Un grande personaggio che patì ad un certo punto anche gli strali di Mosca, rischiando la pelle a Sofia nel 1973, per via del fatto che non accettò più ad un certo punto che un partito delle dimensioni del PCI non potesse concorrere e competere per guidare il governo del Paese. Che ci stava a fare infatti un partito così? Un gigante politico castrato a cui era consentito grazie al compromesso, di poter amministrare soltanto gli enti locali.
“Guida politica e morale” secondo me sono delle benevolenze concesse con manica abbastanza larga da affezionati del personaggio, perché nonostante le dimensioni elettorali del PCI, tutti i grandi processi politici del suo tempo Berlinguer non li guidò ma li subì.
Dal divorzio, allo Statuto dei Lavoratori, dall’aborto al referendum sulla scala mobile. Fatti incontrovertibili che mostrarono l’immobilismo e un certo conservatorismo di fondo del PCI. Che non brillò per coraggio nemmeno durante la terribile vicenda Moro, allineandosi col “Partito della Fermezza” assieme ai notabili della DC che pur abituati ad ogni tipo di compromesso, non vollero mostrando uno sdegno fuori luogo, trattare per la vita del Presidente del Consiglio.
Dal punto di vista morale, quale morale poteva in realtà fare un gruppo dirigente e un partito che viveva con i contributi sovietici (sottratti alle popolazioni affamate e private della libertà della cortina di ferro) ma che non disdegnava i contributi dei gruppi economici principali del paese (non solo il mondo cooperativo o l’Unipol) dalla Fiat ai Ferruzzi.
Senza contare che tra la sua gestione e quella che la seguì, anche le tangenti sugli appalti erano considerate “sante” se a prenderle era il PCI, come quelle sulla Metropolitana milanese, o i 2 miliardi di Berlusconi per costruire il centro commerciale “Le Gru” di Grugliasco, citando al volo soltanto un paio di episodi noti.
L’invito è quello di stare sempre molto attenti a chi si santifica e a chi si demonizza.
In questi giorni difficili sta toccando di nuovo al nostro Montanelli ad esempio, subire le censure di quelli “moralmente superiori”.
Dio ce ne salvi.
Alessandro Silvestri

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