Ileana è una signora che ha lavorato anche in Canada. Parla anche un francese perfetto e spesso noi ci salutavamo e parlavamo in francese con stupore e meraviglia di colleghi ed astanti. Che poi “astanti” non sono solo quelli che stanno lì ma a-stanno. Ileana è una signora delle pulizie del posto in cui lavoro da tantissimi anni. E’ ovunque nello stesso momento: in un ufficio e in corridoio, tira lo straccio e raccoglie carta, mete in ordine giornali e raccoglie oggetti è la dedizione fatta persona. Premurosa e gentile non si dà pace se un pezzo di pavimento davanti alle macchinette del caffè rimaneva con un alone o una piccola macchia. E io le dicevo: signora lasci stare non è il salone delle feste è un posto di lavoro. E lei: ma deve rispecchiare. Grande Ileana. Come faremmo senza gli invisibili?
Le signore e i signori delle pulizie sono degli invisibili per tanti di noi. Li incontriamo e non li vediamo, anzi a volte li scansiamo, li evitiamo come fossero dei mobili o degli inciampi, come fossero appendici dei loro carrelli porta cestini e raccogli spazzole. Sono indispensabili e dovremmo prenderne atto più spesso non per atti di cortesia estemporanei ma per una consapevolezza di ruolo.
Sgraniamo gli occhi davanti ad un biologo che ha scoperto una particella che cambia una conoscenza scientifica e va bene, alziamo le palpebre alla notizia della start up che rende più sicura la guida e offre sensori inimmaginabili e va bene, rimaniamo a bocca aperta quando leggiamo e sentiamo di scoperte o invenzioni nel mondo del micro o del cosmo e va bene mentre diamo per scontato che se entriamo in un ufficio pulito, in una stanza ordinata e in una toilette acconcia sia tutto automatico, come fosse passato un fantasma. Ileana le offro un caffè? No no devo lavorare. Ileana, insisto si prenda 40 secondi. E allora quasi con senso di colpa e volendo fare in fretta veniva alle macchinette e poi mi raccontava qualcosa della famiglia e della salute, sorseggiando rapidamente il caffè, perché il lavoro aspettava. Naturalmente c’è stato anche chi mi ha fatto osservazione sociale: ma direttore lei va a prendere un caffè con la signora delle pulizie? E io: sì perché è vietato?
Il problema delle barriere a volte è più forte di quello che si immagina. L’altra sera ero in una clinica e sono arrivato mente gli ambulatori e i centri diagnostici chiudevano e quindi era all’opera un esercito di signore e signori delle pulizie e mi sentivo in buona compagnia, come assistito dalla forza dell’ambiente sano. E parlavano tra loro e si dicevano: tu hai fatto il terzo piano, io stamattina ho fatto il quarto. “A chi tocca, il 67?” Nell’ultimo ambulatorio in funzione c’era ovviamente molta carta nei cestini, sonde e garze negli appositi recipienti, e ho pensato: anche qui fra un po’ passerà l’onda della pulizia, invisibile per tanti, fondamentale per tutti. Sulle navi da crociera signori e signore della pulizia sono quasi invisibili davvero. Non fai in tempo a lasciare la cabina che nel giro di pochi minuti ritrovi tutto riordinato e pulito come un sano piccolo ciclone di profumo e arieggiamento.
Ci siamo sempre chiesti: da dove sbucano all’improvviso così comodi alla cabina da aggiustare quando noi comuni mortali ci perdiamo tra ponti e corridoi e finiamo sempre in sala da pranzo o al teatro?
A via Teulada nei miei primi anni di televisione c’era una signora delle pulizie che arrivava anche attorno a metà giornata quando andava in onda l’edizione delle 13.30 probabilmente perché le avevano detto che a quell’ora i locali delle redazioni erano più liberi. Era una signora sui 50 con grembiule azzurro intenso e quando entrava nella redazione economico-sindacale chiedeva permesso e toccava cestini e tastiere cercando di non fare rumore. Io la salutavo sempre e lei un giorno mi disse: non siete tanti che mi dicono buongiorno. Un po’ mi commossi.
Fabrizio Binacchi

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