La civiltà di un Paese, di una regione o di una città non si misura più soltanto da quanti asili nido e teatri o cinema o spazi per i giovani o gli anziani hanno ma dalla banda larga. Cioè dal fatto che quella zona, quel quartiere o quel centro mettano a disposizione internet per tutti. Senza chiavi e chiavette, senza password e account. In questo la Finlandia e la città di Bologna sono maestre. Vai sotto San Petronio, qui a Bologna, e vedi file di studenti sul sagrato o sul Pavaglione o sotto la sala borsa, navigare tranquillamente, e scrivere, e cercare in google o in giro per Yahoo perché il comune assicura connessione senza fili con la sua rete civica. Bologna civile anche per questo. Almeno. Non avrà più le osterie e i portici di una volta, anche Dalla e Bersani invecchiano, ma l’accoglienza culturale per gli studenti embè fa la differenza. Ma l’esempio positivo, sulla dimensione nazionale, viene dalla Finlandia. Internet gratis per tutti entro pochi anni farà della Finlandia lo stato più moderno e avanzato d’Europa. Perché la sfida di internet per tutti pone sicuramente l’intera società su livelli superiori. Superati gli scogli tecnici e tecnologici, e abbattuti dei costi che sulla scala nazionale sono sicuramente più ridotti che sulle scale locali, internet gratis per tutti diventa un obiettivo di democrazia partecipata e realizzata. Perché d’un colpo abbatte le differenze tra famiglie ricche e famiglie povere, tra città e campagna, tra regioni sviluppate e potenti e regioni marginali e arretrate e, si badi bene, si concentra in mani pubbliche un servizio che è sicuramente di interesse pubblico. Certo, molte società private che adesso guadagnano milioni di euro sulle chiavette e sulle connessioni veloci avranno qualche contraccolpo ma un qualsiasi sistema politico si dovrà porre, prima o poi, in maniera cogente e coerente il problema della banda larga diffusa e gratuita per i propri cittadini. Se uno Stato si pone l’obiettivo di digitalizzare e informatizzare tutti i suoi servizi principali: dalle tasse alla sanità, dalla scuola ai servizi pubblici di trasporto, se davvero si vuole fare la comunicazione on line per togliere code disservizi e vecchie maniere di fare Stato, bisogna che ogni famiglia abbia almeno un computer on line in casa e mi dite voi come si fa ad avere questo nella casetta degli agricoltori ultrasettantenni di Colfiorito Umbria se non glielo da lo Stato. Ma senza andare nella sperduta campagna umbra o sull’ultimo paesino dell’Aspromonte mi dite come si possono fare gli annunci di una amministrazione a portata di clik se anche nelle fiorenti campagne tra Cremona e Mantova o della Valdarno, ci sono paesi in cui la banda larga non arriva nemmeno con tre chiavette sovrapposte e bisogna allestire antenne su antenne. Non c’è dubbio che il nuovo passo della democrazia sociale attraversa l’incrocio di internet per tutti. Che sarà una vera rivoluzione davvero perché solo quando si avrà lo schermo sempre acceso come la televisione su Centovetrine e si potrà leggere i voti di scuola del figlio, o prenotare un treno o chiedere un biglietto di teatro o leggere il referto della radiografia alla spalla in diretta beh solo allora si potrà dire che internet serve davvero al popolo. Fino a quando non sarà così, anche per la casa dei nonni internet sarà una bellissima cosa ma per quei soliti fortunati che possono viziarsi tra film da scaricare e mail da scambiare. Parola di finlandese che passa da Bologna. E parola di bolognese che passa da Helsinki.
Fabrizio Binacchi
www.virgola1.splinder.com

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