Noi siamo quelle cattive,
quelle ansiose, quelle arcigne.
Noi siamo le puttane,
prese a botte se tradiamo.
Noi siamo le rompicoglioni,
se esprimiamo le nostre opinioni.
Noi siamo le troppo sensibili
Se scriviamo,
le insensibili se non scriviamo.
siamo frigide se non godiamo,
ninfomani se godiamo,
siamo volgari se abbiamo i tatuaggi,
santarelline se non li abbiamo;
siamo bone se siamo belle,
siamo cozze se siamo brutte.
Incapaci se guidiamo la macchina,
Inutili se non la guidiamo.
Remissive se cerchiamo un rifugio,
Pericolose se vogliamo vivere la vita che vogliamo.
Se siamo sole le famiglie non ci invitano,
troppo rischiose per i propri mariti.
Noi siamo sempre inserite in uno stereotipo
qualunque cosa facciamo,
novello rogo.
Tutte le nostre aperture si devono chiudere:
La vagina dà piacere sicuro,
la parola rende il maschio insicuro.
Mai alzare la testa. Batti il petto e basta,
guardando il pargolo mesta,
madonna silenziosa, a te nulla è concesso,
e la tua emancipazione,
serve solo per dare al maschio
una ulteriore occasione.
(Lia Romano)
Chissà cosa è che mi esilia dalle gioie più comuni. Forse un gene, forse un genio; magari un semplice e nascosto pensiero. O più probabilmente un ricordo lontano. Un’assenza. La moltitudine. L’andamento lento del cuore. L’anima punk. Chissà… può darsi sia solo distrazione.
(Elisabetta Malantrucco)
Tra alberi
di cemento
senza sosta
cerco il blu,
tra sfumature
di nero
e grigio
una virgola
macchiata
di rosso
scende giù
da una nuvola
e come
magica bacchetta
dona agli alberi
il verde
al cielo
il blu
al sole
il giallo
tutto intorno
ogni cosa
ritrova
i suoi colori.
(Erica Liffredo)
Anche oggi l’inverno sembra prendersi gioco della primavera. All’improvviso mi assale il senso dell’eterno. “Sempre” … che significato ha questa parola?
(Dina Benevento)
Te aíslas bajo cerraduras de silencios
te busco convertido en luz.
He muerto varias veces
he sido suicida
Y cada noche
un verso me recoge en el vacío.
(Perla Rivera)
Ormai
Non dormo più
ho rincorso l’alba
fino ad incontrare
il primo barlume
entrato ferendo la nebbia.
Un altro forellino
è stato fatto…
Ho il corpo ridotto
a un colabrodo
e il cuore disarcionato
è caduto sul filo spinato.
Passano membra
e sangue a fiotti
dai buchi cavi
e su se stessi rattrappiscono
i tendini rotti e
si affloscia invertebrata
la figura svuotata.
Resta la pelle
e su di essa
impressa in braille
la mia cieca vita
(Antonella Monti)
Lontani siete del mio mondo impeccabile, dietro un muro o un cancello, colpevole di non avere niente a parte fame, freddo, ferite senza tregua. Impotente sono di darvi la mano, spezzare il pane dorato, cullare il dolore del bambino spezzato. Sapere del muro senza farlo crollare, senza aprire la porta, i bracci , il cuore. Domani sarà lo stesso? Nessuno Rinascimento per quelli del lontano deserto? cade l’arte dei loro padri e Dei, aggiungiendo rovine su rovine. Io mi vergogno.
(Séverine Jouve)
camminiamo piegati dal vento
il solito passo lento da adeguarci
nella piazza si allarga l’orizzonte
vicini alla solita meta il non luogo
ancora un pellegrinaggio di infedeli
loro camminano allineati ma distanti
come fossero ruote di un’auto
lui borbotta poi urla poi si avvicina
sterza e allunga un braccio è piccolo
è forzuto è incassato in una specie di corazza
scopre i denti aguzzi da predatore
i lineamenti sembrano slargati da una morsa
di elastici che li tendono all’infinito
la mano si stringe a tenaglia
l’agguato riesce prende la guancia
la stritola guidando l’effetto rotatorio
lei è distante non una smorfia di dolore
compare ingioato il tempo imperfetto
lei è alta più di lui lei è bella più di lui
lei è altera più di lui lei è vera più di lui
lei incede sui suoi passi come portata dal vento
la destinazione è secondaria lei cammina oltre
questa scena mi percuote mi nasce dentro
una iena e una sfinge un click mentale di un safari
scrivo nelle sintesi a volte impossibili:
Lui, una iena. La mano come artiglio.
Lei, immota. È una sfinge che avanza. Donna immortale.
(carmela panariello franchini)
Inganni.
Linguaggio. Dell’istinto e della emozione . Della evenienza e della circostanza. Plasmato. Nel rendere sorgiva la vita. Nel soccorrerla. Nel nutrirla.
Poi. Virtù oracolare. Della seduzione. Del lascito. Di pieghe di silenzi. Dove si annida il possibile. O il doveva essere.
Inganni. Qui. Ora. Di donne. Dove. Ogni pensiero. Ha un rovescio. Una rivelazione.
Il salvataggio. Di un ipotetico. Il dubbio. Del germoglio.
(franchini)
La rubrica è da un’idea e a cura di franchini
www.franchiniscripsit.it franchini@franchiniscripsit.it
Partecipano e pubblicano: Manuela Agostinelli, Dina Benevento, Elízabeth Carranza Umaña (Guatemala), Silvia Favaretto, Alma Fernández (Colombia), Marisol Vera Guerra (Massico), Paulette Ievoli, Séverine Jouve (Francia), Erica Liffredo, Elsabetta Malantrucco, Antonella Monti, Stefania Musicò, Carmela Panariello Franchini, Caterina Reale, Lia Romano, Silvia Elena Valdés (Messico).
© 2015 Manuela Agostinelli, Dina Benevento, Elízabeth Carranza Umaña, Silvia Favaretto, Alma Fernández, Marisol Vera Guerra, Paulette Ievoli, Séverine Jouve, Erica Liffredo, Elsabetta Malantrucco, Antonella Monti, Stefania Musicò, Carmela Panariello Franchini, Caterina Reale, Lia Romano, Silvia Elena Valdés
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