
Due anni dopo il suo debutto operistico alla Brooklyn Academy of Music del Spring Festival di New York nella conduzione del Falstaff di Salieri, nel 1999 debutta alla Scala di Milano.
Nello stesso anno viene nominato Direttore Artistico e Musicale della Fondazione Festival Puccini, ruolo che tutt’ora mantiene.
La sua bacchetta, pur propensa per gli spartiti pucciniani, spazia con successo sia nell’opera lirica che nella musica sinfonica, impegnandosi, oltre che nelle partiture più celebri, anche in un lavoro di ricerca e riscoperta di testi rari o desueti come è stato per I Medici, un’opera lirica di Ruggero Leoncavallo su libretto proprio, andata in scena dopo un lunghissimo oblio nel 2007 a Torre del Lago.
E’ ormai da anni un solido punto di riferimento del Festival Pucciniano nei confronti del quale ha messo a disposizione la sua professionalità e il suo entusiasmo, senza tuttavia precludersi la possibilità di misurarsi con sfide artistiche sempre più importanti, come è stato nel gennaio 2010 quando l’Opera Orchestra of New York, OONY, lo ha nominato Musical Director fino alla stagione 2014/15 e direttore musicale aggiunto (Music Director Designate) per la stagione 2010-2011.
Maestro Veronesi, ancora una volta protagonista di questo 58°Festival…
Un edizione decisamente più sofferta delle altre ma forse per questo ancora più ricca di soddisfazioni. Adesso che è in corso e che i risultati si fanno vedere, posso dire che è stato un “miracolo” che il sipario del Gran Teatro di Torre del Lago si sia sollevato anche quest’anno.
Un miracolo che ha visto il fattivo contributo delle maestranze della Fondazione e la grande disponibilità ed amicizia di grandi voci nazionali e internazionali che hanno accettato di cantare con cachet decisamente scontati…
Ma non è, in qualche modo “umiliante” dover ricorrere ogni volta alla buona volontà dei cantanti per allestire un programma credibile?
Può sembrare così, in realtà, in questo “dare” generoso di molti cantanti, c’è un “avere” legato all’ambiente e ai rapporti che si creano. Torre del Lago non è solo un bellissimo teatro: è il luogo dove Puccini ha deciso di mettere le sue radici, il luogo delle sue nostalgie più profonde e dei suoi più profondi piaceri; qui è vissuto e qui ha composto molte delle sue opere… Quest’atmosfera si respira e chi ama la musica non può fare a meno di sentire emozioni fortissime cantando qui.
Inoltre, sempre per quanto ci hanno riferito i cantanti stessi, l’ambiente è positivo, l’accoglienza buona, la disponibilità dell’organizzazione a favorirli in ogni modo, totale… Motivi per molti sufficienti per rinunciare anche ad una parte del compenso di fronte ad una richiesta che giunge motivata e credibile.
Che ci dice del cartellone di quest’anno?
Come dicevo, difficile è stato realizzarlo ma, con il contributo di tutti ed un pizzico di fortuna, che non guasta, ce l’abbiamo fatta. Come sempre tre riedizioni ed un nuovo allestimento, questa volta davvero “speciale”. E’ tornata sul palcoscenico, graditissima dal pubblico ed apprezzata dalla critica, la delicata Butterfly nell’allestimento di Kan Yasuda, primo tra i grandi artisti ad aderire, nel 2000, al progetto “Scolpire l’Opera”, con la regia di Vivien A. Hewitt e i costumi di Regina Schrecker con due interpreti di grandissimo livello come Donata D’Annunzio Lombardi e Silvana Froli nel ruolo di Ciò Ciò San ed una altrettanto grande Annunziata Vestri in quello di Suzuki. Pinkerton è l’ormai di casa Aquiles Machado, mentre al giovane baritono turco, Kartal Karagedik, una voce assolutamente da non sottovalutare, è andato il ruolo del Console Sharpless. Un altro giovane, ormai non più solo promessa ma certezza, è Valerio Galli direttore d’orchestra cresciuto in seno al Pucciniano.
Nell’allestimento che porta la firma di Riccardo Canessa per la regia e Antonio Mastromattei per le scene, con la graditissima novità della Fondazione Cerratelli che ha curato i costumi, torna anche Tosca con due voci di indiscutibile prestigio pur nella loro diversità: l’ucraina Oksana Dyca al suo debutto nel nostro teatro, e la italianissima sipontina Francesca Rinaldi, che si alterneranno sul palco nel ruolo di Tosca. Già conosciuto al pubblico torrelaghese come un imponente e potente Calaf in Turandot, è tornato nel ruolo del patriota/pittore Mario Cavaradossi il coreano Rudy Park, personaggio da lui già interpretato al Teatro Lirico di Cagliari e al Filarmonico di Verona. Imponente, freddo e sensuale, Alberto Mastromarino, altra conoscenza del Festival Puccini, è un perfetto Barone Scarpia. Tosca è l’opera che, con grande piacere, ho diretto quest’anno ricavandone grandi emozioni grazie anche agli interpreti e alla qualità dell’orchestra in costante crescita.
