Negli anni Settanta ed Ottanta anche i piccoli capoluoghi di provincia volevano costruirsi la loro tangenziale, perché ammiravano quelle delle metropoli, a cominciare da Milano, dove avevano risolto il problema dell’accesso all’urbe.
Poi il traffico si è enormemente intensificato ci sono più auto che famiglie (quasi) ed ecco che le tangenzialine che i capoluoghi di provincia si erano costruiti sono diventati dei garage.
Tutti fermi perché troppi, e spesso con intoppi, basta una deviazione, tutti immobili e bloccati perché in certe ore, ormai quasi tutte le ore del giorno dalla mattina presto alla sera tardi, siamo tutti lì.
Il Grande Raccordo Anulare di Roma è la tangenziale delle tangenziali ed è la strada più trafficata d’Italia. Chi ha avuto modo di percorrere l’anello sa che imboccare una tratta di quella strada è spesso un terno al lotto.
La seconda strada più trafficata d’Italia è la tangenziale di Bari cioè quel tratto della statale numero 16 Adriatica che diventa grande circonvallazione del capoluogo pugliese. Tutti fermi, spessissimo. Così a Firenze quando l’Autostrada A1 da Calenzano a Firenze Sud era ancora a due corsie e quella era di fatto una specie di tangenziale a pagamento di Firenze, molti ricordano le ore passate in auto o in camion per andare da Certosa a Prato o da Signa a Firenze Nord.
Adesso hanno fatto un buonissimo lavoro e le 3-4 corsie sfollano un buon numero di veicoli insieme con i tratti di immissione e uscita negli svincoli per Siena e Lucca.
A Mantova la voglia di tangenziale è esplosa all’inizio degli anni Ottanta. Ne hanno fatto due una a Nord abbastanza lunga dal Boma a Porto Mantovano e una a Sud. E’ un po’ troppo enfatico chiamarla tangenziale questa specie di bretella parallela alla Spolverina che va dalla rotonda di Borgo Virgilio alla rotonda dell’Ospedale Carlo Poma.
Il problema vero per Mantova è l’incubo imbuto di Porta Cerese, zona Stadio, che mette insieme un semaforo e un passaggio a livello e l’immissione del traffico da quella che in realtà è la vera tangenziale di fatto della zona industriale cioè la trafficatissima via Brennero. Tutti fermi per immettersi in via Parma.
Altro nodo nevralgico del Paese (e non solo per la città) è la tangenziale di Bologna, nata a due corsie quando il traffico era un decimo di quello attuale e portata a tre corsie, con la terza dinamica, cioè la corsia di emergenza che diventa corsia di marcia in caso di aumento di flusso, negli anni scorsi. Ma tutto è diventato drammaticamente insufficiente. Dalla mattina alla sera la tangenziale di Bologna è eternamente intasata, tutti fermi in formato sardine nelle scatoline, e basta uno che si fermi per una minima avaria tutto si blocca da Imola a Modena. Incredibile.
L’altro giorno sulla tangenziale di Ravenna, non proprio larghissima, due transenne che bloccavano l’accesso ad uno svincolo e restringevano le due corsie a una corsia e mezza, hanno determinato una coda che andava da Cervia agli svincoli per la bretella A 14. Tipo corteo funebre.
Anche qui bisognerebbe imparare a maneggiare i cantieri e le transenne in tangenziale con molta cura. Incubo tangenziali ovviamente anche a Milano perché ai tempi i flussi erano accettabili adesso sono ridondanti a dir poco. La Ovest e la Est sono sempre un terno al lotto. E pure i tratti autostradali attorno a Milano sono sempre citati nei bollettini: code tra Pero e Cormano potrebbe essere e un ritornello da Festival di San Remo. Così come traffico intenso sulla Brescia Padova che è una delle autostrade più trafficate d’Europa. Quella di Mestre è tornata ad essere intasata nonostante il Passante che ha portato via il traffico a lunga percorrenza . Siccome le auto e i camion ci sono e per un po’ non potremo spostare tutto su ferrovia o love boat bisognerà trovare qualche soluzione per evitare di abitare in tangenziale, rimanere intossicati tra scarichi e veleni e perdere ore del nostro prezioso tempo.
Fabrizio Binacchi

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