
È da poco uscito il suo suggestivo romanzo PARLERO’ DI TE, edito dalla casa editrice pisana dreamBOOK edizioni; vediamo di conoscere meglio Annamaria Bianchi, autrice cagliaritana. Farmacista, ha lavorato con passione nel campo della Fitoterapia, dedicando molta attenzione alla relazione di aiuto e di cura tra paziente e terapeuta. Professore incaricato all’Università di Cagliari e docente di Master internazionali, psicoterapeuta di indirizzo junghiano e libera professionista, ama la letteratura, il cinema, l’arte e la buona musica.
– Chi è Annamaria Bianchi?
Chi sono? E’ di certo una bella domanda e non credo che basterebbe una vita per riuscire a dare una qualunque risposta che sia esaustiva anche in minima parte. Ma la prima cosa che mi viene in mente è che sono di certo una persona molto curiosa dell’essere umano. Lo guardo con comprensione, e quello che sento è una grande meraviglia, nel bene e nel male. Voglio dire che nel fondo di ognuno di noi ci sono sempre grandi possibilità di evolverci, e poter contribuire a questo, sia nei confronti di me stessa che verso gli altri, come individui e come società, mi conforta. Mi dà il senso della vita e di far parte attiva del mondo che abito e nel quale potrò continuare a viaggiare. Il viaggiare che intendo è naturalmente oggettivo ma anche simbolico.

– In lei convivono l’anima sarda e quella toscana: cos’ha preso da ognuna di queste diverse sensibilità?
Sono due terre in forte contrasto. E’ il punto di origine che mi suscita intensi sentimenti. La terra è potente in Sardegna, con i suoi profumi, i paesaggi forti e le tradizioni arcaiche. Le donne sono uno specchio dell’accoglienza che in questa terra è sacra. Ma sono anche le madri che accudiscono i figli col calore e la dignità di chi è abituato a dover contare solo sulle proprie forze. Sensibilità, orgoglio, e tanto altro si può dire della terra nella quale sono nata e cresciuta. E’ l’isola, è il contatto col mare da ogni parte che offre una sensibilità speciale; gli isolani con i marinai posseggono sempre certe caratteristiche. Non è un caso che capiti spesso che fra loro si intendano bene. La Toscana è una terra opulenta, ammirevole e ammirata, abituata ad esserlo. Quando ho visto Lucca e Firenze per la prima volta ero molto piccola, ricordo ancora la sensazione di meraviglia dovunque spostassi lo sguardo. In Piazza della Signoria credo di aver girato in tondo a lungo e con la bocca aperta. Mi hanno detto che continuavano a chiamarmi mentre io continuavo a voltarmi da ogni parte. Ero una piccola bambina sensibile al bello che già da allora mi commuoveva. Della “gente” toscana ammiro la praticità e la cura che mettono in ogni cosa, la volontà e tanto altro.
– Parlerò di te è una suggestiva saga familiare: perché questo titolo e cosa ha voluto raccontare?
Le donne. Ho voluto raccontare le donne. Ogni donna vista da una donna. Il mondo femminile che si confronta con quello maschile. E l’incontro, la forza dell’attrazione, l’ambivalenza e il mondo degli opposti. Ma non volevo scrivere un saggio, sarebbe stato un ennesimo saggio che può essere letto solo da una certa parte di lettori. Quelli più preparati su un argomento a cui avrei dovuto mettere confini, o su cui avrei dovuto “teorizzare”. Ho pensato che un romanzo avrebbe soddisfatto entrambe le esigenze: far sì che arrivasse a un pubblico più ampio che fosse in grado di recepire i messaggi che desidero comunicare, e allo stesso tempo la libertà di toccare varie tematiche e lasciarle aperte. L’ho detto più volte che le domande sono molto più stimolanti delle risposte. Le domande restano aperte, le risposte chiudono la visione dentro recinti angusti.
– Puccini e la sua musica attraversano il romanzo: cos’è per lei la musica e quella del compositore lucchese in particolare?
