
Non so voi, ma io considero un libro come un pezzo di cuore. In casa e in ufficio mi accusano di essere un conservatore maniacale di volumi e libretti, di tomi e di opuscoli, di libroni fotografici e testi di scuola, anche quelli delle medie inferiori. L’altro giorno ho risfogliato il Trimarchi di Istituzioni di Privato e ho rivisto un Ici Paris per il francese delle medie. Salvati dalle grinfie dello smaltimento delle pagine in favore di statuine. Una voce dall’altra stanza intimava: perché non li butti? Perché no, ho risposto con decisione e profondo disappunto. Che bella la parola “disappunto”.
Ecco con disappunto ho letto in rete che un libro che ho fatto qualche anno fa per una banca del territorio, insieme a tanti altri della collezione della stessa banca, ha rischiato di finire al macero, o chissà dove, per il cambio di proprietà della banca medesima. Domanda: ma è giusto buttare un libro solo perché è cambiata la banca? E’ giusto, è normale, è corretto disfarsi di un volume, di un documento, di una pubblicazione che narra la storia di un territorio e delle sue genti solo perché è cambiata la proprietà della banca che lo ha voluto? Parlo di Carim, Cassa di Risparmio di Rimini, che quattro anni fa è stata assorbita da Crédit Agricole, e che per decenni è stata la cassa dei risparmi dei riminesi e di tutta la Romagna, un potentato economico, sociale, culturale, civile.
Le cose economiche sono andate come sono andate e la banca che come Carim aveva editato decine di libri e aveva insegne e cartelli in tutta la Romagna e nella “capitale” del mare, Rimini Rimini, è stata comparata, assorbita, dalla francese Crédit Agricole, e fin qui tutto normale, niente di stratosferico, sono cose che succedono nel mondo del credito e non solo, sono cose che succedono nel mondo dell’economia e delle società: io compro te e tu compri me, poi insieme compriamo lui, lei, loro e si fa quel che si può.
La notizia che invece non è andata giù ai riminesi e che ha colpito molto anche me, che un po’ riminese di adozione mi sento, è che ad un certo punto il nuovo vertice ha, avrebbe, deciso di disfarsi di tutte le pubblicazioni che avevano il marchio Carim, della Cassa di risparmio. Un po’ come se banca Intesa San Paolo avesse deciso di disfarsi di tutte le pubblicazioni storiche e importanti ad esempio della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, che produsse tomi di storia e di cultura usciti in tanti anni che messi in pila potrebbero raggiungere i grattacieli di tutte le banche milanesi. Vi ricordate i libroni illustrato Cariplo? Monumenti.
Ho visto la notizia anche in rete sul sito Rimini 2.0 https://www.riminiduepuntozero.it/credit-agricole-si-disfa-dei-preziosi-libri-pubblicati-da-carim/ con tanto di elenchi dei libri a rischio perdita. Poi ho visto che è intervenuto il Fai di Rimini, Fondo Ambiente italiano, che si è proposto di raccogliere tutte le pubblicazioni e le ha “salvate” dall’oblio. Immagino e mi auguro che anche i vertici della nuova banca entrante e comprante ci avessero ripensato e che fosse, spero, solo un desiderio o un bisogno magari umano di liberare dei magazzini e di cambiare dei marchi. Ma in assoluto l’idea di buttare libri che sono pezzi di cuore, della vita e della società mi ha molto colpito. Ricordo che quel volume commissionatomi dall’Editore Mugavero per la strenna di Natale 2016 della Banca mi costò un mese di ricerche e scrittura.
E vabbè, direte voi, che fatica sarà?, è il tuo lavoro, mica hai dovuto fare lo scaricatore di porto. Giusto anche questo. E’ il mio lavoro cercare e scrivere al meglio delle cose che interessano. Ma pensate al lavoro del collega fotografo Andrea Samaritani, poi prematuramente scomparso, che ha scattato immagini emozionanti e luminose, pensate al lavoro del compositore, del rilegatore, del distributore, dello stampatore, pensate alla filiera che sta dietro davanti, sopra e sotto una produzione di libro, pensate alla quota parte di valore che ogni pagina rappresenta. Mi son venuti i brividi.
Come buttare un pezzo di cuore, e anche se è un pezzo piccolo di cuore, il cuore non batte come prima. Un libro, ancor più di un diamante, è per sempre. Perché il libro dopo averlo sfogliato, letto, guardato, odorato, toccato entra dentro, si sussume nel tuo conscio e inconscio e lo porti nel cuore e nell’anima, nella memoria e nell’intelligenza, anche senza saperlo.
Come diceva Umberto Eco, la conoscenza si trasmette nei secoli con il libro, più che col computer. Il libro rimane, il file non si sa. Attenzione gente alla moda della dematerializzazione e della digitalizzazione forsennata. Facciamo copie digitali ma teniamo pure l’oggetto materiale. Non si sa mai. Come diceva mia bisnonna classe 1885: “A n’assa mai cum èla”. Non si sa mai come va a finire. Ma il dialetto è un’altra cosa.
Fabrizio Binacchi

Buongiorno, vorrei chiedere a Fabrizio un aiuto. Il suocero marchigiano ha raccolto in 80 anni pubblicazioni dalle banche (spesso in molteplici copie). Nessuno li guarda da decenni e non “appartengono” più a nessuno di noi. Vorremmo disfarcene (regalarli), ma non buttarli per tutti i motivi riportati nell’articolo. Ecco la richiesta di aiuto…che fare? A chi rivolgersi? Chi potrebbe volerli? Banche, privati, scuole per farne collage…? Grazie