
Persone e personaggi visti da vicino, molto vicino. Già a Mantova poi a Roma mi capitò di incontrare e intervistare personaggi pubblici di rilevante importanza nazionale o internazionale. Erano gli anni in cui Giulio Andreotti, di ritorno da un soggiorno sulle Dolomiti, si fermava in centro a Mantova in piazza delle Erbe a passeggiare e guardarsi attorno, in cui Bettino Craxi veniva spesso nella città di profonde tradizione socialista dove c’era un sindaco socialista, per comizi e incontri e in cui Gianni Agnelli, patron della Fiat e allora anche presidente di Confindustria atterrava al Martelli e andava a pranzare in un ristorante o inaugurava un convegno dell’associazione imprenditori o faceva un giro ad un mostra di Palazzo Te. E io col fotografo Sandro Somenzi e Gigi e Daniele Barlera s’andava a intervistare e seguire. Andava così. Mantova scrigno di arte e di cultura e anche un po’ caput mundi a seconda di mostre e offerte culturali, eventi che sono nonne e bisnonne del poi grandemente celebrato Festival della Letteratura. Richiami sociali e culturali, tappe di politici di primo piano.
Ci fu quel comizio di Aldo Moro, al Palazzo della Ragione, pochi mesi prima del suo tragico rapimento, ci furono poi i grandi raduni di piazza solitamente delle Erbe, per i leader della prima Repubblica di metà anni Ottanta, il segretario democristiano Ciriaco De Mita, il segretario socialista Bettino Craxi, molti esponenti del Partito Comunista che in provincia aveva una maggioranza schiacciante. Natta, Pajetta, Cossutta e via via fino ai rappresentanti locali come Renato Sandri, che avevano ruoli nazionali. Ma su tutte le visite primeggiò per anni e anni quella del presidente della Repubblica Sandro Pertini nell’ottobre 1981 per i Bimillenario Virgiliano. Epocale.
Pertini con Gianni Usvardi, allora sindaco della città, in giro per le strade di Mantova e tappe nei luoghi della cultura e della ribalta civile e sociale. Una folla di studenti e professori, di cittadini e passanti curiosi davanti al Liceo “Virgilio” quando rispose in diretta, ed io ero lì, a domande di allievi e docenti, giornalisti venuti da ogni dove. Che giorni quei giorni, confessioni di un cronista incontrando personaggi di ogni classe e settore. Visti da vicino, molto vicino. Il ministro dei Trasporti Claudio Signorile era affabile molto abbronzato: parlava di collegamenti ferroviari e stradali per Mantova e anche di tangenziale, già allora prima metà anni Ottanta.
L’altro Claudio socialista, Martelli, era di casa a Mantova, perché qui aveva anche il collegio elettorale. Era di casa anche al giornale e con Rino Bulbarelli lo intervistavamo spessissimo e spesso ogni frase era una notizia. Ricordo una sera con il ministro Gianni De Michelis, andavamo di fretta dal giornale alla raffineria, e facemmo un’intervista volante in auto, molto volante e molto veloce. Più avanti negli anni quando già lavoravo in televisione mi capitarono altre interviste con personaggi top, di corsa e seduti ad un tavolo, per strada e in cortile. Evidentemente i trasporti e i lavori pubblici erano nel mio destino e anche nei primi anni del Tg mi capitò di far parlare a suon di interviste da apertura del telegiornale i ministri Santuz e Ferri sui limiti di velocità 110 e 130 all’ora in autostrada. Furono mesi di polemiche e scontri.
Poi mi capitò di intervistare l’allora presidente delle Ferrovie dello Stato, Lodovico Ligato. Il pezzo andò nell’edizione del massimo ascolto, sul futuro delle ferrovie italiane. Un mese dopo il presidente Ligato venne assassinato. Ovviamente rimasi molto impressionato. Per l’informazione economica e finanziaria ricordo un’intervista molto istituzionale ma al contempo molto concreta con l’allora ministro del Tesoro Giuliano Amato sul tasso ufficiale di sconto in un salottino dell’aeroporto di Ciampino. La volle anche l’Ansa, c’eravamo solo noi. Più tardi girando per il Palazzo delle Ferrovie in piazza della Croce Rossa a Roma mi capitò di incontrare il presidente commissario delle Ferrovie Mario Schimberni, ex Montedison, che aveva fama di non parlare facilmente con i giornalisti. Con me parlò, anche al microfono. Rientrai al telegiornale e mi chiesero come avessi fatto ad avere un’intervista con Schimberni. Io risposi che gli avevo fatto semplicemente delle domande. Non mi credettero.
Il destino mi riservò nell’anno 1988 anche l’avventura di fare il vaticanista per un giorno, l’8 dicembre Festa dell’Immacolata. Il vaticanista ufficiale era morto da qualche mese e il direttore Nuccio Fava scelse un giornalista qua e là forse per l’intervallo di competenza. Ero emozionatissimo e solo: non c’era la cerimonia degli ultimi anni e soprattutto c’eravamo solo noi. Papa Wojtyla si avvicinava e mons. Marini mi fece salutare il Santo Padre. Istanti di sguardi incancellabili.
Una mattina in studio a via Teulada finii il tg dell’alba e vidi che si stava sedendo nello stesso studio Tina Anselmi pronta per un’intervista. Proprio lei, partigiana del Veneto, prima donna ministro (del Lavoro) donna di grande coraggio ed estesa visione, presidente della Commissione P2: non ero parte dell’intervista ma volevo salutarla. Fu una stretta di mano molto molto calorosa.
A Palazzo Chigi dove per tre anni ero quasi di casa per l’incarico di giornalista economico arrivano molto presto al mattino. Un giorno arrivai molto ma molto presto, prima ancora di Andreotti che all’epoca era presidente del Consiglio. Quando arrivò scendendo dalla Croma color carta da zucchero mi diede un’occhiata furtiva e camminando lesto con un pacco di fogli sotto al braccio disse con la sua inequivocabile voce sottile : ma voi arrivate prima delle notizie! Un primo Maggio alla cerimonia della consegna delle insegne di Cavaliere del Lavoro all’Eur il presidente della Repubblica Cossiga entrò in sala mentre stavo finendo l’introduzione della telecronaca. Lo invitarono a cominciare la cerimonia e lui attese con grande riguardo il secondo giusto della diretta. Visti da molto vicino, che tempi, che avventure.
Nella foto di Luigi e Daniele Barlera un momento dell’incontro con il Presidente della Repubblica Sandro Pertini davanti al Liceo Virgilio.
Fabrizio Binacchi

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