All’università la diedi ad un professore. Non fu sesso finalizzato (ne a titolo di anticipo ne a saldo prestazione) perché non avevo fatto alcun esame con lui e neanche lo avrei dovuto fare. Anzi, mi chiesi come sarebbe potuto essere con lui, in aula a giudicarmi … chissà, forse intrigante. Invece fu solo sperimentazione. Lo gattonai per una sola (solissima) notte e per una relazione monouso. Non dico nulla di nuovo se dico che provare uomini interessanti è piacevole. È un gusto noto anche ai maschietti. Le differenze le conosciamo tutte: un uomo che sperimenta è un dongiovanni (io una mignotta). Ma queste (grazie al cielo) sono inezie che non fermano stronzette come me.
La nottata fu divertente. Non gli negai nulla e giocai alla mansueta servitrice del sultano. Un modo, anche mentale, di trasformare il sesso (per un uomo) in una esperienza psichedelica: vedi il suo ego ancestrale (quello del cacciatore con la clava) tornare su dai meandri in cui la civiltà lo aveva cacciato! Lo senti ubriaco di godimento e di autostima per le sue abilità fecondatorie. Sul pezzo come una specie di tarzan (con la pancetta) che si sente fichissimo (e maschissimo). Più felice di un pokerista che vince il piatto con la scala reale o di un pittore che vende il quadro al triplo del prezzo sperato. È, alla fine, anche azzerbinato al tuo sesso: più o meno come un cencio bagnato: steso per terra. Eppure, è tutto molto divertente… per lui, per te: sono giochi di ruolo. In quelli sono imbattibile perché li ho imparati tardi e quindi con una buona consapevolezza, mentre altre (troppo donnine e troppo presto) non ci sono riuscite. Quanto a lui che dire? Era intelligente. Parlammo anche. Capì che in quel momento regnava la studentessa gattina, calda e servile verso il re della foresta. Sapeva che uscita da quell’albergo avrei ripreso a sbranate (come faccio normalmente) e lui sapeva che si sarebbe dato una bella pettinata, avrebbe dismesso i panni di tarzan, e sarebbe tornato a dirimere concetti difficili ed i suoi esami universitari. Lo rividi altre volte, ma l’argomento era chiuso e non reclamò nulla, a parte due chiacchiere ed un sorriso.
Fu quella la prima volta in cui mi resi conto di cosa volesse dire essere uomo, anche sotto il profilo sessuale. Non ho dubbi sul fatto che essere donna sia terribilmente più complesso e difficile. Non ho dubbi che le donne siano mediamente più concrete, capaci, intelligenti e volitive degli uomini. Non ho dubbi che siano anche disabituate a gestire qualcosa che vada oltre la porta di casa loro… tipo il mondo. Immagino anche che occorrerà tempo con eguali diritti e opportunità perché possano finalmente imparare. Ma ho capito che gli uomini, signori della nostra società ma comprimari nella gestione della vita, sono anche terribilmente soli. Forse per questo hanno sviluppato una tendenza alla fuga dagli obblighi quotidiani. Una voglia di avventura, e di scoperta, che talvolta diventa solo gioco e cazzoneria al cubo.
Questo pensavo due sere fa, quando ho visto i miei (bei) colleghi alle una e trentadue del mattino, piedi sul tavolo, cravatte allentate, sigari accesi, brandy in mano, ascoltare jazz che usciva dalle casse portatili di un pc. Tutto davanti al Tamigi, all’altezza di Temple. Tutto e solo perché avevamo preso una cantonata madornale e mandato in vacca il lavoro di tre mesi. Eppure, quei cocozzoni, avevano trasformato il disastro in una bevuta consolatoria. A questo pensavo quando ho deciso di cedere al mio autocontrollo e mi sono seduta con loro. Ho accettato quella cosa puzzolente che chiamano sigaro, il bicchiere di alcol ed anche i piedi sopra la scrivania (sapendo che tacchi e cosce in vista fanno la loro porca figura e ti portano in classifica a livello di very-very-very bombable). Io ero scomoda, ma loro contenti che stessi lì, in compagnia, senza ricordare quanto fossero fessi.
Essere donna è molto complicato. Esserlo ventiquattrore al giorno è impossibile: non reggono e subiresti un reclamo ogni due minuti.
Per la tua vita personale (se non hai la fortuna di essere lesbica) hai tre possibilità per un indice di reclamosità accettabile: un certo turnover (la mia preferita); il quasi-fidanzamento lasco (se trovi uno non possessivo o lagnoso); oppure smadonnare da sole in cucina (senza farsi sentire)
Florenza Carsi

la politica è andata a buttane