
“Una scuola affettuosa”. Sì sì ha detto proprio così. “Una scuola affettuosa”. Parola scandita come alle elementari. Patrizio Bianchi, ministro dell’Istruzione, professore di lungo corso, non ha dubbi, e lo sottolinea. La scuola deve ritrovare l’anima. Intanto come ha precisato il presidente Draghi bisogna fare in modo che se ci sono i dati favorevoli la prima che deve aprire è la scuola. Una scuola sicura e presente. E Bianchi scandisce “affettuosa”.

L’aggettivo lo ha pensato per un paio di secondi, che in televisione, sono una eternità, soprattutto in prima serata, attorno alle 20 e 45 della domenica. Ohilà, una scuola “affettuosa”, che sia luogo di trasmissione e relazione con affetto, partecipazione. Potremmo dire una scuola che non sia solo nozione, che ci vuole, ma anche e soprattutto emozione. E’ e potrebbe essere una rivoluzione. Dalle scartoffie al sentimento, dalla media matematica alla media emozionale, non solo mente ma anche cuore. Non libro Cuore ma anche libro Cuore. Il ministro Bianchi è seduto su un divanetto in attesa del collegamento e mi dice: “Dai siediti qua e parliamo un po’”. Capisco che ha voglia di confronto e di sentire commenti disinteressati, fuori dal coro.
Ci conosciamo da tantissimi anni, ci siamo incrociati in decine di occasioni tra convegni e presentazioni, forum e conferenze negli anni in cui era Rettore dell’Università di Ferrara e poi assessore all’istruzione della Regione Emilia-Romagna. Ha il mondo della scuola nel cuore: studenti, professori, personale tutto nel cuore e si vede che ci tiene. Lo abbiamo capito già dall’anno scorso da quando era stato chiamato al guidare la task force per studiare il cambiamento della scuola. Ora dall’ufficio studi passa al timone, dal disegno della rotta è arrivato il momento della guida.
Mi permetto di dirgli mentre si aggiusta bene la mascherina: “Lo sai che il tuo ministero è ritenuto uno snodo centrale per il riscatto e il cambiamento, per il rilancio della società”. “Eh lo so bene”, mi dice con partecipazione “e ce la stiamo mettendo tutta, lavorando insieme con oggettività e pragmatismo”. La società deve ritrovare il ruolo centrale della scuola e la scuola deve sentire che ha la società intorno: comuni, industrie, associazioni, comunicazione, trasporti, tecnologia. Tutto si deve tenere sennò non se ne esce.
Tutti debbono partecipare altrimenti non si progredisce. Per esempio, la questione maturità. Finalmente si inquadra nella giusta prospettiva: la maturità non è un esame come un altro, la maturità è il risultato dinamico di un processo di evoluzione che dura cinque anni e non può essere la somma di quattro numeri tenendo pur conto dei voti di ammissione.
Ha ragione il ministro professore ed ex rettore Bianchi: si valuta la maturità in una discussione di un’ora su una tesi, tesina, elaborato – chiamiamolo come vogliamo – che andrà scritto in un mese quaranta giorni e che raccoglierà tutto il raccoglibile di un arco di studi pluriennale valutando competenze e conoscenze, esperienze e predisposizioni, criticità.
Anche questa è scuola affettuosa, che stimola oggi per il domani che non può più essere solo un semplice ieri con la data diversa.
Fabrizio Binacchi

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