
Mito e caduta del week end. Cosa facciamo questo week end? Dove andiamo nel prossimo fine settimana? Al Forte o un giro nel Chianti? A Pavana a cercar Guccini o a Vinci a cercar Leonardo? Uh che bello ma anche uh, che ansia! A volte produce più agitazione organizzare un fine settimana che fare una tranquilla settimana di lavoro. Il bello del week end sarebbe quello di considerarlo tempo libero e liberabile, anzi tempo liberato e da respirare con leggerezza e tenerezza, non tempo da riempire a tutti i costi come se fosse un obbligo mettersi in strada per una manciata di ore in spiaggia o su un’autostrada intasata per fare tre ore di camminata sotto il Pordoi. Ohi, ohi. Il bello è incontrare turisti liberi non codaioli soffocati. .
Sapete del mio amore per la costa toscana e la sponda romagnola e delle tante iniziative lì portate avanti, come ad esempio un telegiornale in onda dalla spiaggia quasi trent’anni fa, ma trovo curioso “perdere” otto ore di vita in un fine settimana per fare in coda tra il sabato e la domenica il tratto Firenze – Viareggio o Firenze Pisa Livorno o dall’altra parte Bologna-Rimini-Bologna, a passo di lumaca.
Il problema del week end è che ci ha costretto a fare e a stare un po’ tutti negli stessi luoghi nelle stesse ore. Non è sempre bello. Non si fa.
Ci vuole più fantasia e più pensiero laterale.
Ricordo che un lunedì di Pasqua mentre tutti andavano sul Garda io ho convinto mezza famiglia ad andare al castello di Bardi, provincia di Parma, con relativo fantasma e rievocazione storica. Ci siamo divertiti moltissimo. Ricordo un giorno d’agosto tutti andavano a Camaiore e noi s’andò a Castellina in Chianti. Meraviglia. Ricordo in Sicilia tutti andavano a San Vito noi cercammo Canicattì. A volte al posto dei laghi e del mare vince la fantasia. E soprattutto abbiamo fatto tutta la strada senza una coda e ammirando curve e cime, pianure e valli. Pensiero e percorsi laterali.
Liberiamo il fine settimana dagli obblighi del fine settimana. E pensiamone uno diverso dall’altro sennò non è una fine settimana bensì un “finito” fine settimana.
Si può fare un week end a mille chilometri avendo la comodità di un aereo e una escursione più o meno pianificata e si può fare un fine settimana a 25 chilometri scoprendo angoli e prati, rocche e ristoranti che hai sempre lambito e mai visitato. Che bello essere turisti anche a sette chilometri da casa. Basta averne voglia e il taglio. Turisti a Signa, pellegrini a Vallombrosa, viaggiatori a Poppi partendo da Figline magari, week end del cuore e non solo dlla moda.
Una sera, quando lavoravo in zona Firenze, ho fatto il turista a Monte Morello, sopra la città, con la scusa di una ricerca di trattoria, ed è stato più bello che andare all’Argentario. O attorno alla casa di campagna un salto a San Benedetto per scoprire un piatto della tradizione mi sono seduto davanti alla magnifica facciata della Basilica Polironiana e ho cominciato a sognare cavalli e cavalieri, dame e principesse, vescovi e badesse e incontri di nobili e di popolo. Anche il cielo cobalto d’agosto aiutava la scena.
Poi se hai voglia di altro e ti organizzi o ti organizzano una 48 ore di Matera e dintorni tra Sassi e neolitico puoi sempre provare. Cerchi un aeroporto comodo metti Bologna, atterri a Bari, navetta o auto per Matera e puoi tranquillamente vivere ore di grande richiamo e attrazione tra pietre e sassi della storia, piatti lucani inimitabili e affreschi inimmaginabili. Trovi anche l’ape-turistica per girare in tre o quattro comodi tra i vialetti stretti della città antica, bella Matera. L’importante è sentire che quel pezzo di vita sia stato scelto e vissuto come tempo libero e liberato.
Altrimenti saremmo, come ci ricorda Gadda, semplicemente dei “manichini ossibuchivori”, consumatori di week end a comando e per mode. Che poi le mode servono anche per ribaltarle.
Lo sapete che il week end è stato di fatto inventato da un industriale poco morbido verso i lavoratori e i sindacati come Henry Ford per far aumentare i consumi. Un giorno in più per le spese. Venne esteso poi anche in Europa dove la settimana lavorativa era di sei gironi e si riposava la domenica per motivi religiosi.
Week end tra sacro e profano, fine settimana da cucirsi su misura. Tempo liberato dalla pianificazione ordinaria, appunto. Rimane sempre un sogno, un sogno di un week end passato libero con i capelli al vento e gli occhi sottili a scrutare il sole e le barche, i campanili e i cartelli dei ristoranti. Perché è ovvio che nel fine settimana ci viene anche un po’ fame. E la fame da week end non è come un’altra fame, è una fame speciale, è fame di curiosità e buon gusto. Quindi viva il week end libero. E il bello che possiamo liberarlo noi.
Fabrizio Binacchi

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