Ve l’immaginate Firenze senza i fiorentini? Ve l’immaginate Firenze senza residenti? Ve l’immaginate la culla del Rinascimento senza culle? Forse no, forse sì, forse ni. Avanti così, dice una proiezione demografica, Firenze si estinguerebbe nel 2082. Avete letto bene: nel 2082, fra 61 anni. Ripeto: nel 2082, non nel 2282, fra 61 anni non secoli, decenni.
Come si arriva, o meglio come si arriverebbe a tale scoppiettante e allarmante conclusione? Con i gelidi numeri. Saranno pure gelidi ma spesso sono al contempo fervidi. Oggi incontro il demografo, che è ovviamente più laconico del demiurgo. Il demografo parla per numeri e tendenze, number and trend.
La ricerca, pubblicata dal Corriere della Sera, sulla base del primo censimento permanente annuale dell’Istat prende in considerazione le città più popolose d’Italia e l’accorto Roberto Volpi fa una specie di giochino che vale molto più di dieci seminari paludati sull’evoluzione demografica.
Il giochino è in questa domanda: perdendo abitanti al ritmo di quanto ne hanno persi tra il 1° gennaio 2018 e il 31 maggio 2021, quanti anni rimarrebbero ancora da sopravvivere alle grandi città italiane che hanno in bilancio demografico negativo? Firenze è la seconda a rischio estinzione accelerata dopo Catania.
Vediamo i numeri. Firenze contava al 1° gennaio 2018, sembra un secolo fa, 380948 abitanti, mentre al 31 maggio scorso il numero era sceso a 359527. Quindi una diminuzione di 21421 abitanti in 3 anni e 5 mesi. Meno 16,5 all’anno per mille abitanti. Il giochino sta nel calcolo proiettivo. O nella proiezione calcolata.
Avanti di questo passo, tenendo buono questo ritmo di riduzione la città si estinguerebbe in 61 anni, cioè nel 2082 Firenze non avrebbe più residenti definibili come tali. Certo ci sarebbero sempre i pendolari, i turisti, i pellegrini, i viaggiatori, gli studenti, i commercianti, i rappresentanti, gli incursori, gli incisori, i pittori, i fotografi, i passanti, i transitanti, gli astanti, ma sarebbero assenti i residenti. Residenti cercansi. Oh residente fiorentino perché stai fuggendo così repentino dalla culla del Rinascimento? Ma no, ma dai, ma non sarà possibile. Lo sguardo storico o come dicono adesso lo sguardo largo, largo agli sguardi, ci dice di stare accorti ma fiduciosi: nel periodo in cui Firenze è stata anche Capitale d’Italia, gli abitanti erano 200 mila. Nel 1971 arrivarono alla stratosferica cifra di 450 mila, più del doppio. Ora sotto i 360, mila. Ma meno 20 mila in 40 mesi. C’è di che esser offesi.
E’ un andamento temporaneo, un temporale andante, lo diceva anche Dante che Firenze va e viene, e sempre un’idea ci sovviene. Certo è, cari fiorentini, che questa previsione demografica non può lasciarci chetini-chetini. L’altra città italiana patrimonio dell’umanità e preda del turismo mondiale cioè Venezia, che tutti da anni danno in estinzione se non in quasi catastrofica immersione, secondo questa demo-previsione sopravvivrebbe il doppio di Firenze, 133 anni invece di 61. Scavallerebbe il secolo.
Intanto la vicina Prato, cheta-cheta, oltre che a farsi provincia a sé bastante, è passata dai 35 mila abitanti del 1861 ai quasi 68 mila del 1931 e, udite udite, ai 193 mila e più dello scorso maggio 2021. Prato punta ai duecento mila. La tendenza alla crescita è costante dal 2005 sempre sopra i 185.
Perugia e Brescia le più longeve 242 e 324 anni. Certo, come si evince (e di solito non si e-perde) è tutta una questione tra divisore e dividendo, tra numeri che fanno la lotta e coefficienti che si rincorrono. Ma no dai, vedrai, vedrai, che Firenze inverte la rotta e rotterà pure l’inverso. Ma dove vanno quelli che non stanno più a Firenze? Ma sono fiorentini che escono dalle mura gigliate o sono abbassate le nascite interne e aumentate le nascite esterne?
Concorso di cause, concorso di effetti, concorso o meglio concorsone generale per avere una idea e una riposta popolare per ripopolare rimpolpare Firenze, non sarebbe male. L’andamento demografico insieme con quello climatico sono due fattori da tenere d’occhio amici miei, e anche amici degli amici miei, perché i gelidi numeri e gli eventi avversi ci dicono che, se non si interviene, qualcosa di irrimediabile, secondo i nostri criteri, potrebbe avvenire. Come ad esempio la sparizione di una popolazione.
S’alza una voce tenoritica e stentorea: vedrai, vedrai, che la culla del Rinascimento rinascerà. Ce lo auguriamo. E non solo quella, speriamo. Invertire le tendenze in atto, è la frase che ricorre ma se ricorre solo la frase non è sufficiente. Devono ricorrere anche le azioni e i fatti, si deve concretizzare quel che si è pianificato e dare vita alle idee con la condivisione altrimenti rimane sogno o sognazione. Non allarmiamoci, Firenze come tante altre città vive di onde e di andamenti fluttuanti: nel 2001 gli abitanti erano 355315 ora 359527, si potrebbe dunque dire che in vent’anni sono cresciuti di 4000. Tutto relativo, tutto assoluto.
Dentro questo ventennio demografico c’è stata la punta, anche il puntone del 2015 quando gli abitanti di Firenze hanno raggiunto la quasi iperbolica cifra di 382808. Quindi con questi due parametri potremmo anche concludere che da sette anni il trend (oh pardon la tendenza) è sempre al ribasso e si sono persi per strada 23 mila fiorentini.
Vedremo che succede(rà) nel prossimo triennio, teniamo d’occhio le mura e speriamo che chi entra in Firenze rimanga di più e ci si affezioni e vi si permanga. Attenzione al badile e anche alla vanga. Gli orti periurbani possono essere sempre una bella soddisfazione per aumentare la verde proliferazione.
Fabrizio Binacchi

Lascia un commento