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In viaggio per la vittoria – in campo

di Enrico Martelloni | 4 Giugno 2012

In campo

Svegliarsi la mattina di fronte ad un Motel su i sedili di uno scomodissimo autobus è una cosa da provare. La notte dopo, quando finalmente ti riposi nel tuo letto, lo apprezzi con gran gioia, sprofondando sotto le lenzuola profumate, mentre stringi il guanciale e la sua federa odorosa di lavanda. Il primo a svegliarsi in quell’improvvisato accampamento, fu Simone: capelli ritti, sguardo perso nel vuoto, alito pesante. Così tutti. Uno dopo l’altro, con lo spazzolino in pugno, affrontarono l’aria frizzante del piazzale del motel, per cominciare la giornata ai bagni pubblici, là dove era finita. L’anziana donna delle pulizie era di nuovo presente ed affaccendata. Cercava qualcosa carponi che non riusciva trovare. Un colpo di impressionate violenza da sotto il tavolo fece sobbalzare la ciotola con le monetine e tutti quei ragazzoni in fila ancora addormentati. “ Chi me lo ha levato” grido stizzita piegata da sotto il tavolo. “Chi?…Chi ha potuto?” ripete più forte. “ Sì. Chi?” pensarono qui ragazzi “Soprattutto chi glielo ha messo. Costui deva aver avuto molto coraggio, perbacco.”  Era, invece, solamente, che la signora delle pulizie aveva spostato il disinfettante da un’altra parte e non lo trovava più.“ Ah eccoti, sei qui sudicione, ti ho trovato” disse con confidenziale soddisfazione. Tutti si sentirono più lieti e sollevati e poterono continuare con serenità le operazioni igieniche mattutine. Per la prima colazione, l’allenatore volle tutti i ragazzi vicino per dare alcuni suggerimenti e raccomandazioni per questa trasferta contro il Toro. Fuori del bar, Leo comprò il giornale all’edicola. Un brivido lo attraversò per tutta la schiena senza aver capito nulla del titolo che a caratteri cubitali dominava in prima pagina: Il Prato è promosso in serie A. Il sottotitolo, spiegava: Farà il suo esordio oggi pomeriggio a San Siro contro il Milan. Lo spavento fu enorme, quando pian piano le lettere si ricomposero nella sua testa intorpidita dal sonno.  Davanti ai suoi occhi apparve chiaro, il titolo del giornale, come quei dadoni con lettere che i bambini piccini mettono assieme per celia, componendo, così, per caso, un verso della Divina Commedia , facendo inevitabilmente gridare alle mamme inorgoglite al colmo dell’isteria “ è stato il mio! Il mio bambinooo!” Nel bar, erano seduti ad affrontare cappuccino e ciambelle, quando Leo si presentò con volto bianco e sudaticcio; pareva che la morte gli avesse fatto visita. Si fosse presentata con educazione e gli avesse lasciato un gelido biglietto da visita con numero di cellulare ed indirizzo di posta elettronica per ogni evenienza, non si sa mai i casi della vita. Agli altri seduti che lo guardavano come fosse un fantasma, l’autista mostrò la prima pagina del quotidiano sportivo, senza riuscire a proferir parola. “ Che ti hanno fatto un clistere?” disse qualcuno ridendo. Il silenzio, però, troncò sul nascere la risata, quando quei caratteri cubitali riempirono gli occhi di tutti. La notizia era vera. Fu allora che la Tragedia, vestita di tutto punto, sfilò in quel momento davanti agli occhi di tutti, gli girò intorno con un gran giro di valzer, poi s’ inchinò e si mise a guardare quei visi sfigurati dall’orrore. Qualche attimo dopo, Leo trovò un filo di voce e la forza di sussurrare “ C’è anche in prima pagina sull’Osservatore Romano col titolo: MIRACOLO!” Qualcuno pianse, qualcuno svenne, “Oh…cielo.”