“Nella ricca, moderna e civile Toscana”, come scrive il Manifesto, ieri, due giovani sono morti sul lavoro. “Lavoro assassino, muoiono 2 giovani” preferisce titolare l’Unità.
Ogni anno in Toscana muoiono quasi 100 lavoratori: sono stati 99 nel 2004, 94 nel 2005.
L’abbiamo scritto centinaia di volte: non può continuare così. Non si può continuare a fare condoglianze a famiglie distrutte. E’ una tragedia ma deve essere chiaro che la fatalità c’entra poco quando c’è un morto ogni tre giorni.
Il modo migliore per onorare i morti crediamo sia quello di battersi per i vivi.
E allora non si può continuare, ad ogni omicidio, a criticare le istituzioni che non fanno il loro mestiere fino in fondo in fatto di prevenzione. Che è anche vero ma finché non ci si renderà conto che non è questo il vero problema, è scontato che la sequenza micidiale di questi incidenti continuerà senza soluzioni di continuità.
Il problema, secondo noi, è dato dal fatto che in questa civilissima Toscana ci sono 160 mila lavoratori a nero, più di un lavoratore su dieci, ai quali vanno aggiunti altre decine di migliaia di lavoratori precari e che questa struttura “destrutturata” del mondo del lavoro, impedisce a chi lavora la difesa dei propri diritti compreso il più essenziale di tutti, la difesa della propria vita.
La battaglia nelle istituzioni non può limitarsi ad aumentare il numero degli ispettori e dei controlli, che va comunque fatta, ma deve, innanzi tutto, trovare il modo di impedire ai padroni di colpire chi vuol difendere i suoi diritti, compresi quelli più elementari.
Certo, in questi incidenti gioca anche il caso, ma se la precarietà venisse drasticamente ridotta lo sanno tutti che diminuirebbero drasticamente anche gli incidenti sul lavoro.
Insomma cosa fare lo sanno tutti…
Gruppo consiliare regione toscana Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

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