Abitereste in una via senza nome? Via “boh” numero, “non si sa”. Irregolare e brutto. Le strade e i loro nomi sono un segno di cittadinanza e di civiltà della comunità interessata. La strada fa casa. Per esempio, a Firenze dal Pignone a Tornabuoni i nomi fanno il posto, i suoni e i segni della toponomastica fanno casa. Dove abiti? Lungarno del Pignone! Una musica, non solo un indirizzo. Non è detto che debba essere per forza larga e alberata o stretta e acciottolata, deve essere adatta alla zona e ad un tipo di uso e di transito. Siamo sempre lì: non c’è un giusto per tutto ma c’è un adeguato alle esigenze. Ci sono strade e viali larghi e alberati e ci sono vicoli stretti (come quelli di Monopoli) e graziosi, entrambi giusti per il contesto.
Le strade e le piazze, i viali e le tangenziali sono il settore su cui ogni amministrazione gioca più del cinquanta per cento della sua credibilità e affidabilità. Incontro un turista, mica difficile qui nella culla del Rinascimento.
E scambiandomi per uno del posto mi ha chiesto la direzione per via dell’Anguillara. Si era dalle parti della Biblioteca Nazionale, via Tripoli piazza dei Cavalleggeri, quindi una indicazione non difficilissima anche per una lingua straniera. Con tutto quello che c’è in giro a Firenze perché mai quel turista dovesse poi andare in via dell’Anguillara? Incuriosito come un cronista curioso ci sono passato anche io quella volta. Forse una mostra. Affascinante via dell’Anguillara, così fiorentina e così medievale, più o meno parallela all’Arno tra piazza San Firenze e Santa Croce ha glamour anche per le vie con i nomi affascinanti che vi sboccano o da cui partono come via de’ Bentaccordi, via Torta, via Filippina, via dell’Acqua. Raga, quanto mi piacerebbe abitare e tra via Torta e via dell’Acqua, chi mi smuoverebbe più?!
Un comune, dicevamo, si gioca molto su strade e viabilità, trasporti e mobilità. Perché? Beh, non è difficile rispondere. Perché di una strada o di una piazza, di un percorso e di un parcheggio prima o poi tutti abbiamo bisogno. Le strade sono pensate e immaginate anche per i loro nomi, per i cartelli che le indicano e le segnano nella memoria. Esempio: una strada chiamata con cartello magari malmesso “via Privata” sarà meno ricordata e meno valutata di una parallela “via delle Rose”. Le rose ci ricordano bellezza e colore, la “privata” ci ricorda al massimo privazione e inaccessibilità. È il bello della memoria semantica e della memoria esplicita, e della percezione creativa dei termini, ma qui andremmo sullo psicologico e mia mamma non vuole.
Non c’è dubbio che una commissione edilizia di un comune abbia grandi responsabilità nel pensare, programmare e disegnare un pezzo di città, un pezzo di paese, ma anche la commissione toponomastica ha grande valore e responsabilità nel dare nome e faccia a una via, una piazza, un bosco, una rotonda. Quei luoghi si rispecchieranno nel nome e viceversa. Per esempio: se chiami un quartiere Boschetto ti immagini che ci siano delle piante, non dico un bosco ma perlomeno dell’ombra. Se trovi solo cemento il cervello si ribella. O cambi nome o ci metti qualche pianta. In via dei Platani ti aspetti che ci sia il platano, in via delle Fragole puoi immaginare che la commissione abbia avuto fantasia ma non ti aspetti le fragole sui marciapiedi, però ti fa poesia percorrere via delle Fragole, anche se loro non ci sono. Pare scontato, ma scontato non è.
Se abiti in una via dal nome “gioioso” è più facile essere gioiosi. A Viterbo, vista di persona, c’è via Buia. Eppure, è super soleggiata. A Ferrara conosciutissima via delle Volte, e ci sono volte a perdita d’occhio con questo panorama medievale. Nelle città, ovviamente anche nella nostra Suzzara, siamo pieni di vie e piazze, strade e viali con nomi di personaggi storici, recenti e remoti, italiani e stranieri, località e date che celebrano e rimembrano fatti storici importanti. Tutto bene e tutto accettabile. Tuttavia, a volte manca un po’ l’allargamento di visione.
Via Cavour sta sempre bene, piazza Roma ci mancherebbe, corso Vittorio è d’obbligo, piazza 25 Aprile è giusta anzi giustissima, così come Primo Maggio o 4 Novembre, ma anche via Lumumba o via Helder Camara se sono state messe ci sarà un perché. In molte città sono stati assegnati nomi di lavori e professioni, a strade di uno stesso quartiere e mi è parso molto azzeccato. A Bologna c’è tutta la zona cosiddetta Roveri, tra San Donato e via Massarenti, dove puoi imboccare via del Tipografo e svoltare in via dell’Incisore, poi via del Vetraio e via del Fresatore. In centro c’è via dei Falegnami, ma quella è pure storica. Mi piace anche pensare una zona tutta di vie e strade intitolate ai prodotti della terra, orto o giardino che sia. Io a Bologna stavo per prendere casa in via degli Orti, che al solo pensiero mi faceva benessere mentale, piena di piante e di ombra. Poi sono finito in viale Roma, d’altra parte venivo dalla capitale, c’è sempre un senso anche nella successione toponomastica.
Fabrizio Binacchi

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