Come nel calcio, al cambio dell’allenatore, in genere cambia lo schema di gioco della squadra con un riassetto che può significare anche uscite o nuove entrate di giocatori.

Al teatro Verdi di Pisa, cambio di guardia nella direzione artistica della lirica: fuori Stefano Vizioli e dentro Enrico Stinchelli, romano, regista, autore e conduttore insieme a Michele Suozzo de La Barcaccia in onda dall’ottobre 1988 su Radio Tre. Il programma, che è diventato la più longeva trasmissione della RAI, dal 1988 al 2018, ha prodotto più di 6.000 trasmissioni, portando gli indici di ascolto a oltre 1 milione e 500 mila ascoltatori in Italia e di oltre dieci milioni in tutto il mondo. Ha inoltre svolto una incessante attività nel campo dell’editoria musicale e della produzione artistica pubblicando diversi libri musicali.


Nel 1998 ha debuttato al Comunale di Bologna come regista, su iniziativa del baritono Leo Nucci. Ha molti successi al suo attivo in molti teatri italiani e internazionali; il Galà a Montecarlo “Pavarotti Canta Verdi”, trasmesso su Raidue (2002), il concerto commemorativo per ricordare l’11 settembre 2001 (trasmesso da RaiUno) solo per ricordare due eventi di notevole impatto.
Nel 2016 ha eseguito un Mefistofele di Boito a Pisa e Lucca, con un coro di 250 artisti. Nel 2016 la Turandot di Puccini eseguita a Torre del lago con le scene di Ezio Frigerio e i costumi del Premio Oscar Franca Squarciapino. Dal 2011 è regista stabile presso il Teatro Astra di Gozo (Malta) dove ha realizzato, firmando scene e luci, alcuni spettacoli di grande successo.

È presente in alcune importanti registrazioni, compresa la prima registrazione della “Zazà” di Leoncavallo per Bongiovanni e la versione DVD di Mozart “Der Schauspieldirektor” registrato presso il Teatro Quirino di Roma nel settembre 2006. È stato consulente musicale e assistente di Luigi Comencini per il film “Bohème” da Erato Films, con José Carreras e Barbara Hendryks.

È stato premiato dalla Presidenza del Consiglio per il libro Le stelle della lirica e ha vinto il Premio Hondas a Barcellona, il Premio Flaiano a Pescara, Satira politica a Forte dei Marmi (2005) oltre ad una menzione speciale al Prix Italia 2009.

