
Tra i monti della Cordigliera Cantabrica,
lungo il “Camino Primitivo”, ho percepito l’urlo di Santiago Βοανηργές (Boanerghés) per Gaza.
Da 12 giorni mi aggiro tra i monti della Cordigliera Cantabrica a Nord-Ovest della Spagna sul “Camino primitivo” che da Oviedo, capitale delle Asturie, conduce a Santjago de Compostela, capitale della Galizia.
Alfonso, il Casto, il re delle Asturie vissuto tra la seconda metà del VIII secolo e la prima del IX, lo percorse per primo in cerca di un’ispirazione, che gli consentisse di capire cosa fare per difendere il regno dall’aggressione saracena e passare alla controffensiva per riconquistare la penisola iberica ormai completamente occupata dagli invasori Berberi ed Arabi.
Lo fece per lunghi giorni immerso nel silenzio dell’universo tra le vette e le valli della Cordigliera che non solo erano il cuore delle Asturie ma costituivano anche l’ultima barriera contro quell’avanzata.
Oltre c’era l’Europa, a cominciare dalle pianure francesi, ad aprirsi sotto gli zoccoli dei cavalli della Sublime Porta.
Ed Alfonso trovò la risposta nell’apostolo Santjago.
Giunte miracolosamente sulle sponde dell’Oceano, discepoli e monaci, credenti e cavalieri avevano condotto le spoglie dell’apostolo a Compostela.
Pelagio, fondatore del regno delle Asturie vi aveva fatto costruire una cappella a protezione e Alfonso suo successore ed erede, un secolo dopo più o meno, vi fece costruire la prima grande chiesa.
Aveva attraversato i monti della Cordigliera il re casto interrogandosi se ed in qual modo l’apostolo Santjago avrebbe potuto salvare il suo regno, fermare la furia degli invasori e convincere i litigiosi principi cristiani ad unirsi a lui.
Quello era tempo di resistenza…da lì bisognava ripartire.
Esattamente come oggi.
Non c’era spazio né tempo per la cosiddetta resilienza…come adesso.
É tempo, oggi come allora, di cercare un segno e trovare una risposta che salvi il mondo.
Alfonso trovò la risposta.
Santjago, divenne il “Matamoros” colui che avrebbe scosso il popolo e domato, anzi matato i Mori ricacciandoli lì da dove erano venuti.
In tutte le città del Regno, egli fece issare la statua dell’apostolo che a spada sguainata e vessillo al vento spronava a cavalcare verso la “Reconquista”.
E Reconquista fu…
Anche oggi le situazioni pur mutate restano gravide di terribili rischi.
Non sono più i popoli del deserto a minacciare gli equilibri del pianeta.
E non è il vecchio Continente ad essere sotto attacco.
É l’Umanità tutta intera che viene violata, stuprata, svenduta nei luoghi che un tempo furono il fulcro della civiltà per come sin qui l’abbiamo conosciuta.
Allora percorrere il “Camino Primitivo” tra le montagne della Cordigliera, sulle orme di Alfonso il Casto può avere un senso se esso come allora mette in relazione con Dio o con lo
Spirito dell’Universo, apre la mente, squarcia il buio e ti da un segnale che indichi la frontiera della resistenza e fissi il limite invalicabile contro ogni aggressore.
La frontiera oggi è Gaza ed il limite non può che essere l’urlo dei popoli tanto forte che spaventi potenti, dittatori e prevaricatori come solo un atto di resistenza che nasca dalle viscere dell’umanità può fare.
É questa l’indicazione o, se volete, il segno che può giungere ancora dall’apostolo Santjago colui che da irruente figlio del tuono divenne il “Matamoros”.
L’Apostolo Giacomo era conosciuto tra i discepoli di Gesù Cristo per la generosità ed il suo spiccato senso di giustizia che lo portavano a reagire con irruenza contro prepotenti, violenti ed oppressori.