. Altri invece, ridevano in modo nervoso accompagnati da ridicolo tic, di altri ancora non oso commentare. Uno scappò via a braccia aperte e bocca spalancata, afono e gli occhi sbarrati persi nel nulla. Lo ritrovarono dopo un bel pezzo che tutti si erano ripresi dall’emozione, nello sgabuzzino dei cenci assieme alla donna delle pulizie. Per accertarsi che non fosse uno scherzo furono fatte alcune telefonate agli uffici competenti. Finalmente rassegnati e rasserenati, partirono in direzione Milano. A San Siro arrivarono per tempo. L’allenatore aveva già consumato dieci block notes per fare la formazione, prima anti Carrarese, poi anti Perugia, Torino e ultimo anti Milan. “ Macchè faccio?” pensò disperato per un attimo “ Come gioco, gioco, tanto cosa posso fare contro quelli là.”. Il sorriso riaffiorò schiarendogli il volto quasi subito: anche avesse subito dieci reti a zero, chi gli avrebbe mai detto qualcosa. “Mister, i due portieri sono fuori uso” provvide ad informarlo l’allenatore in seconda. “ Non si sono ripresi da quelle frenate improvvise e mi sa tanto che il viaggio ha peggiorato le cose, li guardi.” Veniva da piangere a vederli ridotti così. “ Ci penso io, non ci sono problemi” proruppe il primo dirigente della squadra. “ Telefono a Berlusconi e ci si fa prestare un portiere, lo ha già fatto per la Juventus. Uno sportman come il Cavaliere, non lo negherà.”. “ Grazie Cavaliere, grazi mille.”. s’accomiatò al telefonino il solito dirigente e poi rivolgendosi verso l’allenatore disse “ Ecco fatto, parlerà a Zio Fester. Avremo un portiere per tutto il campionato. Che colpo eh?” Nello spogliatoio dello stadio tutto era pronto, anche se le gambe non c’erano per l’emozione. Bussarono alla porta. “E’ l’arbitro” “No, sarà il portiere di Berlusconi.”. Come già qui?” Infatti, sulla porta d’ingresso chi, cari amici, ci poteva essere? So che lo avete immaginato, proprio lui, il portiere d’Arcore, con tanto di berretto e livrea. Affermate che era scontato? I commenti sprezzanti e risentiti che sortirono dallo spogliatoio, non sono da riportare, anche in un paese libero come il nostro. “ Vorrà dire che il portiere lo farai tu.” Disse esasperato l’allenatore, indicando il centravanti.” . “ E all’attacco? Rispose deluso il numero nove. “Pensi che ce ne sarà bisogno con quelli là?” rispose il Mister. Sfiduciati i ragazzi cercarono guardandosi negli occhi di riprendersi dallo smarrimento, erano pur sempre giocatori dell’A.C. Prato! A quel punto l’arbitro entrò nello spogliatoio richiamando tutti alla sua attenzione. Fece il rituale controllo dei tesserati e via pronti per scendere in campo. Nel corridoio che portava sul terreno di gioco risuonava il ticchettio dei tasselli delle scarpe sportive come il rimbalzare di perle sfilate da una collana sul pavimento. Al momento di entrare in campo una vampata di caldo avvolse gli atleti. Usciti dal tunnel al verde manto erboso, gli spalti erano desolatamente vuoti: non c’era nessuno. Erano, forse, tutti al mare. Solo due cicale in tribuna d’onore cantavano oziose in quel torrido caldo del pomeriggio. Al fischio d’inizio della gara, le urla degli allenatori in panchina e quella dei giocatori, riecheggiavano in un’atmosfera irreale dentro lo stadio vuoto. Poco dopo l’inizio della gara, però, un formicolio di tifosi iniziò timidamente e poi sempre più freneticamente a riempire la tribuna dietro la porta del centrattacco dell’A.C. Prato. Apparvero gli striscioni bianco e azzurro, uno dopo l’atro. I tifosi si fecero sempre più numerosi, Dovevano essere più di ventimila, secondo l’ultimo censimento ufficiale, al grido, forte, chiaro e ben cadenzato di “….Plato ! Plato! Plato!”

(Fine del bestiale racconto)

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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