Diventare direttore artistico in tempi di pandemia non è certo la condizione migliore per iniziare la propria attività: secondo lei può diventare un’opportunità per ripensare il ruolo del teatro nell’offerta culturale?
Sì, DEVE essere una opportunità. “In every tragedy there is opportunity” , come dicono gli americani. Ho molto riflettuto in questi ultimi tempi e mi sono convinto che , a fronte di un generale rimbecillimento dovuto al bombardamento mediatico organizzato attorno alla pandemia, bisogna reagire utilizzando il nostro organo più prezioso assieme al cuore: il cervello. Stiamo assistendo a un indecoroso e inaccettabile tentativo di demolizione del concetto stesso di “andare a Teatro”. Il Teatro è divenuto, agli occhi di popolazioni sempre più terrorizzate dalla infausta nanoparticella chissà- da- dove -sortita, un luogo “pericoloso”, “da evitare” , quando fior di studi e di statistiche hanno verificato che non vi è alcun pericolo nel frequentare luoghi dove si fa Arte ma ,anzi, se ne hanno solo benefici. Non voglio inoltrarmi in questioni che desterebbero solo inutili polemiche o l’insorgere di specialisti, che altro non aspettano, ma il balletto offerto da virologi, epidemiologi, esperti della più varia specie, trasformati dalla Tv in strane soubrettes e persino in commentatori politici, è stato un triste spettacolo. Io credo fermamente che la riapertura dei Teatri sia una questione VITALE per tutta la popolazione italiana, che altro non aspetta per tornare a vivere . La paura della morte non può far cessare di vivere. Certo, come Lei dice nella Sua domanda, bisogna ripensare molte cose, il “sistema Teatro” ha mostrato varie lacune che la situazione pandemica e l’emergenza hanno ancor più evidenziato. Un Teatro non può essere uno stipendificio né una fucina atta creare deficit: un Teatro deve essere un luogo dove regna la Bellezza, la Libertà, l’Onestà, la Giustizia. Tutti valori che nel passato non sempre sono stati rispettati.
Il Teatro Verdi di Pisa è “stretto” tra quello di Lucca, di Livorno e di Torre del Lago: un vantaggio o uno svantaggio?
Il Teatro Verdi di Pisa è un Teatro piuttosto largo , invece. La collaborazione tra i tre teatri è essenziale, deve essere fonte di creatività, di progetti nuovi e dinamici, realizzati con quello spirito di iniziativa che è una delle virtù toscane. Questo è il momento di unire le forze, con un impegno rinnovato. Il Teatro di Livorno ha un nuovo assetto dirigenziale, che mi pare orientato esattamente verso questi obiettivi. Il Giglio di Lucca conta ancora fino ad aprile sulla esperienza preziosa del Maestro Tarabella, che ne è un pilastro. Io vedo solo vantaggi in questa triplice alleanza. La cosa importante è non dar luogo a inutili baruffe, gelosie, rivalità che non gioverebbero a nessuno, ora soprattutto.
Da decenni si parla di una riorganizzazione del circuito dei “teatri della costa” con mille ipotesi che sono sistematicamente fallite. Secondo lei quale potrebbe essere la ricetta migliore per dare la migliore offerta al pubblico dell’area e non solo?
La costa ha un bacino d’utenza impressionante, straordinario e vi è ancora una passione per l’Opera affatto sopita, anche perché le nuove generazioni sono state nutrite da YouTube e dall’offerta sempre più ampia di canali multimediali destinati all’Arte e alla Cultura. E’ un diverso modo di fruire l’Opera, che ha creato schiere di nuovi utenti. Come si dice, un nuovo target di pubblico . Bisogna riportare il pubblico di tutte le età a Teatro, questo sì. Non è un compito facilissimo, poiché – come Le ripeto- contro il Teatro vi è stato un preciso disegno destabilizzante. “La cultura fa paura” . La ricetta è produrre molto a discapito dei budget ridotti e dalla inaudita assenza di una possibilità di defiscalizzare un investimento nell’Opera. Le pare possibile che nel nostro Paese non si possa scaricare dalle tasse una sponsorizzazione per eventi culturali? Per me è una sconcezza, ma così è la situazione. Abbiamo enormi costi fissi che consumano 2/3 del budget e con i restanti danari pubblici dobbiamo fare tutto. Ma io sono molto ottimista di natura : bisogna lavorare sulle IDEE e produrre spettacoli di alto livello qualitativo a basso costo. Come si fa? Semplice: non sprecando, non dilapidando, ma investendo sulla tecnologia e sui giovani. Sa quanti giovani di talento esistono e non riescono a lavorare? E in generale quanti artisti vorrebbero lavorare e stanno a casa, perché nessuno li coinvolge? Tantissimi. Penso sia ora di invertire la rotta.
Torniamo a Pisa: quale, secondo lei, sarebbe il cartellone ideale per un teatro come il Verdi? Quali proposte “meritano” di essere fatte per creare un percorso musicale-culturale?
Dopo tanti anni dedicati all’Opera, anche attraverso la cartina tornasole della trasmissione che conduco in Rai, posso ben dire che un cartellone ideale non esiste . Un giorno abbiamo fatto un sondaggio tra gli ascoltatori su quale fosse l’Opera più bella e quella più brutta, tantissimi titoli strafamosi come Bohème, Traviata, Tosca, Barbiere , finirono tra le opere più amate da alcuni e più detestate da altri . C’è sempre chi la vuole cotta e chi la vuole cruda, siamo in Italia , il Paese in cui abbiamo 60 milioni circa di opinioni differenti l’una dall’altra. Però io credo che il Teatro di Pisa oggi abbia bisogno di ri-conoscere nuovamente l’Opera , il grande repertorio. Non credo nelle cosiddette “riscoperte” , per esempio, o nei titoli completamente desueti che non abbiano un rapporto con il mondo esterno. Nel nostro ambiente abbiamo tanta gente annoiata, troppa. Io credo nelle Voci, bisogna restituire al pubblico l’emozione di una grande Voce (che non vuol dire soltanto una voce potente ma piuttosto