Siamo nella fase in cui l’inflazione non si limita a crescere ma è ormai senza freni. Nella campagna elettorale dovrebbe essere il tema dominante, l’emergenza n,1 perché le sue conseguenze sono disastrose.
Certo, quando si parla di calmierare le spese per le fonti energetiche, si afferma di voler abbattere la spIrale inflazionistica ma i singoli provvedimenti non sono coerenti con le dichiarazioni di principio.
Infatti, più che dell’inflazione in sé ci si preoccupa delle ricadute recessive qualora l’aumento dei prezzi dovesse portare a una riduzione dei consumi
Allora, da tutte le parti si moltiplicano promesse di vantaggi economici, di sconti fiscali, di bonus.. insomma di più soldi per molte categorie sociali: promesse che se attuate alimenterebbero ovviamente la spirale inflazionistica. Tanto più che l’attuazione del Pnrr porterà a un’ ulteriore, forte espansione della spesa pubblica.
Già da tempo – pur essendo armato solo dell’esperienza di un settantacinquenne che ha conosciuto e subito la grande inflazione degli anni’70 – osservavo che con la crisi energetica occorreva intervenire subito in modo drastico . E l’unico rimedio era ridurre fortemente le imposte su carburanti, gas, elettricità anche a costo di aumentare altre tasse per non creare buchi di bilancio. Invece i provvedimenti sono stati di portata assai limitata.
E adesso si è innestata la reazione e catena che conduce all’aumento generalizzato dei prodotti e dei servizi . DI conseguenza, richieste di recuperi salariali e che comportano un aumento del costo del lavoro …..quindi, ulteriori aumenti dei prezzi di prodotti e servizi. Cos’ via con un effetto moltiplicatore.. Insomma una spirale perversa che si autoalimenta, un’escalation che porta a un continuo rimbalzo.
Da che mondo è mondo l’aumento sensibile del prezzo dei carburanti è sempre stato il volano dell’inflazione.. Pensiamo alla crisi petrolifera del 1973 quella delle domeniche a piedi tanto per intenderci che pure era meno grave dell’attuale perché scaturì dal temporaneo blocco del canale di Suez, mentre adesso si sentire dire che la guerra potrebbe durare anni e anni.
Ebbene, a pagare il prezzo più alto saranno qui lavoratori che non hanno potere rivendicativo e non otterranno sensibili aumenti di salario, e ovviamente i pensionati, perché sono sempre loro a pagare, e i giovani a partita iva che non beneficeranno, ad esempio della promessa di una mensilità in più e più di tutti subiranno gli effetti peggiori i piccoli risparmi, quei soldi messi da parte faticosamente per avere un minimo di sicurezza per evenienze negative come malattie, necessità di badanti o di aiuti domestici.
Specie in un momento in cui il welfare appare in affanno e anche il sistema sanitario con necessità di un sempre maggiore ricorso al privato…se ne abbiamo le possibilità economiche. I piccoli risparmi servono appunto a questo: a far fronte a necessitò socio sanitarie
Ebbene, questa tosatura (sperando che non si traduca addirittura in polverizzazione) dei piccoli risparmi mi sembra che non turbi molto la classe politica. Perché come al solito il ceto medio e particolarmente il ceto medio-basso è sempre il più negletto.
Per vari motivi. Anzitutto ha poca influenza politica. Infatti non riesce a farsi sentire. Ad esempio, sul caro bollette si sono sentite le voci degli industriali, dei commercianti di tutte le categorie produttive che hanno avanzato giuste richieste. Non si sono sentiti affatto i pensionati che pure subiscono contraccolpi duri dall’inflazione.
Quanto ai “piccoli risparmiatori” non suscitano né comprensione né interesse perché scontiamo ancora il surrettizio permanere della cultura sessantottina e perché la locuzione sa di moderatismo quindi di “centrismo” piccolo- borghese.
Gabriele Parenti

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