Correvano gli anni Novanta, uh se correvano, e sono poi finiti in un battibaleno, tutto portava velocemente a quel cambio di secolo che faceva cambiare il millennio. Gli anni Novanta hanno cambiato la politica e i politici in Italia, e non solo lì. Finiva l’epoca dei partiti del Novecento che avevano preso forma anche a fine Ottocento e cominciava l’era nuova delle formazioni in cui non dovevi mettere nemmeno la parola “partito” perché sennò non ti votavano. Nemesi semiotica e semantica.
A metà di quegli anni Novanta mi capitò una cena a casa del mio secondo direttore di giornale, Rino Bulbarelli, nella sua bella e accogliente casa di campagna insieme con altri amici e familiari. C’erano la moglie di Rino, la signora Giovanna Tanelli, Albino Longhi che fu già due volte direttore del Tg1 e poi direttore del giornale l’Arena, venuto a Mantova con la moglie, c’era Carlo Grazioli, uomo delle istituzioni e politico popolare, già senatore e consigliere comunale assistente storico di Mino Martinazzoli, insieme con la moglie a quel tavolo di amici.
Come sempre si parlava del più e del meno e ad un certo punto si toccò il tema del cambiamento politico e della classe politica che era in pieno corso. Poteva essere attorno al 95 o 96 quindi a cavallo dei governi Dini-Prodi dopo il primo governo Berlusconi, insomma tempi di grandi mutamenti e di nuovi schieramenti, di inedite alleanze e di incredibili baldanze. Eh, le baldanze.
Carlo ovviamente conosceva bene nuovi e vecchi arrivi, movimenti ciclici e ambienti riciclati, storie presunte e radici verosimili. Carlo aveva cominciato a frequentare giovane la politica da consigliere comunale del suo paese Rodigo, zona di pensieri rigogliosi della provincia mantovana, e dove poi a conclusione del suo impegno avrebbe fatto il sindaco, poi fu eletto senatore della Repubblica per due mandati dal 1976 al 1983, con esperienze in commissioni importanti istruzione, lavoro, previdenza lotta alla mafia. Di professione insegnante elementare aveva questa vocazione a spiegare e illustrare persone e fenomeni con partecipazione anche emotiva.
Ebbene quella sera ci disse una cosa che mi colpì molto e a cui penso spesso ancora oggi: i politici si possono dividere ovviamente in gruppi per varie qualità e caratteristiche, tra preparati e impreparati, tra onesti e disonesti, tra buoni e meno buoni, tra alti e bassi, tra strateghi e tattici, ma la distinzione più importante, diceva Carlo Grazioli, è tra generosi e non generosi. Mh, la generosità, questa talora dote sconosciuta o latente, ma a tratti affiorante e contagiosa.
E ci elencò qualche nome di politico non generoso che invece sembrava tale, e qualche nome di politico apparentemente non generoso che in fondo era generoso. Ora qui non è bello fare nomi.
Sono passati parecchi anni ma quella distinzione mi sembra valida e attuale ancora e tanto oggi. Lo vedi anche al primo contatto se un politico è generoso o no. Ma in fondo la politica dovrebbe essere proprio generosità, dando per scontato che preparazione, onestà, rettitudine, capacità e qualche esperienza dovrebbero essere insite, implicite, già comprese.
Non so se sia pensabile una scuola di generosità ma sarebbe bello immaginarla magari intitolata a Carlo. Si è parlato tanto di governo di migliori e magari è anche vero, in fondo ci basterebbe uno schieramento di generosi. Comunque penso che Carlo Grazioli, che ci ha lasciato un giorno di luglio del 2017, metterebbe Draghi tra i generosi. Così anche a naso, e a volte il naso conta.
Fabrizio Binacchi

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