Qualità della quale ha parlato anche il grande Daniel Oren, gradito ritorno al Festival per una direzione eccellente della Bohème che abbiamo riproposto nell’allestimento dello scorso anno che porta la firma per le scene di Maurizio Varamo, per i costumi di Anna Biagiotti e per la regia di Maurizio Di Mattia. Anche per quest’opera, un cast di ottimo livello: Maria Agresta, Mimì, voce seducente e, a mio avviso, ottima capacità interpretativa; Alida Berti, una Mimì di temperamento ma anche di grande emozione; Stefano Secco, un Rodolfo energetico e brillante; Gabriele Viviani, vocalmente potente Marcello; Domenico Colaianni, arguto Schaunard; Carlo Struli, profondo Colline.
Ma la novità di quest’anno è quella di aver portato, anzi, è più corretto dire ri-portato, un’opera non pucciniana nel sacrario di Puccini. Una scelta ponderata, dettata in questo caso dalla prossima ricorrenza del 200° dalla nascita di Giuseppe Verdi, ma che potrebbe diventare non più un’eccezione ma una certezza per il pubblico che visita il nostro Festival. Traviata, grazie sicuramente all’allestimento realizzato in una coproduzione tra il Teatro Verdi di Pisa, il Giglio di Lucca, il Goldoni di Livorno con la collaborazione di Maggio Formazione, si è presentata al pubblico del nostro teatro come un piccolo gioiello nel quale, almeno credo confortato anche dal riscontro degli spettatori, ogni cosa ha trovato il suo giusto spazio. Ancora una volta preziosa la collaborazione intrapresa con la Fondazione Cerratelli che ne ha disegnato e realizzato i costumi, e con il corpo di ballo ImperfectDancers le cui coreografie sono state ben curate da Walter Matteini. La regia di Paolo Trevini è apparsa più che convincente e apprezzata è stata la scenografia di Poppi Ranchetti. Un ottimo cast, ben guidato dalla bacchetta del Maestro Fabrizio Maria Carminati, ha fatto il resto: la “nostra” Mimma Briganti ha ben dato il cambio a Silvia Della Benedetta nel ruolo di Violetta, mentre Stefano Antonucci, Giorgio Germont, è stato particolarmente apprezzato nelle recite che si sono tenute finora.Buona anche la performance di Massimiliano Pisapia, Alfredo, e degli altri personaggi che si sono succeduti e si succederanno nelle repliche in programma.
Vorrei tornare su quella “contaminazione” di opere nonpucciniane al Festival…
Sì, credo che possa costituire un nuovo elemento che possa dare alla manifestazione maggiore interesse e, conseguentemente, conquistare nuove fette di mercato…
Affiancare a Puccini artisti che con lui hanno affinità “temporale” come Catalani, Mascagni, Leoncavallo, o di cui, in qualche modo, si è “nutrito” nella sua formazione come Verdi o Wagner, potrebbe essere un’esperienza importante anche per il festival che potrebbe utilizzare anche durante l’anno per approfondimenti critici con convegni o appuntamenti tematici…
Ma il Festival è dedicato a Puccini e Torre del Lago è la “casa” di Puccini; non sarebbe meglio dedicare alle sue opere qualche attenzione in più?
Lo abbiamo fatto, ad esempio, con il progetto “Scolpire l’opera” e lo stiamo facendo ospitando produzioni che vengono da altri Paesi. Magari in un prossimo futuro potremmo addirittura fare una sorta di “concorso” dedicato alle produzioni pucciniane che vengono realizzate nel mondo ed ospitare le migliori premiandole…
E’ un’idea che potrebbe funzionare, in fondo quale migliori riconoscimento che portare il meglio che viene fatto in nome di Puccini proprio nei suoi luoghi? Occorre però considerare tutte le difficoltà oggettive di questo progetto e i costi relativi… ma “mai dire mai”: il Festival Pucciniano in questi anni è stato capace di fare cose ritenute impossibili e di aprire contatti che non speravamo mai di poter aprire, quindi… lasciamo che le idee maturino e diventino progetti e facciamo in modo che i buoni progetti diventino solide realtà a sostegno di questa manifestazione tanto amata quanto non sempre considerata a sufficienza da chi dovrebbe sostenerla.
E i suoi impegni? Oltre che direttore artistico e musicale del Festival lei è anche uno stimatissimo direttore d’orchestra…
Entrambi i ruoli mi appartengono e da entrambi traggo grandi soddisfazioni… Per quanto concerne i miei impegni, un’AndreaChenier a New York, una Butterfly a Salerno, Cavalleria e Pagliacci a Bologna. E poi, con grande, grande piacere, la tournee con l’Orchestra del teatro dell’Opera di Valencia alla quale doveva partecipare Zubin Mehta che, impossibilitato, ha voluto fossi io a sostituirlo. L’agenda prevede altri impegni ma di questo spero di potergliene parlare più dettagliatamente nella prossima intervista.

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