Emozioni. Equilibrio. Sentimento. Ho scritto pagine e pagine su questo e non vorrei essere riduttiva su un tema che mi sta così tanto a cuore. Le emozioni riguardano il nostro primo linguaggio nel momento in cui veniamo al mondo e la musica è in ogni fase della nostra vita un potente conduttore. Il nostro primo urlo è determinato da emozioni violente. Di emozioni facciamo uso evolvendoci, e col tempo e attraverso le esperienze impariamo a identificarle, a raggiungere attraverso di esse un pensiero riflessivo. Sono un potente strumento di crescita evolutiva se convergono e giocano il loro ruolo in sintonia con il pensiero razionale. E’ un gioco complesso di collaborazione che ci permette di raggiungere un grande benessere. La musica ci aiuta in tutto questo, e la musica di Puccini… qualunque parola che io possa usare, sarebbe inefficace a definirla. E’ emozione, è sentimento, è ragione. E’ solo attraverso l’incontro e la convivenza consapevole di ogni parte di noi stessi, tra emozioni e ragione, che possiamo comprendere il nostro stare al mondo. La musica di Puccini ci trascina e ci accompagna.
– Da Lucca a Cagliari a Nuoro, la storia di questo romanzo giunge fino a Gerusalemme “luogo sacro dove si può incontrare Dio” scrive. E più oltre “Non quello che divide ma quello che nasce con noi. Ognuno ha il suo”. Ci può spiegare meglio quello che ha voluto dirci?
Il viaggio fino a Gerusalemme è un viaggio simbolico. Dante ci ha portato dall’Inferno fino al Paradiso. Non c’è bisogno che io dica che stiamo vivendo un periodo difficile, preoccupante e complicato. Per uscire da questo Inferno c’è bisogno di essere maturi, di essere lucidi e responsabili. Non si possono trovare soluzioni senza prenderci prima di tutto la responsabilità di noi stessi. La responsabilità è il coraggio di crescere. Sto parlando di identità. Raggiungere il senso di sé e il proprio stare al mondo. “Sento di esistere, di esserci. Questo è il mio nome.” E ognuno ha il suo. E’ un senso di pienezza che si può raggiungere solo attraverso un viaggio interiore. Quello che possiamo trovare è la nostra parte più profonda. E’ la nostra spiritualità. Il nostro Paradiso. E’ la parte più sacra di noi stessi. E’ lì che possiamo sentire pace e benessere. “E’ un luogo sacro dove si può incontrare Dio… ” E’ un luogo unico e libero, diverso per ciascuno di noi, dove ognuno può stare in rapporto profondo con se stesso. Solo in questo modo si può essere in pace con gli altri in modo autentico.
– L’uomo, la sua storia e la Storia: in questo romanzo le “piccole storie” incrociano più volte la “grande Storia”. Quanto è importante questo profondo legame tra le storie individuali e la Storia collettiva e quanto la soggettività di ognuno la racconta in modo diverso?
In fondo ho già risposto. Imparare a stare al mondo vuol dire avere il senso della propria vita, apprezzarla in ogni momento senza aspettare qualcosa che non arriva mai. Il particolare lo viviamo in ogni momento, poiché una volta vissuto non tornerà più. Ognuno di noi è un punto diverso, unico e importante di una trama infinita che senza di noi sarebbe diversa. E’ una trama che possiede nel presente il suo passato e il suo futuro. E’ una Storia fatta di storie. E in ogni sguardo di sé e del mondo c’è una storia diversa. Ecco perché è così difficile dare risposte. La verità è per ognuno diversa, complessa e multiforme, dipende sempre dal punto di vista che decidiamo di adottare. Ma sono le voci più autentiche, quelle che parlano di tolleranza, di etica e di educazione morale (e per carità non rigida e formale), quelle che possono aiutarci a sbrogliarci in un cammino tanto impervio. E di solito sono le voci che non urlano mai e che mostrano nel comportamento di chi parla il senso della misura. Di fronte a questi individui illuminati proviamo un senso di sano benessere. E possiamo incontrarli dovunque e ogni giorno: su una panchina nel giardino di fronte a casa o in capo al mondo, e non importa dove e quando, sono in ogni caso incontri importanti. Ma solo se diamo loro l’attenzione che meritano. Ecco perché ogni piccola storia è importante nella grande Soria. Ma solo se cogliamo spontaneamente quello che colpisce la nostra attenzione.
“due donne una di fronte all’altra”: in quale misura la complicità femminile può arginare la discriminazione e l’emarginazione e cosa pensa della “SORELLANZA”, brutto termine con il quale si definisce la solidarietà tra donne?