Il Maestro lo apprezzava molto per questo e lo aveva definito “Βοανηργές” (Boanerghés) “Figlio del tuono” per le esplosioni della sua ira contro l’ingiustizia, racconta Marco nel suo Vangelo (Marco 3:17).
É questo é il tempo per Santjago, o se più vi piace, per l’apostolo san Giacomo, di tornare ad urlare insegnando al mondo a fare altrettanto.
É tempo che Santjago finalmente dismetta l’appellativo di Matamoros e si riprenda quello che da sempre gli appartiene e che oggi fissa l’urgenza della ribellione-resistenza per disinnescare il rischio distruzione e risolvere il terribile dramma che scuote l’Umanità.
É tempo dell’apostolo “Βοανηργές” il figlio del tuono.
Un tuono che scuota il mondo e spaventi quanti lo stanno violentando.
Un tuono che annunci fulmini e saette e che incenerisca governanti e magnati che alimentano guerre e si arricchiscono con esse.
…
L’urlo di Santjago “Βοανηργές” figlio del tuono io l’ho sentito forte in Spagna, da Oviedo a Lugo a tutti i luoghi che ho attraversato. É l’urlo di un Paese che senza tentennamenti si é posto come un argine alla marea nera che vuole soffocare il mondo.
Lo stesso urlo giunto in questo giorni dal Canada, dall’Australia e dal Regno Unito che han riconosciuto la Palestina come Stato sovrano, pur essendo quello Stato privo di territorio e senza confini e con un popolo costretto alla fuga e massacrato da quanti il mondo lo usano per sguazzarvi come fosse il loro spazio privato ed i popoli li vogliono ridurre a docili masse da manovrare e, in caso contrario, da eliminare.
L’urlo dell’ONU e di Francesca Albanese che nonostante le minacce di aggressori e potenti continuano a denunciare gli affari di quanti con la guerra di Gaza si ingrassano in maniera invereconda.
L’urlo dei ragazzi che sono saliti a bordo di barche disarmate per portare aiuto a chi muore e porre qualche dubbio a chi uccide.
L’urlo di quanti in ogni parte del mondo scendono in piazza per protestare.
L’urlo che finalmente sale anche dalle piazze d’Italia dove per farsi sentire deve salire ancora più forte perché costretto a vincere censure e sordine e scardinare il complice silenzio di un governo amico del cerbero che ha azzannato il mondo per spartirselo.
L’urlo di giornalisti ed operatori televisivi esposti al rischio di essere uccisi come i loro tanti colleghi, mentre tentano di illustrare e mostrare il genocidio perpetrato da un governo che pensa di annientare Hamas rimuovendo la storia dalla memoria di Israele.
L’urlo di medici e sanitari che muoiono mentre cercano di salvare qualche residuo di afflato vitale.
L’urlo degli israeliani che protestano contro Netanyahu.
L’urlo degli Ebrei che nel mondo stigmatizzano l’orrore del genocidio di Gaza.
L’urlo dei Gazawi che sulle rive del Mediterraneo, là dove un tempo sorgeva Gaza, e ancora vi è Palestina, non sanno più dove andare.
L’urlo delle madri e dei figli, dei padri, dei sopravvissuti in attesa, a loro volta, di essere ammazzati nell’inferno di Gaza.
Ecco perché questo è il tempo della resistenza da far propagare come un tuono incontenibile.
Il tempo di Giacomo Βοανηργές, figlio del tuono, tempo di ribellione e rinascita che solo la resistenza collettiva può innescare.
Ma perché tutto questo succeda esse devono montare dalle profondità dell’animo di ciascuno e fragorosamente esplodere come un tuono talmente forte da mettere in fuga dittatori violenti e oligarchi avidi.
Un tuono che contenga fulmini e saette contro ingiustizie e prepotenze sulle orme dell’apostolo Giacomo il “Βοανηργές”
Antonio Corvino

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