una voce espressiva, che va dritta al cuore, che emoziona) . Le Voci vanno scoperte, lanciate, protette come fossero un Panda o un fiore rarissimo. Non si parte dai titoli per fare un cartellone ma dalle Voci adatte per determinati titoli, per questo come mio primissimo atto dalla nomina ho varato una serie di audizioni , dal 16 al 19 febbraio prossimo, per scoprire e creare un vivaio di Voci destinate al Teatro Verdi. Dopo appena mezz’ora dall’apertura della mail creata appositamente ci siamo ritrovati con 4 giorni pieni, interamente prenotati , credo che al momento in cui sto parlando vi siano già oltre 500 iscritti. Questo è il miglior segnale possibile per un futuro di rinascita. E’ evidente che a fronte di alcuni titoli popolari vadano comunque diversificate le proposte: abbiamo in cantiere una prima mondiale di un’opera contemporanea bellissima, in esclusiva per Pisa, faremo titoli che mancano da Pisa da molti anni o persino mai eseguiti, moltissime coproduzioni con il resto del mondo, si sono già avviate trattative con il Giappone, la Cina, gli Stati Uniti, la Corea, molte nazioni europee, tutti Teatri entusiasti di collaborare con Pisa, che è città d’Arte e di nobile tradizione, adorata all’estero.
Per un certo periodo, ahimè molto breve, a Pisa sono state presentate piccole opere in prima assoluta; un progetto low cost al quale ho partecipato anche io come regista in due occasioni. Mi era sembrata una cosa molto interessante sia perché Pisa diventava (o poteva diventare) un luogo dove far conoscere cosa c’è dopo i grandi compositori della prima metà del XX secolo, sia perché si dava agio a giovani cantanti, registi, scenografi di mettersi in gioco accanto ai compositori per “lanciare” una nuova opera. Crede che una simile esperienza possa essere ripresa? Crede che un teatro come quello di Pisa possa candidarsi ad accogliere, promuovere e produrre opere mai messe in scena?
In parte Le ho risposto prima ma aggiungo: ogni progetto “low cost” è un progetto benvenuto, per molte ragioni che non sono soltanto di ordine economico. Ha presente Rossella O’Hara in Via col vento? A volte anche una tenda, se ben cucita, può diventare uno splendido abito da sera. Pisa deve inventare, creare, stimolare valori artistici ma non “tanto per”. Ogni idea deve essere supportata da ragionamenti concreti e pragmatici , sempre all’insegna della Bellezza. Simone Weil diceva “ciò che è sacro nell’Arte è la Bellezza” . Uno spettatore deve uscire dal Teatro ricordando per molto tempo, forse anche per tutta la vita, ciò che di più bello ed emozionante ha visto all’interno della sala. Dalla bruttezza siamo bombardati continuamente, non deve essere il Teatro un luogo dove doverla necessariamente ritrovare, vuoi per una brutta esecuzione, vuoi per uno spettacolo oggettivamente brutto.
Cosa, secondo lei, potrebbe o dovrebbe fare un direttore artistico per raggiungere meglio il pubblico che non conosce o non apprezza la lirica?
Questo è il compito , la sfida più affascinante. Intanto non deve spaventarlo, né aggredirlo, né farlo sentire ignorante. Viviamo in una società VISIVA. Ognuno ormai vive incollato a schermi, che siano quelli degli smart-phones, dei computers o dei televisori. Il pubblico deve essere attratto da uno spettacolo e , qui ragiono da regista soprattutto, lo spettacolo deve essere luce, effetto, tecnologia applicata alla tradizione. Dirò meglio: tecnologia nella tradizione, è questo che cerco di fare con le mie regìe, dove l’elemento luce e proiezione è determinante, “racconta” la drammaturgia dell’Opera in strettissima sinergia con la musica e l’azione scenica. Basta con gli spettacoli tetri, macabri, in bianco e nero, scatole vuote , cimiteriali. Ne abbiamo visti a iosa da più di 40 anni. Ma ragionando più strettamente da direttore artistico Le dirò che oggi la comunicazione , seria e intelligente, è determinante. Non occorre parlare agli addetti ai lavori soltanto, ma piuttosto rivolgersi e aprirsi a tutti, anche alla Tv generalista, a ogni spazio possibile concesso all’Opera e al Teatro. Siamo stati troppo schizzinosi nel passato e il mondo dell’Opera è il Regno del sussiego, di chi è altezzoso e snob, di chi si crede chissà-chi. Chi non ama l’Opera continuerà a non amarla se ci comportiamo da unti del Signore, chiusi nelle nostre bomboniere. Aprirsi e parlare linguaggi chiari e semplici a tutti. Noi per primi.
Quanto, anche al di là del momento contingente, i media (televisione, radio, web) possono aiutare un teatro ed in particolare la lirica? Cosa, a suo avviso, si può concretamente fare per Pisa in questo senso?
Moltissimo. Sono decisivi. Bisogna soltanto affascinarli, con ogni mezzo lecito. La Tv non va demonizzata , adesso per esempio assistiamo a questa sciocca spaccatura tra chi vorrebbe Sanremo e chi maledice Sanremo, fonte di ogni nefandezza. Questo è l’atteggiamento snob che detesto e che non mi appartiene. Dovremmo imparare piuttosto da molti professionisti che lavorano nel pop e in televisione, dove esistono assai meno ipocrisie e permalosità rispetto al mondo dell’Opera. Pisa e il Teatro Verdi hanno bisogno di visibilità, per questo ho varato un progetto filmico importante di cui presto parlerò pubblicamente, per ora è ancora top secret.
Se le chiedessi di esprimere tre desideri per ottenere, subito, tre cose che le sono indispensabili per la sua attività di direttore artistico a Pisa, cosa chiederebbe?
Provo: Più fondi dallo Stato, i napoletani dicono : “Fernute ‘e suone, fernesce ‘o ballo; e, senza denare, l’ommo nun canta.”
Un Ministro della Cultura appassionato d’Opera.
Una giornata che abbia 48 ore disposizione e non 24.
Temo però di aver chiesto troppo…

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