Non mi sono mai piaciute le etichette. Ogni donna è prima di tutto un essere umano e, posso aggiungere, particolarmente umano. E’ scritto nei nostri geni. E’ il femminile, emozionale, accogliente, accudente, sensibile ai messaggi non verbali, quelli corporei, autentici, automatici, inconsapevoli. Ecco perché le donne sono veloci a cogliere, a sentire i segnali del corpo, a entrare nella profondità dello sguardo di chi incontrano. Non è solo una capacità naturale, è un bisogno. L’incontro, la vicinanza, è un bisogno profondo del femminile. Sto parlando del femminile che è auspicabile sia presente anche negli uomini. E’ una ricchezza, che offre con generosità la propria sapienza, quella del mondo delle emozioni più evolute, quelle che si trasformano nei sentimenti, nella capacità di amare. Non riconoscere l’importanza delle donne, è prima di tutto una grande perdita, per la donna, per l’uomo e per la società intera. Ma le donne possono arrivare ad avere la consapevolezza del proprio valore soltanto attraverso il rispetto, il riconoscimento da parte di se stesse e della società di cui fanno parte. Una cosa è certa, laddove il valore di una donna non viene riconosciuto e comunicato espressamente sia nel privato che nel pubblico, non può esserci una società equilibrata. E non può esserci pace e tolleranza. E’ la legge degli opposti, che solo incontrandosi, nell’integrarsi insieme, possono dar luogo all’equilibrio. Quindi il mondo ha un grande bisogno delle donne. Ma sto parlando delle donne che imparano a riconoscere se stesse, e ad apprezzare la propria sapienza naturale senza imitare modelli maschili.
– Una domanda che potrebbe sembrare antistorica in questo XXI secolo : essere scrittrice a Cagliari, o in una qualsiasi città o cittadina della Sardegna ed esserlo “in continente” fa la differenza? Perché?
La risposta potrebbe essere lunga ma preferisco essere breve. Dipende sempre dalle occasioni e dalle scelte. Come al solito non c’è una risposta universale. Ognuno di certo avrà la sua. Si può scrivere in tanti modi e per tanti motivi. Per quanto mi riguarda è una strada naturale. Parlerò di te è il primo romanzo che ho pubblicato ma ho sempre scritto e di tutto. La scrittura cambia attraverso l’esperienza che facciamo del mondo di dentro e di fuori, e dipende da quello che si vuole scrivere. Io voglio scrivere dell’umano, delle emozioni, dell’importanza di avere un’identità, e del benessere che si prova, strada facendo, nell’imparare il mondo dei sentimenti. Perché, come ho detto più volte, i sentimenti si imparano vivendo con consapevolezza, altrimenti ci fermiamo prima, al mondo infantile dell’attaccamento. La scrittura in questo senso mi offre la possibilità di entrare, e di comprendere, e di comunicare affetti e riflessioni che solo con le parole sarebbe difficile comunicare. Per scrivere di questo, l’isola circondata dal mare forse offre anche di più rispetto al “Continente”, proprio per quella parte arcaica e naturalmente libera di cui parlavo che è così intimamente stimolante per ogni essere umano. Ma questo è un mio punto di vista personale. Per altro, è ovvio che poter vivere in una grande città offre molte opportunità di esperienze diverse che arricchiscono in altro modo. Anche qui, ognuno ha il suo.
– Cosa c’è nel cassetto dopo PARLERO’ DI TE?
Sto scrivendo un altro libro. E’ un tema complesso quello del rapporto di ogni essere umano con la paura della fine, e oggi ne stiamo facendo esperienza in modo intenso. In ogni tempo e in ogni vita ci sono cambiamenti forti. E il cambiamento in se stesso è un bene salutare, è vita. Ma ci sono momenti che ci colpiscono con una tale violenza, che il nostro equilibrio viene messo a dura prova. La sofferenza spaventa, in certi casi terrorizza, il mondo si scolora e ci mette a confronto con la paura della fine. Ma senza non si cresce. In quei momenti si devono trovare soluzioni, aprendo la possibilità di incontrare una forza nuova che non sapevamo di avere. E’ una legge di vita dura ma saggia e comprensibile. Di questo parlerà il libro e di molto altro. E’ una storia di coraggio e di evoluzione. E’ una storia di emozione, ragione e sentimenti, cos’altro…
Claudio Tirinnanzi

Lascia un commento