
Il mattino di Roma ha due orari molto diversi. C’è un mattino della zona Conciliazione Vaticano dove il mattino comincia presto molto presto con riti e celebrazioni e c’è il mattino romano delle varie professioni di Prati e del centro che comincia un po’ più tardi tipo dopo le 10. Roma è un mondo di orari e di costumi, di parlate e di sentimenti, di appuntamenti e spostamenti.
Ritorno a Roma dopo tanti mesi per alcune riunioni in presenza, come si dice, e ho tempo prima del primo incontro di fare una passeggiata davanti a San Pietro, una mia abitudine. Ricordo di esserci passato anche nel giorno dell’esame di Stato epr diventare professionista, altri tempi, altri colori, eravamo al quinto anno del Pontificato di Giovanni Paolo Secondo e la facciata della Basilica era un po’ più grigia, meno luccicante.
Oggi è baciata da sole tenue di un mattino caldo di metà giugno. Allora non c’erano ringhiere e barriere oggi per molti motivi ci sono varchi di accesso segnalati e controllati. Arrivo sotto il Colonnato da Borgo Sant’Angelo percorrendo il marciapiedi un po’ al sole e un po’ all’ombra proprio sotto il Passetto, quel corridoio sotto il cielo che collega i Palazzi Vaticani a Sant’Angelo e che i cardinali percorrono nel giorno della imposizione della berretta. Targhe di ambasciate, targhe di dicasteri. A duecento metri dal colonnato con un spicchio di veduta dell’angolo del palazzo Apostolico c’è una tenda canadese sul largo marciapiedi. E’ aperta e vuota. Il cosiddetto “senza tetto” o meglio il senza casa, ma con tenda e cagnolino, è di fianco pantaloncini e canottiera, si lava la faccia con l’acqua presa probabilmente da una fontana e messa in una bottiglia di plastica. Non c’è un buongiorno espresso con fonemi ma un saluto con il capo e una occhiata. Dignità di sguardo.
Arrivo davanti al Palazzo dei Dicasteri e sulle ampie e comode panchine in pietra che sono accanto all’imponente ingresso ancora chiuso sono seduti da una parte due donne e dall’altra due turisti, le facce di questa Roma sono così, immediate ed inimmaginabili.
La signora sui 50 con un vestito grigio e un fazzoletto in testa deve essersi svegliata da poco, ha ancora gli occhi diciamo sognanti. Guarda il passeggio di sacerdoti, suore e monsignori con valigetta come se fosse uno spettacolo naturale quotidiano. Un giovane prete in tonaca nera molto lucida e zainetto nero portato con eleganza cammina determinato facendo svolazzare la tonaca stessa. Chissà dove andrà?!
Arriva un monsignore molto conosciuto anche in televisione che parla al telefono con gli opportuni auricolari ma ha modo di salutare buongiorno, buongiorno. E continua nel dialogo consiglio. Una macchina dei carabinieri si mette al centro tra Conciliazione e inizio piazza e comincia la sua mattinata di vigilanza. Una suora con passo svelto entra dal varco lato Cavalleggeri mentre un sacerdote probabilmente brasiliano parla con un connazionale.
La senza tetto seduta sulla panchina dei Dicasteri riceve visita: si avvicina un altro senza tetto, un uomo con barba e baffi, e camicia arancione e le dice: vuoi fare colazione? E lei prontamente risponde :”Certo, cappuccino brioche e anche una aranciata”. Con la faccia ironica allunga una moneta inesistente all’improvviso ospite in questa piazza di varia umanità. Appare un’auto con targa vaticana che attraversa tutta la piazza e si accosta al marciapiedi opposto, altro palazzo di governo vaticano. Una guardia saluta, gli astanti parlottano.
La signora della panchina guarda in alto e cerca la sagoma di un aereo di cui si sente appena il rumore, e forse sogna o ricorda un’altra vita. Seduta e sguardo intenso, con somma dignità e ricerca di respiro n una mattinata che annuncia una giornata calda, forse afosa.
Incontri di cronaca, incontri di vita, in un primo mattino di metà giugno nel mondo a cavallo tra uno Stato e un altro, tra una vita e un’altra vita, tra turismo e ricerca di senso, tra sacro e commercio, tra tonache e coperte usate a mantello. Roma eterna, è eterna anche in questo. Trilla un telefonino, la riunione incombe. Ma è veramente importante? Che cosa dobbiamo dirci? Cosa dobbiamo decidere? Tutto può avere un altro senso, adesso.
Fabrizio Binacchi

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