazione che il Procuratore Pietro Gianmanco ha fatto del vostro lavoro su Mafia Appalti. Ha una possibile spiegazione?

              
La decisione assunta dal dott. Gianmanco, anche a parere di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, era frutto dei rapporti, non sempre lineari, che il magistrato teneva con il modo politico ed imprenditoriale.

 Come ricorda i suoi rapporti con la Procura di  Milano?

 I miei rapporti con i magistrati di quella Procura sono stati sempre eccellenti, in particolare ricordo Ilda Boccassini e Armando Spataro. Le attività dei reparti da me diretti con la magistratura di Milano, sono stati prolungati e fruttuosi sia nel contrasto al terrorismo che alla criminalità mafiosa.

Nelle indagini Mafia Appalti è emerso il possibile coinvolgimento di grandi imprese nazionali (quali ad esempio  la Ferruzzi)  e una loro  contiguità con i palazzi romani? 

Un colosso come il Gruppo Ferruzzi non poteva non avere rapporti con il mondo della politica. Per quanto riguarda l’attività investigativa condotta, posso confermare i legami tra il Gruppo rappresentato Raul Gardini e Lorenzo Panzavolta con gli ambienti mafiosi rifacentisi a Salvatore Riina.

 La dottoressa Liliana Ferraro (magistrato   non noto al grande pubblico per   la sua proverbiale riservatezza) ha avuto  un ruolo importante prima e dopo la morte di Falcone. A quasi 2 anni dalla sua scomparsa può raccontare il suo contributo al contrasto al fenomeno mafioso?

 Liliana Ferraro, con la sua intelligenza determinata, è stata una dei primi magistrati “non siciliani” a comprendere il fenomeno mafioso e a mettersi a disposizione degli inquirenti che operavano sul campo. In particolare, nel suo rapporto professionale con Giovanni Falcone, ha rappresentato l’elemento indispensabile, dal punto di vista del supporto tecnico-amministrativo, che ha consentito al collega e amico di sovrintendere alla parte più squisitamente operativa del suo disegno di politica giudiziaria.

 Lei ha subito per più di 20 anni tre processi conclusisi con la Sua piena assoluzione. La riforma del Codice di Procedura Penale è uno dei fattori che hanno contribuito a produrre la grande lentezza della macchina giudiziaria   e i casi di malagiustizia? E in caso affermativo cosa cambierebbe?

La riforma del codice di rito evidenzia le sue lacune in quelle parti che risentono ancora della vecchia impostazione inquisitoria, retaggio del vecchio sistema, che ne fanno una realizzazione incompiuta e quindi sicuramente migliorabile. Nel mio caso, non penso che gli si possa attribuire “responsabilità” circa le vicende giudiziarie che mi hanno riguardato, piuttosto ritengo che una certa impostazione “storiografica” e non giuridica, assunta da qualche magistrato, sia requirente che giudicante, abbia causato le mie vicende processuali.

Un ultima domanda in materia di intelligence. Lei che ha diretto il SISDE come inquadrerebbe la falsa  telefonata al Presidente del Consilglio Meloni e la fuga di Artem USS? Nei due   casi sembrano sommarsi due fattori di debolezza, uno tecnologico ed uno umano: a) la mancanza di strumenti tecnologici adeguati per il riconoscimento vocale e una gestione non efficiente del   braccialetto elettronico; b) rete di supporto della Federazione Russa. Pensa che l’  Italia sia adeguata attrezzata per rispondere alle iniziative che provengono da Mosca e Pechino?

I   fatti da lei citati evidenziano un problema di fondo della nostra società in cui la tecnologia, oggi c’è anche l’intelligenza artificiale, condizionano e possono creare situazioni, non solo imbarazzanti, ma anche gravemente pericolose. L’Italia opera nel contesto del mondo occidentale e, come tutti i paesi che ne fanno parte, ha difficoltà a fronteggiare compiutamente la competizione, sviluppata su più fronti, con Cina, Russia ed altri competitors internazionali.

Marco Mayer

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, borsellino, brigate rosse, chiesa, cina, disposizione, intervista, italia, lavoro, magistratura, meloni, milano, mondo, organizzazioni

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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